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Sequestro depuratori, associazioni contro Sasi pronti a class action

Denuncia alla Corte dei Conti contro vertici Sasi

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Sequestro depuratori, associazioni contro Sasi pronti a class action

LANCIANO. Sette associazioni di Lanciano – Associazione culturale Giako, Fai delegazione di Lanciano, Ilaria Rambaldi Onlus, Associazione culturale Sant'Egidio, Pro Loco Lanciano, Cittadini in Azione e “Tradizionando ieri oggi e domani” - contro la Sasi, società che gestisce il servizio idrico integrato in 92 comuni della provincia di Chieti.

 Due mesi fa la Procura ha sequestrato alcuni impianti: l’inchiesta del procuratore capo Francesco Menditto avrebbe fatto emergere uno stato di obsolescenza degli impianti con i quali non è possibile conseguire i rendimenti depurativi previsti dalle norme ambientali.

Sugli impianti, 12 in tutto, e' stata rinvenuta una cattiva gestione dei rifiuti, spesso accompagnata da uno sversamento sul suolo degli stessi o addirittura del presumibile scarico di questi nei corpi idrici ricettori degli impianti. E' emerso anche che alcuni di questi impianti - in occasione del sopralluogo svolto dai consulenti tecnici della procura- erano fermi, abbandonati a se stessi con by-pass attivi.

Le associazioni adesso annunciano una class action per far restituire ai cittadini i soldi “indebitamente” percepiti dalla Sasi per la depurazione che non c'è stata e annunciano la denuncia alla Corte dei Conti, per tale situazione e per i danni procurati, dal management Sasi, alla collettività e all'ambiente.

«Al sequestro - scrivono in un documento le associazioni - non sono seguiti sviluppi tendenti alla normalizzazione dei preoccupanti fatti ambientali rilevati dalla magistratura».

«Considerato – viene aggiunto - che la Procura ha ritenuto gli impianti di depurazione “in condizioni di sostanziale inadeguatezza ed inefficienza” e non monitorati, questa gravissima situazione non si può più tollerare, anche perché risulta ormai un fenomeno che si ripete da anni, con gravi ripercussioni, sia per il nostro turismo, che può sostenersi unicamente con un ambiente pulito, sia per la salute. I rapporti dei prelievi in mare, che la Goletta Verde effettua ogni anno, - evidenziano le associazioni - smentiscono puntualmente le bandiere blu di cui si preoccupano tanto i sindaci, ai quali sembra stia a cuore solo l’aspetto di facciata e nulla fanno per eliminare questi baracconi politici di costosissima inefficienza pubblica, proprio in quanto si tratta di un servizio pubblico essenziale di vitale importanza, come quello del ciclo integrato dell’acqua».

Ritenuto che le fatture per la fornitura idrica, che la Sasi emette nei confronti dell’utenza, recano una costosissima voce dedicata proprio alla Depurazione delle acque reflue, le associazioni chiedono la restituzione di tutte le somme pagate dagli utenti Sasi per la depurazione mai effettuata secondo la norma sancita dal Codice dell’Ambiente.

Per questo  le associazioni si faranno carico di raccogliere le adesioni di tutti i cittadini che vorranno recuperare gli importi per la depurazione, indebitamente percepiti dalla Sasi tramite le rispettive fatture emesse dalla medesima società pubblica. Inoltre, date le azioni della magistratura, valuteranno se esistono le violazioni di legge riconducibili alla truffa a carico degli amministratori della Sasi e a danno dei cittadini, in considerazione del fatto che la Sasi non ha mai comunicato all’utente la mancata attività di depurazione a norma di legge, pur percependo indebitamente le somme per tale voce, ma senza effettuarne la relativa prestazione.

Infine si riservano di attivare la Corte dei Conti regionale per la valutazione dei danni erariali, a carico degli amministratori e dirigenti Sasi, nei confronti, sia dei Comuni costituenti la Sasi, sia nei confronti della stessa società, con costituzione di parte civile in rappresentanza degli utenti danneggiati e con espressa richiesta cautelativa di congelamento dei beni degli amministratori e dirigenti Sasi, per eventuale risarcimento dei danni ambientali recati.