DIRITTI SOSPESI

Università, anche i docenti abruzzesi oggi protestano: «sbloccare scatti stipendiali»

Manifestazione negli atenei della regione e in tutta Italia

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

281

Università, anche i docenti abruzzesi oggi protestano: «sbloccare scatti stipendiali»

ABRUZZO. Nella giornata di oggi, alle 12, anche i docenti degli Atenei abruzzesi, incontreranno i rettori per ottenere il loro appoggio alla richiesta di un immediato sblocco degli scatti stipendiali della docenza universitaria. L'iniziativa si terrà in tutta Italia, coinvolgendo 8mila professori di 65 atenei.

Gli scatti sono stati di nuovo bloccati a partire dal primo gennaio di quest'anno, per il quinto anno consecutivo, mentre a tante altre categorie del pubblico impiego (tra gli ultimi i loro colleghi del Consiglio Nazionale delle Ricerche) il blocco è stato via via revocato. Ormai i docenti universitari sono l'unica categoria per la quale tale blocco permane per il 2015.

«A parte il danno economico», dicono i docenti, «il perdurare del blocco solo nei nostri riguardi ci appare discriminatorio e lesivo della nostra dignità di Docenti Universitari, quasi che noi soli ormai si faccia parte della spesa improduttiva che è bene, ma anche facile, tagliare».

Gli insegnanti non pretendono nessuna restituzione per il quadriennio 2011-2014, ma chiede che a partire dal 1° gennaio 2015 si possa  ritornare a percepire lo stipendio che si sarebbe percepito in assenza del blocco quadriennale.
Tutti i docenti sono ben consapevoli che s'impongono battaglie anche su altri fronti (dall'esiguità dei fondi per la ricerca e per l'università al blocco del turn-over, dalla necessità di piani straordinari per ricercatori, associati e abilitati al reclutamento di giovani leve, dalla mortificazione del diritto allo studio alla burocrazia dilagante) e anche su questi si stanno impegnando.

La richiesta avanzata al Governo è che, come per le altre categorie del pubblico impiego, gli scatti stipendiali vengano sbloccati a partire dal primo gennaio del 2015.

Ai rettori i docenti oggi consegneranno una lettera, in cui chiederanno loro una azione incisiva e concreta a sostegno delle loro richieste, fino ad arrivare a prospettare al Governo e al Ministro le dimissioni in massa di tutti i rettori, qualora ancora una volta tali giuste rivendicazioni restassero inascoltate e disattese.

«Una classe docente demotivata e mortificata non è certamente utile per il progresso dell’Università», dicono i docenti. «A fronte anche dall’insostenibile burocratizzazione di ogni attività (anche questa è una questione molto sentita) e dell’azzeramento dei fondi per la ricerca, occorre infondere un minimo di fiducia e speranza, di apprezzamento per il lavoro svolto dalla Docenza; altrimenti la qualità dell’Università subirà un declino inevitabile».

Il rettore dell’Università di Teramo, Luciano D’Amico, che ha accolto calorosamente la delegazione dei docenti, ha condiviso pienamente lo spirito della protesta assicurando di farsene portavoce a tutti i livelli istituzionali e ha sottolineato come a fronte dei tagli degli scatti stipendiali e degli organici sia stato però richiesto ai docenti un aumento significativo delle loro attività e performance sia in termini di aumento dell’offerta formativa che delle attività e dei risultati nel settore della ricerca.