RAPINE

Arrestati i “maestrini “ delle rapine in banca tra Abruzzo e Marche

Dodici colpi in 3 anni, 4 arresti e 9 complici denunciati

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rapina in banca

OSIMO (ANCONA).  Tredici 'maestrini' delle rapine, come li hanno soprannominati i carabinieri, finiti nei guai per 12 colpi a banche tra Marche e Abruzzo dal 2012 ad oggi. Le rapine sono state effettuate a Osimo, Avezzano, Silvi, Palestrina (Roma), S.Giovanni Teatino, Jesi, Castenaso (Bologna), Castelfidardo, Ancona, Pignataro (Caserta).

Quattro di loro sono finiti in carcere, o raggiunti da mandato in galera perchè già consegnati alla giustizia per altri motivi, 9 denunciati come complici o fiancheggiatori.

L'operazione svolta dalla Compagnia di Osimo ha portato alla fine del sodalizio per associazione a delinquere, rapina continuata aggravata in concorso, sequestro di persona, porto abusivo di armi, porto illegale di strumenti di offesa, danneggiamento, lesioni personali aggravate e favoreggiamento personale. I quattro pluripregiudicati finiti in manette erano il cosiddetto 'gruppo di fuoco' che ricevevano informazioni su luoghi e situazioni favorevoli: il sistema criminale dell'organizzazione aveva compiti e ruoli ben delineati con "collegamenti e amicizie" nel campo della criminalità napoletana. Ricevevano informazioni dall'organizzazione riguardo le banche e sui dipendenti dei vari istituti di credito da rapinare, facevano irruzione minacciando e intimidendo tutti, chiamando gli impiegati per nome e facendo intendere di conoscere la propria famiglia ed il luogo di abitazione, allo scopo di assicurarsi l'omertà delle vittime. Tali informazioni venivano ricavate da precedenti sopralluoghi presso le banche rapinate, riuscendo a risalire alle generalità complete di direttori e impiegati bancari attraverso le targhe delle autovetture di quest'ultimi, mediante accertamenti effettuati in Napoli con la complicità di agenzie disbrigo pratiche automobilistiche. Le rapine venivano consumate con armi in pugno, ovvero con pistole e/o taser (pistole elettriche), mentre i rapinatori alteravano il proprio volto alle telecamere utilizzando cappellini, sciarpe, finti nasi oppure con trucchi estetici. Il bottino complessivo è di circa 285 mila euro utilizzato in alcuni noti negozi specializzati di profumeria e centri di bellezza ed estetica femminile della provincia di Napoli, riconducibili ad alcuni esponenti dell'organizzazione criminale, nonché per le ingiunzioni di pagamento Equitalia e vacanze estive in Salento, Calabria e in Grecia.