LA PROTESTA

Anche i medici contro l’aumento del budget alle cliniche private

Intanto Casa Pound tappezza l’Abruzzo di manifesti con la faccia di D’Alfonso

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Anche i medici contro l’aumento del budget alle cliniche private

Volantino di Casa Pound

ABRUZZO. L’Anaao, l’associazione dei medici dirigenti non ci sta al regalo fatto dal commissario straordinario della sanità , Luciano D'Alfonso, alle cliniche private. Si tratta di un aumento di quasi 8 mln per ciascuna delle annualità 2014 e 2015.

La notizia ha destato scalpore per il momento storico che viviamo caratterizzato da pesanti misure volte alla riduzione del pesante debito accumulato in decenni di mala gestione. Vengono tagliati i servizi e gli ospedali ma nel frattempo le cliniche ringraziano.  

 L’Anaao ricorda come di "regali" alla sanità privata in Abruzzo le cronache recenti siano piene: non volendo andare molto tempo indietro con la memoria, «ricordiamo l'aumento al budget del privato dall'assessore Domenici sotto il governo Pace, per passare poi alla delibera della Giunta Del Turco che  aumentava di 120 posti letto la dotazione di alcune case di cura. Il Commissariamento intervenuto dal 2008 ha bloccato elargizioni così favorevoli, anzi proprio per una rinegoziazione di budget del privato si sono aperti contenziosi legali ancora non definitivamente conclusi e, forse, "spy stories" che hanno coinvolto politici ed imprenditori del privato, come si legge in questi giorni sulle cronache locali».

 

Quello che lascia perplessi -sostiene l’associazione- è che l'Abruzzo, nel campo della sanità pubblica, vive ancora una situazione di estrema difficoltà: «centinaia di contratti a tempo determinato di precari medici ed operatori della sanità sono stati rinnovati il 30 giugno per soli tre mesi, lasciando quindi una condizione di assoluta incertezza su quello che succederà a settembre da un punto di vista del mantenimento dei LEA e della attività degli ospedali; sono stati chiusi reparti, avviate tutte le procedure di riconversione dei piccoli ospedali e ridotti i posti letto negli ospedali maggiori ma, contestualmente, non è ancora partito un progetto integrativo e sostitutivo delle attività sul territorio tale da minimizzare l'impatto di tali trasformazioni sulla popolazione; si discute sull'abbattimento delle liste d'attesa ma in ospedali che non riescono a soddisfare, per carenze di personale e strutturali, quella che è la routine quotidiana, è difficile avviare progetti in grado di superare il problema; resta infine assolutamente irrisolto il problema delle due facoltà di medicina abruzzesi e della loro integrazione all'interno del sistema sanitario regionale, soprattutto in un momento in cui si riducono i posti letto delle unità operative».

«Sicuramente il privato accreditato può avere un ruolo, comunque complementare», dice il segretario Filippo Gianfelice, «nell'ambito del Sistema Sanitario. Però alla luce del nuovo decreto Lorenzin  che prevede, tra l'altro, standard ospedalieri con strutture operative specialistiche insistenti su aree di seicentomila abitanti, crediamo che sarebbe stato meglio attendere i  necessari cambiamenti nella organizzazione istituzionale  del sistema sanitario abruzzese prima di procedere. Solo un cambiamento realizzato in maniera condivisa fra tutti gli attori del processo e nel rispetto dei bisogni dei territori può portare alla salvaguardia del ospedale pubblico, unico  baluardo della tutela "non profit" della salute dei cittadini, senza bisogno di finanziare privati che, in un passato recente,  sì sono dimostrati non sempre affidabili».

 

Intanto Casa Pound ha tappezzato varie zone d’Abruzzo di manifesti per protestare contro la decisione del commissario straordinario.

«Compiendo un’operazione del genere», sostiene Simone Laurenzi, «l'amministrazione D’Alfonso dimostra di non conoscere il senso dello stato e delle istituzioni. L’accesso alla sanità pubblica, diritto inalienabile dei cittadini, deve essere garantito da chi amministra, ed in questo momento di crisi ci saremmo aspettati piuttosto un taglio alla sanità privata accreditata per garantire l’efficienza e la gratuità del servizio pubblico. Assistiamo invece all’esatto contrario, con il risultato che i cittadini, privati della possibilità di usufruire di un servizio sanitario pubblico ormai al collasso, tra soppressione di reparti e file interminabili per curarsi saranno costretti a rivolgersi con sempre maggior frequenza a strutture gestite da privati a scopo di lucro».

In nottata numerosi striscioni e volantini sono stati affissi presso gli ospedali pubblici di L’Aquila, Pescara, Chieti, Avezzano, Lanciano, Sulmona e Sant'Omero.