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Decreto ricostruzione, Ance contro Governo Renzi: «danneggia le imprese locali»

Contestata la norma che rende incompatibili i progettisti e le imprese che hanno collaborato fra loro negli ultimi 3 anni

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Decreto ricostruzione, Ance contro Governo Renzi: «danneggia le imprese locali»

 L’AQUILA. «Dopo una concertazione durata mesi, trattative garbate e confronti costruttivi, in cui Ance L'Aquila insieme alle altre categorie ha ceduto su molte e impegnative richieste del Governo in nome della necessità condivisa di un rafforzamento della legalità e della trasparenza, le imprese aquilane si sono ritrovate con una brutta sorpresa nel Decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri.

 «Se il torto non verrà sanato dai prossimi emendamenti, potremo a ragione considerarlo un vero e proprio colpo basso della politica dei doppi tavoli. A quel punto la nostra disponibilità al dialogo sarà da considerarsi estinta», annuncia il presidente di Ance L'Aquila Gianni Frattale a commento del nuovo testo legislativo sulla ricostruzione.

Nello specifico il presidente si riferisce all'articolo 11, comma 2 che rende incompatibili i progettisti e le imprese che hanno collaborato fra loro negli ultimi 3 anni.

«Con una norma apparentemente innocua», continua Frattale, «si è trovata la strada per favorire le imprese di fuori regione e i grandi gruppi imprenditoriali che dal 6 aprile 2009 sono già massicciamente presenti sul nostro territorio. E' stravagante inoltre che il Governo da un lato senta l'esigenza di una strategia di rilancio economico locale, tanto da aumentare con il comma 12, le risorse per le attività produttive del territorio dal 4 al 5%, e dall'altro tradisca questa esigenza con un codicillo che impedisce alle imprese locali di lavorare e di tradurre il lavoro in indotto, occupazione e benessere diffuso».

«Di questo passo - prosegue sempre Frattale - l'assistenzialismo statale fra qualche anno dovrà essere rivolto anche alle imprese edili locali realizzando un paradosso perfetto nella città delle gru. Non ci sembra che per la ricostruzione dell'Emilia Romagna si sia adottata la stessa logica».

Il presidente dei costruttori spiega come per il meccanismo insito nelle procedure della ricostruzione, i progettisti ad oggi siano già tutti individuati per la redazione dei progetti che seguivano la vecchia procedura della filiera ma anche per il nuovo metodo delle schede parametriche, già consegnate all'USRA per obblighi temporali imposti.

Anche nel resto del cratere i progettisti sono già stati scelti per le fasi prodromiche alla consegna degli elaborati e conseguentemente saranno gli stessi che si occuperanno della redazione della scheda MIC e relativa progettazione.

«Essendo la nostra una piccola realtà e' molto frequente trovare un progettista del posto che abbia già incrociato professionalmente, soprattutto in questi ultimi sei anni, il destino di un'impresa locale, fosse anche solo per l'accatastamento di un pagliaio», continua Frattale.

«Ecco che l'impedimento ad accedere ai lavori della ricostruzione dettato dalla incompatibilità introdotta dal nuovo Decreto, si riverserà tutto sulle imprese della provincia e della regione con grave danno per l'intera economia territoriale».

Un punto su cui Ance L'Aquila è decisa a dare battaglia insieme ad un'altra iniquità contenuta nel comma 7 che esclude tout court dalla ricostruzione le imprese che entrano in concordato preventivo, ritenendo automaticamente risolti i contratti in corso.

«Ricordiamo», spiega ancora Frattale, «che il concordato preventivo è un istituto che controlla e tutela dal fallimento le imprese sane che entrano in affanno finanziario nonostante i crediti attesi dalla pubblica amministrazione. Lo Stato con il nuovo Decreto legifera in maniera contraddittoria, negando nel cratere una formula di salvaguardia che invece concede sul resto del territorio italiano tramite la riforma della legge fallimentare. Da tempo - conclude Frattale - segnaliamo ai vari tavoli il rischio di scrivere norme incoerenti e contradditorie che potrebbero portare al blocco della ricostruzione con una giungla di ricorsi legali ma l'indisponibilità ormai cronicizzata dei tanto annunciati fondi e le sorprese spuntate dal Decreto ci esortano a pensare che quella giungla sarebbe forse un buon alibi per chi sulla ricostruzione non intende investire».