IL RACCONTO

«Il mio incubo brasiliano: arrestato e accusato di pedofilia senza una prova»

Il racconto del commercialista abruzzese fermato a Maceiò in compagnia di una minorenne

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«Il mio incubo brasiliano: arrestato e accusato di pedofilia senza una prova»

Maceiò

ABRUZZO. In Italia rimbalzarono poche righe di agenzia digitate direttamente da Rio de Janeiro in Brasile a tarda notte ma la disavventura di Umberto Cerqueti, commercialista abruzzese, è scoppiata l’indomani mattina quando la notizia viene ripresa dai giornali italiani.

Era il 26 febbraio scorso e le notizie che arrivarono raccontavano dell’arresto in flagranza di reato di Cerqueti, 54 anni di Teramo, in un residence di Maceiò, capitale dello Stato brasiliano di Alagoas (nord-est) in compagnia di un ragazza di 15 anni e della accusa a lui rivoltagli di pedofilia. Rimase in stato di fermo per un giorno poi ritornò in libertà.

Dalle notizie diramate dalla polizia locale Cerqueti avrebbe fatto varie promesse alla minorenne in cambio di rapporti sessuali. La ragazza fu ascoltata in commissariato nella condizione di vittima e liberata in seguito. 

Gli agenti del Gecoc (Gruppo statale di lotta alle organizzazioni criminali) in realtà –si apprese- da un mese stavano sorvegliando due brasiliani del posto dediti allo spaccio di stupefacenti e arrestati nell'occasione: in un appartamento adiacente a quello occupato da Cerqueti, sono infatti stati rinvenuti 1,5 kg di marijuana, 300 grammi di cocaina e ingenti somme di denaro.

L’avvocato dell’italiano fece diramare subito diffide e minacce di adire le vie legali a tutti i media che avessero raccontato la storia parlando di «falsità» e «menzogne» e di «accuse infondate».

Dopo l'arresto ufficialmente le indagini della polizia brasiliana sono ancora aperte e la vicenda non è ancora archiviata e ad oggi Cerqueti risulta ancora indagato per favoreggiamento della prostituzione e non più pedofilia anche se dal racconto del diretto interessato si evince la mancanza assoluta di alcuna prova sia nell'ipotesi circolata nella prima ora, quella di pedofilia, che di favoreggiamento alla prostituzione.

Dal racconto a freddo del malcapitato sembra di poter intravedere uno Stato di polizia spietato e agenti quasi ossessionati dallo straniero italiano in cerca del delinquente a tutti i costi e del turista del sesso o magari in cerca di donne da far prostituire nel proprio «locale in Italia»...

Cerqueti racconta di essere commercialista e di essere in Brasile per conto di un amico per il quale segue affari immobiliari. Nella fattispecie è a Maceiò per affittare alcuni locali e appartamenti a una clientela scelta di professionisti.

Il giorno del suo arresto, 23 febbraio 2015, racconta di essere stato nel residence perché lì si trovavano  alcuni appartamenti che doveva far vedere ad una dipendente della banca con la quale ha rapporti finanziari affinché potesse vedere la casa, scattare fotografie e divulgare gli annunci di affitto presso la clientela stessa della banca.

«È in tale circostanza», racconta Cerqueti,  «che entrammo nell’androne del palazzo e aspettammo l’ ascensore. Nel frattempo arrivarono due poliziotti con i quali salimmo. Uscimmo tutti allo stesso piano, gli agenti entrarono nell'appartamento attiguo a quello in cui entrai con la dipendente della banca. Avendo necessità di recarmi in bagno andai, lasciando quest'ultima in soggiorno e passati appena una quindicina di secondi sentii suonare con estrema veemenza il campanello della porta di ingresso sentendo l'intimazione che se non avessi aperto immediatamente avrebbero sfondato la porta. Aprii subito e mi trovai i due agenti davanti che mi chiesero se avevo droga e l'età della donna. Lei riferì di avere 16 anni e sul momento rimasi alquanto sorpreso perché lavorando in banca pensavo avesse una età maggiore ma in Brasile si può lavorare anche a 16 anni, ho scoperto poi. Sentii che uno dei due poliziotti disse “ora arrestiamo l'italiano pedofilo”. La dipendente della banca iniziò a piangere e disse di non aver fatto nulla di male e che l'italiano non l’aveva nemmeno sfiorata».

L’abruzzese poi racconta dell'interrogatorio, dell'insistenza e della poca “delicatezza” degli agenti di polizia e che nonostante la mancanza assoluta di prove di qualunque reato lo informarono che sarebbe rimasto in stato di fermo perché gli inquirenti avrebbe voluto verificare se possedeva «locali notturni ove eventualmente avrebbe potuto far prostituire donne brasiliane».

Alla fine l'unico reato ancora in piedi è quello di favoreggiamento della prostituzione.

Ad oggi questa è la storia raccontata dal diretto interessato che non fa menzione dell’operato della ambasciata italiana in Brasile mentre il commercialista, come i suoi avvocati, sono pronti a prendersela con i giornali  che hanno sbattuto il mostro in prima pagina «non curandosi della verità».

Non si capisce di quale verità si parli e come avrebbero dovuto fare i giornali con un oceano di mezzo a scoprire una verità che al momento sembra piuttosto complicata così come tutta questa vicenda.

Ma se di errore di tratta questo è imputabile alle autorità brasiliane ed in quel caso saremo pronti a parlare di “abbaglio delle autorità brasiliane” e di “polizia accecata e un tantino xenofoba e prevenuta”.