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Bussi "processo anomalo", il Fatto: «sapevano tutti anche il vice del Csm Legnini»

Ad ascoltare le rivelazioni dei pm anche la polizia giudiziaria

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Bussi "processo anomalo", il Fatto: «sapevano tutti anche il vice del Csm Legnini»

Durante il processo

ABRUZZO. Come una valanga, o meglio come una frana che pian piano si stacca, sta venendo giù lo scandalo del processo Bussi, della sentenza anticipata e delle presunte pressioni sui giudici popolari e chissà  che altro ancora.

La “montagna” non è ancora venuta giù ma lo smottamento è in atto e rischia di travolgere tutto quello che c’è a valle. Il nuovo terremoto, l’ennesimo, lo provoca il Fatto Quotidiano, l’unico giornale in Italia ad affrontare la grana del “processo anomalo” che di fatto è un tonfo assordante che si perde nel silenzio siderale di un universo che guarda altrove.

Il giornale diretto da Marco Travaglio, dopo il primo scoop del 13 maggio 2015 ha pubblicato notizie secondo le quali molti esponenti delle istituzioni erano stati informati sia delle pressioni sui giudici popolari sia soprattutto del verdetto in anticipo. Tra questi il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, gli avvocati di parte civile,  l’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, persino i pm Bellelli e Mantini e, notizia di ieri, anche il Csm di Giovanni Legnini.

Il senatore di Chieti del Pd, nominato lo scorso anno alla carica più alta dell’organo di autogoverno della magistratura dopo il Presidente della Repubblica,  avrebbe saputo in anticipo di «voci» circa l’esito del processo. Si tratta –lo ricordiamo- del processo sulla mega discarica di Bussi e sull’avvelenamento delle acque che vedeva imputati 19 persone per lo più ex dirigenti e tecnici della Montedison.

Legnini tuttavia non avrebbe potuto fare molto perché non avrebbe ricevuto alcun esposto firmato fino a quando non ha ricevuto quello di Gerardis, il giorno stesso della pubblicazione del primo articolo de Il Fatto (5 mesi dopo la sentenza), e poche ore dopo la pubblicazione, con tempi di reazioni rari per il Csm, è stato aperto un fascicolo. Gerardis ha poi dichiarato di aver saputo in anticipo l’esito della sentenza già a dicembre ed il perché non abbia denunciato allora (o quanto meno il giorno dopo la sentenza) rimane un mistero.

Così come rimane un mistero il perchè tutti gli altri non abbiano fatto nulla per informare superiori ed istituzioni di un fatto di una gravità unica.

Ora a cercare di fare chiarezza ci sono diverse indagini tra cui quella della Procura di Campobasso che ha già sentito i giudici, Gerardis  ed anche i pm Bellelli e Mantini per un totale di «sette ore», una circostanza che si attendevano in pochi visto che l’indagine riguarda le presunte pressioni sui giudici popolari da parte del presidente del collegio Camillo Romandini, fatti per i quali i pm sono estranei. Eppure i magistrati che hanno condotto le indagini ed il processo illustrando migliaia di documenti sono stati interrogati per molto tempo. Cosa abbiano detto è ancora segreto.

Secondo le notizie pubblicate da Il Fatto il giorno cruciale della “fuga di notizie sulla sentenza” è il 4 dicembre  2014 , ben 15 giorni prima della sentenza, quando i pm in compagnia di «un agente della polizia giudiziaria del corpo forestale»  hanno partecipato ad un incontro alla presenza degli avvocati delle parti civili, dell’avvocatura dello Stato .

Secondo il giornale l’incontro è preparato ed organizzato perché i pm hanno già saputo che il processo è «già scritto» ed infatti sarebbe stato proprio uno dei pm -davanti ad almeno una decina di testimoni- a dire «si va verso l’assoluzione». In quella riunione sarebbero stati forniti anche ulteriori particolari della notizia che hanno fatto intendere a tutti i presenti che non si era in presenza di «semplici voci» o «chiacchiericcio» ma di una notizia più che attendibile anche perché proveniente da «un esponente delle istituzioni». Tanto attendibile che poi si realizzò in pieno.

Dunque, persino la polizia giudiziaria presente all’incontro era a conoscenza ed ascoltò le rivelazioni dei pm senza denunciare e, per il momento, la Forestale non parla e non è possibile sapere se il comando provinciale fu avvisato dell'episodio.

Una sequela di omissioni -più che grave- pericolosa e per certi versi inspiegabile se non altro per la sua “solidarietà” che di fatto ha “contagiato" decine di persone.

«Guardatela questa fotografia» scrive Antonio Massari su Il Fatto, «c’è tutto lo Stato! Due pubblici ministeri, la polizia giudiziaria, l’avvocatura dello Stato: tutti hanno notizia che nel processo c’è qualche anomalia e aggiungiamo che voci raggiungono anche il Csm»

Bisogna aggiungere che alla riunione erano presenti diversi avvocati delle parti civili tra cui i rappresentanti di Solvay mentre tra le parti civili del processo figurano enti (Comuni e province) e altre istituzioni.

