Ombrina, D’Orsogna: «una volta arrivati, è difficilissimo liberarsi dei petrolieri»

«Rospo Mare, 50 anni di ciclo produttivo»

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PIATTAFORMA

ABRUZZO. Lo scorso 15 Aprile i Ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali hanno rilasciato la compatibilita' ambientale per quattro nuovi pozzi nel campo Rospo Mare al largo di Vasto, attiva dai primi anni '80.

I pozzi fanno parte dell'ampliamento della concessione, e sono progettati per  restare per almeno due decenni nel mare d'Abruzzo. «Con questa nuova decisione  il ciclo produttivo di Rospo Mare e' salito ad almeno cinquant'anni», commenta Maria Rita D’Orsogna secondo cui questa storia dovrebbe spiegare bene quello che potrebbe essere il futuro dell’intero settore in Abruzzo.

«Il petrolio al largo di Vasto è di qualità scadente, peggio di Ombrina e  con indice API 11», analizza la professoressa che da Los Angeles continua la sua battaglia per la difesa del territorio abruzzese. «Essendo un petrolio difficile da estrarre, la Edison utilizzerà tecniche aggressive fra cui quella dell'acidificazione».

Nel testo di Valutazione Ambientale sottoposto ai Ministeri si legge: "Una volta terminata la perforazione, i pozzi del campo Rospo Mare  verranno acidificati, completati, spurgati, ed allacciati alla produzione". Si aggiunge che "tutti i pozzi" di Rospo Mare sono soggetti ad acidificazione per "migliorare la conduttività delle fratture."

«Questi acidi», continua D’Orsogna, «servono per stimolare la produzione di idrocarburi, aiutando a dissolvere sedimenti, roccia e incrostrazioni particolarmente ostiche e a creare canali di scorrimento sotterranei per gli idrocarburi. Non e' chiaro quali sia nello specifico la formulazione dell'acido, la concentrazione necessaria, e se verranno immessi a bassa o ad alta pressione. In caso di alta pressione, ci si aspetta di fratturare la roccia, non solo di dissolverla».

Non e' la prima volta che Rospo Mare viene acidificata. Testi risalenti al 1991 parlano di utilizzo di acidi gia' nel 1984 quando non erano disponibili impianti di trattamento delle acque di scarto. Le testuali parole sono "they had no water treating facilities". «Non e' ben chiaro», aggiunge la professoressa, «cosa ne sia stato di quelle acque di scarto del 1984, ne se adesso, dopo trent'anni, i petrolieri ce le abbiamo queste "water treating facilities". Non è neanche chiaro se oltre alle acidificazioni del 1984 e a quelle previste per il futuro ce ne siano state altre nel frattempo».

Secondo D’Orsogna i cinquant'anni di Rospo Mare in Adriatico devono fungere da monito per Ombrina. «Anche Ombrina ha un petrolio scadente, durante le prove del 2008 ha necessitato di fanghi aggressivi ed è stata acidificata. Ci sono anche previsioni di possibile fratturazione futura. Rospo Mare ci insegna che una volta arrrivati, è difficilissimo liberarsi dei petrolieri, perchè cercheranno sempre di spremere tutto lo spremibile, di aumentare il numero  il pozzi, di estendere contratti e licenze,  e la verità su cosa esattamente facciano e cosa non facciano nei nostri mari non la saprà mai nessuno. L'unico modo per fermare acidi, pesci inquinati, fratturazioni, fanghi di perforazione, petroliere ed incidenti è quello di non farceli venire dal primo giorno. Ma mentre Rospo Mare ce la dobbiamo tenere, Ombrina non è detto. E in questo momento, che gli piaccia o no, la responsabilità e l'onore di difendere l'Abruzzo è tutta del suo governatore, Luciano D'Alfonso. Caro Luciano: la partita Ombrina è ancora aperta e il destino di questo UFO è nelle sue mani».