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Incendio Colle Marcone, Wwf: «Indispensabile e urgente un “Piano di emergenza”»

«Servono una mappa dei rischi e informazioni chiare per i cittadini»

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 Incendio Colle Marcone, Wwf: «Indispensabile e urgente un “Piano di emergenza”»

CHIETI. Una partecipata assemblea, organizzata giovedì sera dal Comitato del Colle, alla presenza dei sindaci di Chieti, Bucchianico e Casalincontrada, ha consentito di fare il punto dopo l’ennesimo incendio di rifiuti, quello che si è sviluppato sabato notte nella zona di Colle Marcone.
In sintesi si è detto che per avere un quadro sufficientemente chiaro della situazione occorreranno altre analisi, in relazione in particolare alle ricadute al suolo dei possibili inquinanti diffusi dai fumi. In base alle informazioni ad oggi disponibili i sindaci hanno cercato di tranquillizzare i cittadini, ma sono emerse anche importanti criticità.
Il WWF ha posto l’accento in particolare sull’assenza di un “Piano di emergenza”, indispensabile per far fronte a situazioni analoghe.

«Dal 2008 – sottolinea Nicoletta Di Francesco, presidente del Wwf Chieti-Pescara – si sono sviluppati numerosi incendi di rifiuti, in discariche e in aziende che li trattano. Eventi che evidentemente sono tutt’altro che eccezionali. È prevedibile che il rogo di sabato non sia l’ultimo della serie. Che serva, insieme ai tanti che l’hanno preceduto, almeno a insegnarci qualcosa: un piano di emergenza, peraltro previsto dalla legge, permetterebbe di prevedere i vari scenari possibili e metterebbe subito in moto le strutture deputate a intervenire, ognuna delle quali saprebbe subito che cosa fare. Questo, ad esempio, eliminerebbe i ritardi nella informazione ai cittadini».
Un punto fondamentale, connesso al Piano di emergenza, secondo gli ambientalisti, è una precisa mappatura dei rischi: per quanto riguarda specificatamente i roghi di rifiuti, si sa quali sono le aziende del territorio che operano nel settore (decisamente troppe, come il WWF ha denunciato nell’ottobre 2009 con l’affollato corteo “basta rifiuti a Chieti”) e si conoscono le principali discariche, abusive e non.

«Queste informazioni vanno rese pubbliche», dicono dall’associazione, «perché ciascun cittadino deve poter conoscere i rischi cui va incontro e collaborare con l’amministrazione in caso di bisogno. Una simile scelta tra l’altro eviterebbe che, di fronte a una emergenza, qualcuno, anche tra le autorità, possa dire, com’è accaduto nel caso della discarica appena andata a fuoco, “io non lo sapevo”».
Altro capitolo importante riguarda l’ARTA.

«In primo luogo i dati vanno diffusi in forma chiara, tale da consentire un confronto immediato con i limiti di legge», aggiungono gli ambientalisti.

«Ad esempio per il benzene, una delle sostanze individuate, si riportano le concentrazioni in parti per bilione (o miliardo) che non può essere confrontato rapidamente con il limiti di legge (VL per la salute umana calcolato su una media annua di 5 µg/m, microgrammi per metrocubo). Usare altre scale di valori genera solo confusione. Bisogna consentire invece a qualsiasi cittadino di rendersi conto immediatamente della situazione».
«È pure importantissimo – aggiunge Nicoletta Di Francesco – dotare l’ARTA di una strumentazione adeguata. In una assemblea pubblica organizzata dal WWF dopo l’incendio del 2008 alla SEAB, presso la sala Carichieti di via Colonnetta, alla quale hanno partecipato tantissimi cittadini, avevamo richiesto a gran voce di dotare l’ARTA di strumenti idonei a rilevare gli analiti nei fumi al momento degli incendi e di programmare la reperibilità del personale anche nei giorni festivi. Sono trascorsi sette anni e nulla è cambiato. Anzi la situazione è peggiorata con la chiusura del laboratorio di Chieti, importante presidio territoriale sacrificato alla logica del presunto risparmio che taglia sempre le strutture operative e mai quelle appannaggio della politica. Sottolineo che a quella assemblea partecipò anche Umberto Di Primio, allora consigliere comunale di opposizione: gli chiediamo, da sindaco di fare tesoro almeno nel suo secondo mandato di quelle indicazioni che aveva allora condiviso».

LE CENTRALINE
Infine le centraline per il rilevamento della qualità dell’aria. Avrebbero potuto rilevare prima e dopo l’incendio le eventuali anomalie. Sin dal 2008 il WWF mise in evidenza la mancanza dei rilevatori ma la situazione tarda a cambiare: al di là degli annunci periodicamente ripetuti e della presenza di contenitori apparentemente deputati al controllo, dati sulla qualità dell’aria a Chieti non sono disponibili e quelli presenti sul sito dell’ARTA, in riferimento alla centralina che rileva le concentrazioni di fondo, posta nell’area della scuola Antonelli di via Amiterno, sono “aggiornati” al 2013 con in evidenza tra l’altro lo stato di pessima qualità dell’aria della zona.


«Mercoledì scorso c’è stata una riunione del gruppo di emergenza convocata in Provincia dall’assessore Mazzocca. Il WWF ha formalmente chiesto di parteciparvi, ma – conclude la presidente - non è stato ammesso. Avrebbe voluto dare il proprio contributo, forte dell’esperienza purtroppo maturata in questi anni, incendio dopo incendio. La buona volontà di chi è intervenuto per far fronte al pericolo non si discute, ma la mancanza di un piano si avverte e come, anche nelle cose apparentemente piccole: l’erba sfalciata a Colle Marcone proprio per consentire l’assemblea pubblica, come e dove è stata contenuta? Quando saranno disponibili le analisi sulle ricadute, e solo allora, sapremo se c’è stata contaminazione. In questo caso gli sfalci potrebbero essere considerati rifiuti speciali e trattati di conseguenza. Qualcuno ci ha pensato? Non è vero che i politici non possono far nulla. Le cose devono cambiare, in Comune e in Regione, nei confronti della quale occorre fare pressione anche per adeguare l’ARTA e renderla pienamente rispondente ai suoi compiti. Il sindaco è il primo custode della salute dei cittadini ed è tenuto ad agire di conseguenza ogni giorno e non soltanto dopo gli incendi».