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Snam, comitati in rivolta: «politica ignava spalanca le porte alla Snam»

Manca un mese alla presunta autorizzazione del Ministero

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Snam, comitati in rivolta: «politica ignava spalanca le porte alla Snam»

No Centrale Snam

ABRUZZO. Potrebbe mancare poco più di un mese all’autorizzazione finale e definitiva da parte del Governo per la centrale di compressione della Snam a Case Pente.

Venerdì scorso si è tenuto il terzo ed ultimo incontro: assente il presidente Luciano D’Alfonso e i comitati cittadini di Sulmona protestano: «con la sua ennesima assenza ha confermato la fuga totale dalle sue responsabilità».

Per chi si oppone alla realizzazione dell’opera gli incontri con il Governo sarebbero state «occasioni perse»: «quella andata in scena è stata una contrapposizione solo di facciata, all’insegna del “non disturbare il manovratore” Renzi. Anziché mettere in campo una strategia di attacco, per la quale c’erano e ci sono validissime argomentazioni, le istituzioni che rappresentano i cittadini hanno svolto un ruolo sbiadito e subalterno».

Secondo i comitati andavano fatti pesare, «come valichi insuperabili», la mancata attuazione della risoluzione parlamentare che impone l’individuazione di alternative al di fuori della dorsale appenninica; l’istituzione del tavolo tecnico, mai insediato, per il quale una norma regionale prescrive una durata di almeno sei mesi; la recentissima legge regionale sulla localizzazione delle centrali di compressione in aree infrastrutturate e sulle distanze di sicurezza; la sentenza della Corte di Giustizia europea sulla obbligatorietà della Valutazione Ambientale Strategica.

E poi ancora «le forzature ed illegittimità procedurali e l’assenza dell’analisi costi – benefici».

«La Regione», insistono i cittadini, «anziché inseguire la Snam su assurde e finte ipotesi di “delocalizzazione”, come l’ex cava Merolli, avrebbe dovuto porre al centro del confronto la discussione di una propria proposta alternativa. Il Comune, invece di svolgere un ruolo propulsivo e dotarsi di valide consulenze tecniche e giuridiche, ha preferito adagiarsi sulla linea rinunciataria della Regione. Ci aspettavamo che almeno il sindaco Ranalli presentasse un dettagliato documento ufficiale con le suddette motivazioni: invece ci si è limitati ad una relazione tecnica sulla impraticabilità della ex cava».

E i cittadini contestano alla politica del territorio il non essere riusciti ad incidere: «in  questi sette anni e mezzo di lotta si sono alternati governi nazionali, locali e regionali, che nella vicenda Snam hanno avuto ed hanno pesanti responsabilità: dai parlamentari sulmonesi (vero Pelino?), che non  sono intervenuti sui Ministri  per evitare i due decreti di pubblica utilità e di compatibilità ambientale, alle precedenti amministrazioni comunali che  hanno trattato con la Snam senza coinvolgere i cittadini, all’ex Presidente della Regione Chiodi, che si è prodigato nello spianare la strada alla multinazionale, nell’incontro a Roma del maggio 2012, quando  definì la “Rete Adriatica” opera di urbanizzazione e la centrale di compressione “centralina o sottostazione” ».

Adesso si apre un nuovo percorso, quello giudiziario: «si dovrà ricorrere alla Magistratura», dicono dai comitati, «lo abbiamo paventato in questi anni di lotta ed impegno sociale nei quali, purtroppo, insieme alla negligenza e ai doppi giochi della politica, abbiamo riscontrato anche il lassismo delle categorie del comparto sociale ed economico locale».