Il Fatto poi ricorda l’altro episodio misterioso, quello dell’esposto che avrebbe dovuto informare ufficialmente il Csm fatto predisporre dai giudici popolari che denunciarono pressioni. Ebbene di quell’esposto il giornale ne dà conto anche  se non è stato poi spedito. La bozza di denuncia è rimasta nel cassetto di qualcuno perché qualcun altro consigliò i giudici popolari di non farlo.

Il giornale di Travaglio poi mette nel mirino  anche l’informazione locale che di questa vicenda non si è appassionata e non sta seguendo,  nemmeno dopo le rivelazioni di peso che un alto impatto stanno avendo sulle istituzioni locali. Una sorta di “distrazione collettiva” difficilmente spiegabile ma non certo fatto nuovo in Abruzzo.

«Resta ancora un vuoto da colmare», si legge su Il Fatto, «non abbiamo letto una sola intervista a D’Alfonso, una sola domanda sull’argomento, nessuno che gli abbia chiesto se davvero sapeva in anticipo della sentenza, nessuno che gli abbia chiesto nome e cognome di chi eventualmente gli avesse fornito la notizia».

Noi -vista l’impossibilità di rivolgere direttamente domande a tutti i vari soggetti coinvolti- le abbiamo pubblicate invitando chiunque avesse e potesse farlo a rispondere.

Non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta.

Le domande di PrimaDaNoi.it

PRESSIONE SUI GIUDICI POPOLARI
1) Il malcontento di alcuni giudici popolari era già noto ad alcuno prima della sentenza?
2) Qual è la vera ragione per cui i giudici popolari non hanno denunciato le presunte “pressioni” del presidente Camillo Romandini?
3) Che ruolo ha svolto in questa vicenda l’allora avvocato dello Stato Cristina Gerardis e quando è venuta a conoscenza delle “pressioni” e del verdetto?
4) Che cosa ha fatto la Gerardis quando è venuta a conoscenza di notizie riservate del Collegio? Da chi ne è venuta a conoscenza e con chi ne ha parlato?
5) Ricordate il caso del primo giudice della Corte d’assise Geremia Spiniello? E’ stato ricusato in seguito a sue dichiarazioni i tv appena dopo la fine di una udienza del processo dicendo la frase (ambigua) «faremo giustizia per il territorio». Le domande allora sono: c’è qualcuno che può indicare una intervista televisiva di un qualsiasi giudice appena dopo l’udienza e nella stessa aula? L’inflessibile Spiniello prima di quella volta aveva rilasciato interviste simili?

LA SENTENZA ANTICIPATA
6) D’Alfonso era a conoscenza della sentenza prima del 19 dicembre 2014 come ci risulta e come pubblicato da Il Fatto; chi informò D’Alfonso e a chi ne parlò il governatore?
7) D’Alfonso conosce il giudice Camillo Romandini? Lo ha incontrato tra il 2014 ed il 2015 e se sì per quali ragioni? Se sì hanno per caso parlato anche della sentenza di Bussi?
8) D’Alfonso ha mai informato la Gerardis del verdetto prima della sentenza?
9) D’Alfonso e Gerardis hanno poi informato altri esponenti istituzionali della notizia che loro sapevano essere certa e proveniente da fonte attendibile (e non semplici voci)?
10) I pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini erano a conoscenza delle notizie riservate e se sì da chi sono stati informati? Se sono stati informati hanno aperto un fascicolo di indagine magari ancora segreto per la verifica delle informazioni?
11) Ipotizzando che la notizia di eventuali pressioni sui giudici popolari e di un verdetto già scritto era cosa nota, qualcuno pensò di informare anche il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, la più alta autorità in materia e per di più di Chieti dunque conosciuto e conoscitore della realtà locale?
12) Che ruolo hanno svolto i vari avvocati delle parti civili e nello specifico della Solvay? Notizie di presunte irregolarità sono giunte fino a loro?
13) Che ruolo hanno svolto gli avvocati degli imputati della Montedison? Anche a loro la notizia è giunta in anticipo?
14) Ci risulta che esistono diverse “prove” che potrebbero raccontare vari spezzoni della storia in possesso di alcuni “attori” anche non protagonisti. A che cosa sono servite queste “prove” visto che non sono servite a denunciare possibili reati? Potrebbe esserci almeno in astratto la possibilità che tale materiale possa essere utilizzato in maniera impropria e divenire mezzo di “pressione” verso figure istituzionali?
15) Ammettendo pure che –come dicono molti- le anticipazioni del verdetto sono state giudicate “non attendibili” e “voci generiche” perché nessuno ha sentito il bisogno di denunciare il 20 dicembre, giorno dopo la sentenza, affinchè le autorità competenti accertassero la verità? Perché i politici che sanno continuano a tacere? Chi sta guadagnando da questa vicenda e chi ci sta perdendo?