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Regione Abruzzo. Il caso della doppia tessera sanitaria: quando spreco fa rima con sciatteria

Costi duplicati per un servizio inutile. Perché accade?

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Regione Abruzzo. Il caso della doppia tessera sanitaria: quando spreco fa rima con sciatteria

ABRUZZO. L’innovazione spesso può far guadagnare tempo e soldi. In Abruzzo, però, non è così e, mentre si fa un passo in avanti verso la tecnologia, se ne fanno due indietro nella decenza. Sta di fatto che da alcuni mesi (forse un paio di anni) l’Agenzia delle Entrate e la Regione Abruzzo inviano ai propri cittadini (e nuovi nati) due tessere sanitarie a distanza di pochi giorni. La prima è quella classica: tesserino plastificato con codice fiscale, dati identificativi dell’utente del servizio Sanitario nazionale.

Passano pochi giorni e nella cassetta delle lettere arriva una seconda comunicazione della Agenzia delle Entrate (inviata dalla società pubblica Sogei) che informa che è stata inviata una nuova (e diversa) tessera perchè la «Regione ha chiesto che fosse dotata di microchip (assente in quella arrivata per prima, ndr) per essere utilizzata anche come Carta nazionale dei servizi (Cns) per accedere in rete ai servizi on line della Pubblica amministrazione».

Ecco a voi, dunque, la nuova tessera con microchip che permetterebbe in teoria di utilizzarla per una serie di servizi informatici (che la Regione Abruzzo non è mai stata in grado di attivare nonostante ingenti finanziamenti…). Tutto meraviglioso, finalmente la tecnologia ci farà risparmiare file, carta, soldi, sarà tutto più veloce e forse pagheremo il ticket sanitario ben volentieri visto che riceviamo un servizio impeccabile.

Peccato ma non sarà così.

Infatti la lettera firmata dal «presidente e amministratore Delegato Sogei» e dal direttore dell’Agenzia delle Entrate fa cenno ad una richiesta della Regione di “aggiornare la tessera vecchia” ed è per questo che 6 giorni dopo arriva quella nuova.

Dov’è la stranezza?

Semplice: la Regione non ha chiesto alla Agenzia delle Entrate nulla in questi sei giorni per il semplice fatto che la legge è vecchia di anni ed il provvedimento è già entrato in vigore molti ma molti mesi fa. Infatti molti lettori potranno guardare nel proprio portafogli e trovare proprio la tessera sanitaria con microchip. E poi basta leggere i giornali e la propaganda di qualche anno fa per ritrovare traccia della «grande conquista» (ancora non resa utile).

Una letterina giunta in molte case in campagna elettorale. Ma c’è di più: allegato al nuovo tesserino che arriva negli ultimi 12 mesi c’è ancora una volta una letterina, questa volta del nuovo presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che non si scosta dal precedente contenuto e decanta l’iniziativa ed i sogni futuri. La lettera è datata 1 agosto 2014, dunque, proprio non si capisce il perché dell’invio anche del tesserino vecchio senza chip. Allora: per quale motivo c’è bisogno di inviare anche la vecchia tessera che è solo un duplicato anacronistico? Quanto costa la fabbricazione dei tesserini vecchi e inutili che vengono comunque inviati?

Quanto costa l’invio di tali missive inutili? Quale burocrate ha partorito un provvedimento tanto grottesco?

Non si può forse parlare di spreco di denaro pubblico proprio in un periodo delicatissimo dove gli equilibri di bilancio vengono raggiunti a costo di tagliare servizi e alzare le tasse?

Sulla nuova tessera sanitaria con microchip, inoltre, ci sarebbe tanto da dire visto che la sua utilità è  pressocchè nulla almeno per quanto riguarda i «servizi on line» e poi è nata già vecchia se è vero che per attivarla bisogna recarsi di persona (e fare la fila) agli sportelli della propria Asl. Insomma tutto quello che ha a che fare col progresso e l’informatica in Abruzzo non ha quasi mai successo.

Ma come? Per una volta che si potevano risparmiare file… e soldi.