GIUSTIZIA E TRASPARENZA

Bussi. Il M5s punta il giudice Camillo Romandini: «interrogazione su incarichi e impresa»

Una denuncia firmata anche nei mesi scorsi da Torto e spedita al Csm

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Bussi. Il M5s punta il giudice Camillo Romandini: «interrogazione su incarichi e impresa»

PESCARA. “Bussi, un processo anomalo?”. Il titolo del convegno che si è tenuto sabato scorso si ispirava più ad una domanda retorica che ad una vera domanda che merita un approfondimento. Così l’appuntamento organizzato dai grillini pescaresi nella sala del Consiglio comunale di Pescara per “riprendere” gli scoop ripetuti e solitari de Il Fatto quotidiano (era presente anche il giornalista Antonio Massari) è stata più che altro l’occasione per annunciare un ennesima interrogazione parlamentare a cura del M5s che promette di andare a fondo e di volerci vedere chiaro.

Dici Bussi e dici scandalo anche quello che non ti aspetti su un processo «anomalo» visto che alcuni giudici popolari sarebbero stati in qualche modo resi “meno sereni” e per il fatto che il verdetto fosse già noto ad esponenti delle istituzioni. Così i deputati a 5 Stelle Stelle, Gianluca Vacca e Andrea Colletti hanno deciso di firmare una nuova interrogazione al Ministero della Giustizia per chiedere chiarimenti su alcune informazioni, peraltro di dominio pubblico, che riguardano il presidente della corte d’Assise Camillo Romandini.

I parlamentari vogliono sapere come sia possibile che il giudice sia titolare di una azienda (agricola) «visto che il Csm lo vieta». Altre presunte anomalie sarebbero emerse secondo i grillini nella nomina del giudice, nel 2007, a presidente della commissione per la formazione della graduatoria delle domande di assegnazione degli alloggi Ater di Lanciano (Chieti), in sostituzione del componente deceduto, suo padre, Giuseppe Romandini. Citati, infine, altri incarichi, tra cui la presidenza di un Comitato etico circa la sperimentazione clinica di medicinali.

«Chiediamo al Ministero della Giustizia di verificare tutte queste situazioni. Sulla vicenda Bussi - hanno concluso - ci sono aspetti in cui l'elemento che emerge chiaramente è che lo Stato è mancato e manca».

Informazioni come detto di dominio pubblico che sono state rivelate peraltro in una conferenza stampa qualche mese fa da Lorenzo Torto, un battagliero giovane (che nei mesi ha vinto una battaglia legale alla Corte Europea di Bruxelles) che prendendo spunto da una pesante condanna comminata a suo carico ha svolto alcune indagini su documenti pubblici e firmato alcuni esposti ai danni anche di un altro giudice. Torto aveva contestato la candidatura del sindaco di Rapino Rocco Micucci in quanto contemporaneamente anche presidente della Fira, la finanziaria regionale della Regione. I giudici dichiarando che la spa fosse soggetto di diritto privato ne hanno dedotto la piena legittimità della elezione di Micucci. Torto ha allegato alla denuncia anche una corposa documentazione che illustrerebbe in maniera inequivocabile l’intestazione della ditta in capo a Romandini ed una serie di altri presunti indizi di possibili conflitti di interessi del togato.

 Da circa sei mesi Torto ha scritto al Csm che però non gli ha risposto. Il Consiglio superiore della Magistratura si è dunque dimostrato molto meno solerte con questa denuncia rispetto a quella firmata dall’attuale direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis, che ha dato l’input per far aprire una indagine. Dunque secondo queste informazioni il Csm avrebbe potuto iniziare ad indagare già 8 mesi fa su Romandini, praticamente in corrispondenza delle ultime fasi del processo sui veleni di Bussi.

L’impresa individuale Camillo Romandini, titolare di partita iva domiciliata a Pescara si occupa di produzione di olii e vini ed esercita l’attività dal 2004. Dalle carte inviate al Csm inoltre risulta che Romandini abbia interessi economici nella Bcc Abruzzo e Molise di cui è socia anche la Fira spa. Inoltre Romandini (come altri togati) è componente (presidente) del Comitato Etico per la Ricerca Biomedica delle Province di Chieti e di Pescara e dell’Università degli Studi "G. D’Annunzio" di Chieti e Pescara. Il giudice è anche nella commissione che assegna le case popolari Ater di Lanciano.

E’ opportuno, chiedeva Torto ieri come chiedono oggi i grillini, che un magistrato abbia questi ‘interessi’ extra lavorativi che potrebbero segnare in qualche modo un conflitto con la sua attività principale? E’ tutto lecito perché al di fuori della circoscrizione giudiziaria dove opera? Questo dovrà chiarirlo adesso il Ministero della Giustizia.