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Vaccini, bene sociale da difendere o pericolo da evitare?

4 genitori su 10 consultano il web prima di vaccinare i propri figli

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Vaccini, bene sociale da difendere o pericolo da evitare?

 ABRUZZO. «La più grande vittoria della ricerca e della sanità pubblica» o «un rischio»?

L’argomento vaccini, soprattutto quelli che riguardano neonati e bambini, è da anni  al centro di polemiche e di critiche esasperate. Da un lato i sostenitori del vaccino dall’altro i contestatori che li collegano a patologie come l’autismo che però nulla avrebbe a che vedere, secondo studi scientifici, con le vaccinazioni. Dunque che cosa fare? Procedere o meno? In tutti i casi la cosa più saggia sembra quella di scegliere informandosi e le fonti da cui attingere spesso sono il vero problema.

 Nel corso di due secoli i vaccini hanno salvato milioni di vite umane ed entro la fine di questo decennio avranno evitato, secondo l'Oms, 25 milioni di morti, ma i loro benefici a volte vengono messi in discussione.

 Le vaccinazioni sono state definite proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la più importante scoperta medica mai effettuata dall’uomo.

COME FUNZIONANO I VACCINI

Il principio su cui si basano i vaccini è semplice: attraverso la somministrazione di componenti caratteristiche di agenti patogeni resi precedentemente innocui, si addestra il sistema immunitario umano a riconoscerli e combatterli efficacemente.

Tuttavia, quando la vaccinazione viene effettuata su una fetta ampia della popolazione, questo effetto protettivo si moltiplica grazie a quella che viene definita “immunità di gregge” (herd immunity): in sostanza, le vaccinazioni di massa, riducendo il numero di persone suscettibili di contrarre l’infezione rendono più difficile la propagazione e la riproduzione dei microbi che ne sono responsabili.

Per questa ragione le vaccinazioni sono realmente efficaci nel contrastare una malattia soltanto se un’alta percentuale della popolazione vi ricorre.  È questo il razionale che ha portato le autorità sanitarie a disporre l’obbligo alla vaccinazione per infezioni considerate di rilevante interesse pubblico. 
La prima di esse in Italia, fu, alla fine dell’Ottocento la vaccinazione contro il vaiolo, a cui fece seguito, nel 1939, quella contro la difterite.

L’OBBLIGO DEI 4 VACCINI MA NE INIETTANO 6

L'obbligo di legge per i neonati riguarda 4 vaccini: difterite, tetano, poliomelite, epatite b. Ma nella dose più diffusa, ovvero l’esavalente, (spesso l'unica disponibile) ci sono gli antigeni per altre due malattie infettive. 

E ci sono almeno altri cinque i vaccini considerati necessari dal ministero della Sanità e inseriti nel calendario vaccinale, due dei quali, appunto, (haemophilus b e pertosse) vengono iniettati insieme ai quattro obbligatori. Il famoso ‘esavalente’ va quindi ben oltre gli obblighi imposti dallo Stato.

In passato il Codacons ha presentato un esposto proprio su questo vaccino. Secondo l’associazione dei consumatori dovrebbe essere commercializzato un quadrivalente solo per i vaccini obbligatori. Anche per ragioni economiche: «L’esavalente comporta un evidente spreco di soldi pubblici a carico del Servizio sanitario nazionale, che deve acquistare e somministrare 6 vaccini anziché i 4 previsti dalla legge. La maggiore spesa a carico della collettività è pari a 114 milioni di euro all’anno».

L’INFORMAZIONE TRA EFFETTI COLLATERALI E SPINTE LOBBISTICHE

I vaccini: grande spauracchio dei neo genitori. Farli o non farli? Rischiosi o meno?

Una ricerca della Fondazione Censis riporta che il 60% dei genitori italiani ammette di saperne abbastanza sulle vaccinazioni ma il 42% cerca informazioni sul web, che molte volte non sono validate scientificamente, per decidere se vaccinare o meno i propri figli: una percentuale non trascurabile, il 7,8%, sceglie di non vaccinarli proprio a seguito di quanto letto in rete.

 «Informare secondo regole di trasparenza prima di tutto e limitando il più possibile gli allarmismi,  questo è l’approccio giusto quando si parla di vaccinazioni e di malattie infettive – spiega Marco Cattaneo, Direttore de Le Scienze – un esempio di cattiva informazione riguarda proprio la meningite e i casi che si sono avuti in Toscana recentemente, per i quali si è parlato in modo inesatto di epidemia. Il punto è dove attingere alle informazioni. La cosa migliore da fare è attenersi alle fonti ufficiali come il Ministero della Salute, l’Istituto Superiore di Sanità o la stessa OMS».

IL 70% DEI GENITORI SI RITIENE INFORMATO

Ma quanto è effettivamente informata la popolazione sui vaccini? Quali sono i comportamenti rispetto a questa pratica preventiva? Le risposte arrivano da un’indagine condotta dal Censis su 1.000 genitori tra i 22 e i 55 anni con figli di età compresa tra gli 0 e i 14 anni.

