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Cinghiali, Cospa:«contadini costretti a difendersi con i propri mezzi»

L’eterna guerra (mai risolta) contro gli animali selvatici

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Cinghiali, Cospa:«contadini costretti a difendersi con i propri mezzi»

ABRUZZO. Quest’anno più degli altri anni, i cinghiali scendono a branchi e distruggono tutto ciò che si trovano davanti, anzi , sembra che riescono a comunicare tra di loro e concentrarsi nei campi dove il raccolto è maturo e di loro gradimento. Fino ad oggi, nelle zone limitrofe il parco Gran Sasso monti della Laga, sono stati letteralmente divorati venti ettari di favino.   I contadini della valle di del Tirino sono disperati,  ma anche quelli dell’altopiano di Navelli a seguire tutte le zone limitrofe alle aree protette.

«Il fenomeno si accentuato negli ultimi anni», spiega Dino Rossi della associazione allevatori, Cospa Abruzzo, «grazie a chi ha permesso all’interno delle aree parco recintare i terreni per contenere i danni, senza provvedere all’abbattimento e al contenimento della specie. I contadini e i proprietari  terrieri, si sono visti abbandonati dagli enti preposti al controllo della selvaggina».

 Numerose sono state le manifestazione di sensibilizzazione al problema, ma fino ad oggi nulla  o poco è stato fatto. Cosi nella valle del Tirino e zone limitrofe i contadini si sono sostituiti agli organi preposti al fine di arginare il problema.

Così si sono dati da fare senza dire più niente a nessuno, autonomamente  la notte con i mezzi a disposizione dai  campanacci a luci di profondità, alfine di spaventare i branchi che scendono la sera dal parco Gran Sasso Monti della Laga.

Tutto queste azioni non hanno sortito nessuno effetto.

«I cinghiali come se niente fosse continuavano a mangiare i nostri raccolti. Allora in un bel momento», ha detto Rossi, «si è deciso di mettere mani alle armi e abbiamo iniziato ad abbattere i cinghiali lasciandoli sui terreni ormai quasi distrutti. Questo metodo sembra essere  efficace, forse dovuto anche alla presenza di cani randagi nei pressi delle carcasse. Purtroppo, sappiamo perfettamente che questo metodo è fuorilegge, ma nemmeno il metodo di cattura con le gabbie adottato del parco è legale, per poi  permettere la vendita dei cinghiali solo ad alcuni agricoltori, animali che noi ingrassiamo con i nostri terreni al difuori delle aree protette. Noi  dobbiamo difendere il nostro pane, il raccolto dove impieghiamo sacrifici di un anno, sperando in una buona annata. Certamente non tutti riescono a comprendere cosa significa per un contadino perdere il raccolto, ma facciamo un esempio partico. ill.mo   signor Prefetto, noi non sappiamo quale è il Suo stipendio, ma se ad un tratto Le venisse sottratto o dimezzato lo stipendio accreditato sul conto corrente da qualche acaro dell’informatica: Lei cosa farebbe? Sicuramente troverebbe la soluzione, allora si metta nei nostri panni».

«Teniamo a ribadire che», conclude Cospa, «non si tratta di bracconaggio, ma autodifesa e per questo comportamento siamo ancora più incazzati, in quanto non siamo tutelati ne dalla Legge, ne da chi la applica. Non smetteremo di fare le nostre azioni per la salvaguardia del nostro raccolto e se ci troveremo di fronte chi  ce lo impedisce, ne pagheranno le conseguenze finanche con i calci in culo».