L'INCHIESTA

Camorra. Arresti bis Cpl Concordia: ai domiciliari sindaco abruzzese Lancia

Era già indagato per concorso in associazione mafiosa

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Camorra. Arresti bis Cpl Concordia: ai domiciliari sindaco abruzzese Lancia

AVEZZANO.  Il sindaco di San Vincenzo Valle Roveto (L'Aquila), Giulio Lancia, ingegnere della Cpl Concordia, è stato arrestato questa mattina (domiciliari) su ordinanza del giudice per le indagini preliminari nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Napoli sui rapporti con i clan dei Casalesi relativi ad appalti per la metanizzazione in vari comuni del Casertano.

La misura cautelare gli stata notificata all'alba dai Carabinieri di Napoli.  

Gli altri arrestati: il presidente della coop Concordia, Roberto Casari (già ai domiciliari per il caso Ischia), Giuseppe Cinquanta, Antonio Piccolo, ex responsabile commerciale Lazio-Campania-Sardegna, il subappaltatore della coop, e Antonio Piccolo, il costruttore Claudio Schiavone. Ai domiciliari oltre a  Lancia anche Pasquale Matano.  

Un divieto di dimora è stato disposto nei confronti dell'ex parlamentare ed ex componente della Commissione Antimafia Lorenzo Diana. Nell'ordinanza è contestato il reato di abuso di ufficio. Diana è indagato dalla Dda anche perconcorso esterno in associazione mafiosa per gli appalti alla Concordia.

«Non ho letto ancora il provvedimento - ha detto in proposito l'ex parlamentare interpellato dall'Ansa - e cosa mi si addebita. Mi sembra di essere tra un sogno e Scherzi a parte».

In particolare, i quattro manager di Cpl Concordia sono indagati per concorso esterno in associazione mafiosa per essersi accordati con clan della camorra dei Casalesi, in particolare con i reggenti delle cosche Schiavone e Zagaria, che gestivano l'affare della metanizzazione nell'agro aversano. Secondo l'accusa avrebbero ricevuto dai clan sostegno di vario tipo: tra l'altro, la camorra avrebbe costretto i titolari della Eurogas, società già assegnataria della convenzione con tre comuni, a cederla gratuitamente alla Cpl Concordia. Piccolo e Schiavone, invece, sono indagati per associazione mafiosa con il ruolo, secondo l'accusa, di aver curato gli interessi del clan Zagaria in relazione agli appalti per la metanizzazione del casertano.

Lancia era già indagato nell’ambito della medesima inchiesta per concorso esterno in associazione mafiosa e nelle scorse settimane era arrivata pure la mozione di sfiducia presentata dal gruppo ‘Uniti per Cambiare’, composto dai consiglieri  Danilo Maria Vernarelli, Renato Boccia e Simone Romanelli.

Proprio il sindaco sarebbe una delle ‘gole profonde’ degli inquirenti che avrebbe rivelato cosa accadeva intorno agli appalti per la metanizzazione.

Proprio lui, infatti, avrebbe chiarito la posizione della sua società ai pm partenopei a seguito dell’arresto di Ferradino, accusato di aver favorito la Concordia nel grande appalto per portare il gas sull’isola in cambio di convenzioni con aziende riconducibili alla sua famiglia, ma anche di assunzioni e regalie varie.

«Mi dissero che Antonio Piccolo doveva essere il mio referente per gli appalti», ha raccontato Lancia a Sandro Ruotolo nel corso della trasmissione di Michele Santoro, Servizio Pubblico, «se immaginavo chi fosse? La mia colpa è che avrei dovuto andarmene».

Secondo Lancia, come ricostruito dal Fatto Quotidiano, i vertici di Cpl Concordia alla fine degli anni 90 scesero a patti con il clan dei Casalesi per realizzare la metanizzazione di sette comuni dell’Agro aversano in provincia di Caserta, tra cui Casal di Principe e Casapesenna. Secondo Lancia si “sedettero al tavolo” con l’imprenditore casertano Antonio Piccolo per “definire” i subappalti e “i termini dell’affare”. Consapevoli che Piccolo era il referente della camorra e in particolare del boss Michele Zagaria.

   «Cpl è una delle (mi pare) 8 cooperative che fanno parte del Cns (Consorzio nazionale servizi),  – sostiene Lancia con i pm ma in realtà le associate di Cns sono di più –. Cns svolge solo pochi lavori e di modesta entità direttamente. I grandi lavori li affida alle singole cooperative parte del consorzio come la Cpl».

 SUBAPPALTI E FAVORI: IL METODO CPL CONCORDIA

 Un accordo "a monte", risalente al 2000, stabilito tra la dirigenza della Cpl Concordia e il clan dei Casalesi. Con l'intermediazione di Antonio Piccolo, imprenditore ma soprattutto "espressione" della fazione capeggiata dal boss Michele Zagaria. E' questo lo scenario su cui si sono concentrate le indagini della Dda di Napoli che hanno portato oggi all'esecuzione di otto misure cautelari (tra cui sei arresti), alcune delle quali nei confronti di vertici della cooperativa modenese. Indagini che si sono avvalse delle rivelazioni del collaboratore di giustizia Antonio Iovine, che con Zagaria era a capo dell'organizzazione. Le opere per la metanizzazione nel cosiddetto Bacino 30 hanno riguardato sette comuni: Casal di Principe, Villa Literno, Casapesenna, San Cipriano d'Aversa, Villa di Briano, San Marcellino e Frignano. L'azienda concessionaria, la "Consorzio Eurogas" fu estromessa attraverso intimidazioni della camorra e costretta a cedere la concessione a titolo gratuito in favore della Cpl Concordia. Questo avveniva - ricordano gli inquirenti - due mesi prima della promulgazione della legge 266/97 con la quale venivano stanziate ingenti risorse pubbliche per la metanizzazione nel Mezzogiorno.

La camorra avrebbe ottenuto subappalti (con affidamento diretto dei lavori attraverso la lottizzazione e la stipula dei contratti sotto una certa soglia per aggirare la normativa): le imprese inoltre erano indicate alla Cpl dal clan dei Casalesi, come sottolineano gli inquirenti della Dda. La Concordia versava in ogni caso una tangente "già inserita dalla Cpl nel prezzo dei lavori (10mila lire sulle 75mila previste per metro lineare da contratto)", ma anche una "grossa fetta dei contributi pubblici pari a circa 23 milioni di euro al netto di Iva". Gli accordi prevedevano anche l'assunzione nella coop di affiliati al clan, uno dei quali era - evidenzia la Dda - l'autista di Iovine, all'epoca latitante. Dalle indagini è emerso anche che i locali affittati dalla Cpl a San Cipriano erano di proprietà di parenti del boss ora pentito. Nell'ambito degli accordi tra coop e camorra, su sollecitazione di Piccolo, la Cpl omise di chiedere ai familiari del boss Michele Zagaria il pagamento di 47mila euro per la fornitura di gas.