Il 70% degli intervistati dichiara di saperne molto o abbastanza di vaccinazioni, sebbene solo un esiguo 5,6% individui correttamente almeno quattro vaccinazioni obbligatorie. Emerge chiaramente il ruolo dei media e in particolare del web. Quasi la metà del campione, il 48,6%, attinge dai social media le informazioni inerenti le vaccinazioni e oltre il 42% cerca informazioni sul web per decidere se far vaccinare o meno i propri figli; una percentuale non trascurabile, il  7,8%, sceglie di non vaccinarli proprio a seguito di quanto letto in rete. Molto alta la percezione del rischio sulla meningite (67%) tanto che un 46% afferma di esserne spaventato e tuttavia il 14,1% non ha vaccinato i figli e non ha intenzione di farlo, mentre solo il 9% dice di non sapere che esistono vaccini contro la meningite. In particolare, tra gli intervistati il 33% dichiara di conoscere il nuovo vaccino anti-meningococcico B, ma il 67% non ne sa niente.

NUOVO APPROCCIO CULTURALE

«C’è una conoscenza sommaria delle vaccinazioni da parte dei genitori, che lascia però intravedere un nuovo approccio culturale nei confronti delle vaccinazioni, in cui alla dimensione pubblica dell’obbligatorietà si affianca sempre di più quella della consapevolezza e della scelta individuale – afferma Ketty Vaccaro, Direttore Welfare Fondazione Censis – nonostante l’alta percezione del rischio riguardo alla meningite, ancora resta molto da fare per informare i genitori sull’introduzione di nuovi vaccini contro questa drammatica malattia infettiva. Il 91,1% dei genitori è consapevole che i vaccini hanno debellato malattie importanti e che rappresentano un obbligo sociale per difendere se stessi e la collettività, ma non mancano dubbi ed incertezze sulla sicurezza dei vaccini che evidenziano una precisa domanda informativa da parte dei genitori, comunque disponibili in larga parte a vaccinare i propri figli anche con un nuovo vaccino come quello contro il Meningococco B».

VACCINO CONTRO MENINGITE

Il più recente strumento di prevenzione contro la meningite è il vaccino contro il meningococco B, responsabile in 6 casi su 10 di meningite meningococcica nel nostro Paese, la più temuta da genitori e pediatri delle meningiti in quanto si manifesta improvvisamente soprattutto nei neonati e può portare alla morte in 24 ore.

La meningite meningococcica è un’infezione batterica e la principale causa di meningite in Europa e in Italia dove è stata responsabile nel 2011 del 77% dei casi totali, soprattutto sotto l’anno di vita che è la fascia più esposta al meningococco B. Il vaccino, offerto gratuitamente da nove Regioni, è indicato per l’immunizzazione a partire dai due mesi di vita.

«La meningite da meningococco B è una malattia infettiva batterica devastante e non c’è esperienza più terribile per un genitore o un pediatra di vedere un bambino colpito da meningite, malattia la cui incidenza in Italia è sottostimata, sia perché non tutti i casi vengono notificati, sia per il ridotto utilizzo delle tecniche di tipizzazione e anche perché in molti casi l’esito è fatale ancor prima di poter fare una diagnosi o addirittura in corso di terapia – sottolinea Alberto Villani, Primario di Pediatria e Malattie Infettive, Ospedale Bambino Gesù di Roma – occorre fare chiarezza su questa drammatica malattia infettiva i cui sintomi sono spesso inizialmente quelli di una banale  influenza e per la quale oggi esistono vaccini in grado di proteggere i bambini e i gruppi a rischio, come gli adolescenti e i turisti, contro i ceppi A, C, Y, W135 e l’ultimo arrivato, B».

I SOCIAL NETWORK

Nell’ambito del web, i social network giocano un ruolo di primo piano quali canali informativi rispetto al tema vaccinazioni. Sebbene i siti istituzionali siano i più consultati dai genitori (oltre il 40% dichiara di reperire informazioni da quelli) resta un importante 27,2% che si rivolge ai forum e ai blog.

«Nei primi mesi del 2015 internet e social media, in particolare, sono stati il principale punto di incontro per qualsiasi discussione e conversazione sui vaccini e le vaccinazioni – sottolinea Federico Ferrazza, Direttore di Wired – gran parte delle nostre scelte vengono ormai veicolate e orientate da quello che leggiamo sul web, anche in tema di salute e prevenzione».

AUTISMO

La presunta associazione tra vaccinazioni (in particolare con vaccini MPR) e l’insorgenza dell’autismo è uno dei timori più diffusi tra i genitori e il tema è tornato di attualità nel 2013, richiamando l’attenzione dei media e generando preoccupazione nell’opinione pubblica.  Il  parere del Global Advisory Committee on Vaccine Safety del WHO1 esclude però ogni tipo di correlazione.

