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Acqua in galleria, fu scontro tra Anas e Toto due anni dopo la fine dei lavori

Si chiesero drenaggi aggiuntivi

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Acqua in galleria, fu scontro tra Anas e Toto due anni dopo la fine dei lavori

ABRUZZO. Due anni dopo la fine della costruzione delle gallerie di Francavilla, l’Anas chiese alla Toto spa drenaggi aggiuntivi per limitare il problema delle infiltrazioni d’acqua ma la ditta disse di no.

E’ la novità emersa dalla seconda puntata dell’inchiesta del Tg3 Abruzzo che in una serie di servizi del giornalista Ezio Cerasi sta cercando di fare luce sul problema atavico dell’acqua nelle gallerie di Pescara e Francavilla al Mare della Variante Anas. Un problema ormai noto che è emerso subito dopo la fine della costruzione delle opere e che nonostante continui lavori di manutenzioni sembra irrisolvibile. Anzi, come ha ricordato l’ex sindaco di Francavilla, Roberto Angelucci, i primi problemi si riscontrarono anche nel corso dell’esecuzione dei lavori, tanto che lui in qualità di primo cittadino era preoccupato sui possibili ritardi nel completamento dell’opera.

Angelucci ha ricordato una delle infiltrazioni «più importanti che ritardò i lavori» avvenne «in località Carletto, sotto Fosso Pizzo: ci fu una frana importante, con ghiaia e molta acqua. Per bloccarla ci vollero molti camion di cemento rapido». E sin dai lavori di scavo la ditta Toto spa ha dovuto misurarsi con le infiltrazioni d’acqua, un problema che con il passare degli anni è diventato sempre più importante e che oggi, a distanza di oltre 10 anni, non è ancora risolto.

Il Tg3 ha poi mostrato una missiva della Toto costruzioni all’Anas del 30 maggio del 2006, due anni dopo la fine dei lavori. La Toto rispondeva ad una richiesta verbale dell’Anas, committente dell’opera,  che pretendeva drenaggi aggiuntivi per risolvere il problema dell’acqua. La Toto mise le mani avanti e si tirò fuori da ogni responsabilità spiegando: «la necessità di eseguire drenaggi supplementari a quelli già realizzati in corso d’opera è derivata direttamente dal diniego di codesta società (ovvero l’Anas, ndr) all’impiego di acceleranti di presa del tipo silica per la preparazione dello spritz beton utilizzato per l’esecuzione delle gallerie».

Dunque un problema legato dal progetto originario che non sarebbe stato cambiato nonostante precise richieste. La Toto si dichiarò «sollevata da ogni responsabilità in merito alle infiltrazioni in esame», e chiese anche il riconoscimento «dei costi connessi all’esecuzione delle prestazioni di cui sopra ad oggi stimati in 50 mila euro».

Dunque il problema, si difese la Toto spa, sarebbe stato progettuale e dovuto all’Anas. Una versione già fornita dall’azienda a PrimaDaNoi.it nei mesi scorsi quando la Toto spiegò di aver realizzato «lavori a regola d’arte, come attestato dai verbali e documenti di verifica redatti nel corso dei lavori ed alla riconsegna dell’opera, che è stata regolarmente collaudata. In particolare la Toto non ha mai ricevuto dalla Committente contestazioni per inadempimenti e/o difetti delle opere realizzate». Una mezza verità, quest’ultima, se è vero che l’Anas chiese ulteriori drenaggi. La richiesta però fu solo verbale e oggi non ne resta traccia se non nella risposta della Toto. E la «mancanza di contestazioni» sulla esecuzione dei lavori da parte del “controllore Anas” è un cavallo di battaglia che ritorna sempre ma che visto l’esito dell’opera dovrebbe far aprire nuovi filoni di inchiesta e di domande sulle modalità di collaudo delle opere pubbliche.

Il Tg3 ha anche raccolto il parere di un ingegnere, esperto in impermeabilizzazioni di gallerie. Il professionista ha accettato di parlare in forma anonima per evitare ritorsioni all’azienda per cui lavora e ha spiegato che vedendo la situazione abruzzese  le ipotesi sono due: o le gallerie non sono state  impermeabilizzate o i lavori sono stati fatti male.

L’Anas ha però mostrato i progetti esecutivi al Tg3: «dalla sezione dei tunnel», spiega il giornalista, «si  nota che il manto in pvc non si spinge al di sotto della sede stradale come nel caso della galleria San Gottardo, esempio di una opera priva di infiltrazioni». E questa tesi viene ribadita anche da Massimo Chiarelli, ingegnere esperto di costruzioni di gallerie che spiega che  è normale che l’impermeabilizzazione vada ad attestarsi al di sotto del piano stradale. «Guardando la sezione delle gallerie di Francavilla», spiega il tecnico, «si nota che l’impermeabilizzazione termina 50 centimetri al di sopra del piano stradale. Questo non spiega comunque le venute d’acqua copiose» che si verificano quotidianamente sul tratto stradale di Francavilla.

 Apparente grande disponibilità dell’Anas nei confronti del giornalista della Rai, quasi la stessa riservata anche a PrimaDaNoi.it quando con effetti scenici, qualche anno fa, si misero a disposizione una mole incredibile di documenti che non erano stati richiesti mentre i tre che volevamo vedere e che riguardavano le tre varianti in corso d’opera non ci vennero mai mostrati rispondendo che «mai prima nessun giornalista aveva chiesto documenti» e che con PrimaDaNoi.it «avevano già fatto una eccezione». In quel caso il giornalista cercava di capire se poteva essere vera la tesi della procura di Pescara (che non sfociò in una inchiesta) che le varianti dei lavori di quelle gallerie fossero state in realtà redatte dalla ditta esecutrice dei lavori, vista la presenza di più copie di una bozza della stessa variante nei computer della Toto spa.

Ma è solo uno dei tanti misteri che vengono tenuti ben celati da decenni.