Lo studio che dimostrava l’associazione tra MPR e autismo pubblicato dalla rivista Lancet nel 1998 si è rivelato una frode scientifica tanto da essere ritirato dalla stessa rivista. L’autore Andrew Wakefild è stato anche radiato dall’Ordine dei Medici del Regno Unito. L’Institute of Medicine (IoM) degli USA nell’ultimo rapporto “Adverse Effects of Vaccines Evidence and Causality” pubblicato nel 2011 dedica un capitolo alla vaccinazione MPR e il rischio di autismo. L’analisi dello IoM identifica 4 studi osservazionali con una elevata qualità metodologica disegnati per testare l’associazione tra MPR e autismo. Tutti gli studi identificati, in modo consistente, riportano una associazione nulla. Inoltre, non viene rilevata alcuna evidenza di tipo meccanicistico a supporto dell’associazione MPR-autismo. Pertanto, le conclusioni dello IoM sono a favore dell’esclusione di una relazione causale tra il vaccino MPR e l’autismo.

I sospetti di un legame tra autismo e vaccinazioni non si limitano ai vaccini MPR ma riguardano in generale diversi prodotti in particolare i vaccini contenenti tiomersale. La sicurezza relativa alla presenza di questo componente nei vaccini è stata valutata in passato dalle autorità regolatorie4-7 nel 1990, nel 2000, nel 2004 e nel 2006; nonostante ciò timori e sospetti non sembrano essere definitivamente fugati.

LA SENTENZA

Intanto recentemente la corte d'Appello di Bologna ha ribaltato la sentenza del giudice del lavoro di Rimini, che nel 2012 aveva stabilito un nesso tra la vaccinazione trivalente Mpr (morbillo-parotite-rososlia) e l'insorgenza di autismo in un bambino vaccinato nel 2002. La prima sentenza, che condannava il Ministero della salute riconoscendo il diritto all’indennizzo per la famiglia del bambino, è stata ritenuta "storica" e utilizzata come punto di riferimento in molte cause civili per danni, che sono state avviate successivamente.

Il Ministero della salute ha fatto ricorso alla Corte d’Appello che ha nominato un consulente tecnico d’ufficio che ha stroncato i presupposti della decisione del giudice del lavoro definendo "scientificamente irrilevanti" le ragioni della sentenza riminese.

Nel giudizio di secondo grado il medico «ha segnalato in modo minuzioso la non pertinenza e la non rilevanza degli studi in essa citati». Il consulente della famiglia ha presentato le ricerche del medico inglese Wakefild, autore di un articolo su Lancet sui collegamenti tra vaccini e autismo, che poi venne ritrattato dai coautori e, alla fine, ritirato dalla rivista stessa. «Sono studi irrilevanti  -  ha scritto il perito  -  smentiti dalla comunità scientifica». Inoltre «nella storia clinica del bambino non c'è un'oggettiva correlazione temporale tra la progressiva comparsa dei disturbi della sfera autistica e il vaccino Mpr, vi è solo il fatto che i due eventi avvengano uno prima e uno dopo, ma come dimostrato, ciò non è sufficiente a mettere in relazione i due eventi».

IL COMILVA DICE NO

Una delle voci più critiche contro i vaccini è certamente il Comilva, associazione nata nel 93 a Brescia che si batte per la libertà delle vaccinazioni e per il risarcimento delle vittime da vaccino.

«In Europa rimaniamo, insieme alla Francia, Belgio, Portogallo e Grecia tra i pochi paesi dove restano in vigore ancora leggi dello stato per l’obbligo vaccinale», si legge sul loro sito internet. «Molte regioni italiane si sono avviate verso una libertà di scelta di fatto, ma il percorso è ancora caratterizzato da insidie e continui passi indietro, soprattutto grazie alla persistente pressione dell’establishment sanitario che teme un calo consistente delle coperture vaccinali richieste dall’OMS in caso di liberalizzazione».

E proprio il Comilva invita a informarsi per fare una scelta consapevole: «Conosco le malattie per cui vaccino mio figlio? C’è un rischio concreto di contrarre queste malattie? Sono davvero molto gravi? Mi hanno informato sulle possibili reazioni avverse? Mi forniranno il nome commerciale e il numero di lotto del vaccino?»

E l’associazione fa i calcoli: 40 dosi, 12 vaccini prima dei 6 anni. 53 dosi, 14 vaccini prima dei 18 anni.

E analizza cosa c’è in una fiala: virus e batteri modificati in laboratorio, alluminio, mercurio, formaldeide, fenolo, sorbitolo, glutaraldeide, borato di sodio, cloruro di sodio, acetato di sodio; solfato di perossido perossido di idrogeno, idrogeno, lattosio, gelatina, proteina di lievito, ovoalbumina, siero di albumina di origine umana o bovina, antibiotici, sostanze e contaminanti non identificati.