OPERE CONTESTATE

Autodromo Montorio, -11 al referendum. «Progetto compatibile con l’ambiente»

Costituito un comitato del no: «poche garanzie e devastazione dell’ambiente»

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Autodromo Montorio, -11 al referendum. «Progetto compatibile con l’ambiente»

Giulia e Carlo Taraschi




MONTORIO AL VOMANO. Il prossimo 14 giugno si terrà il referendum consultivo relativo alla costruzione, in zona San Mauro, dell’autodromo del Gran Sasso.
I cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla volontà o meno di realizzare il circuito di cui si parla da anni.
L'impianto potrà ospitare fino a 30 mila spettatori nei suoi 50 ettari complessivi, grazie ad un investimento iniziale di 25 milioni di euro che arriverà a creare fino a 600 nuovi posti di lavoro direttamente con il circuito, dicono i promotori.
L' Autodromo punta ad essere una struttura aperta 365 giorni all'anno, in grado di accogliere nei suoi paddock competizioni di alto livello come Superbike e F 3000.
Il progetto è stato presentato per la prima volta nel 2010 e nel corso degli anni ha subito vari stop che hanno preoccupato gli amanti del genere ma anche la società proponente, la Autodromo San Mauro.
Sulla compatibilità ambientale, uno dei punti più controversi e contestati dai cittadini che si oppongono all’opera, parlano i responsabili dello Studio Taraschi che lavora sul progetto dal 2009 e assicura: «l’ impianto, tra pista e paddock, occuperà solo una porzione non significativa dell’intera superficie interessata».

BARRIERE ANTI RUMORE
«Il progetto prevede la realizzazione di barriere anti-rumore artificiali e/o naturalizzate distribuite lungo il tracciato – spiega l’ingegner Carlo Taraschi - in funzione delle particolari esigenze per il controllo del rumore in ambiente esterno».
Il contenimento acustico, infatti, è stato un aspetto affrontato dal gruppo di progettisti con le tecniche e i sistemi più “green” in circolazione: «saranno predisposte barriere naturalizzate composte da scarpate verdi e alberature specialistiche – sottolinea l’ingegnere -. Le prime sono acclivi, ovvero le tipiche collinette dalle quali gli spettatori possono guardare le gare, barriere che bloccano il flusso sonoro verso l’esterno. Poi verranno piantumate numerose essenze a medio, basso e alto fusto su diverse linee di profondità, in modo da creare una barriera sonora efficace ma naturale e armonica».
Dunque, saranno ben poche le barriere artificiali rispetto a le naturali: «in alcuni casi saranno progettati pannelli in plastica riciclata e messi in opera riduttori ellittici – illustra ancora l’ingegnere - ma sempre seguendo il carattere della naturalizzazione, scegliendo materiali compatibili nei colori e nelle tipologie, per evitare l’impatto visivo e l’alterazione della fascia prospettica».
C’è poi, secondo gli esperti, un aspetto di “pubblica utilità” ricoperto dall’Autodromo del Gran Sasso, derivante in primis da gestione e manutenzione del sistema verde che sarà presente: «Serviranno diverse professionalità – rimarca Giulia Taraschi -, con il coinvolgimento degli enti locali». Ma soprattutto, «l’impianto in caso di necessità può essere interpretato come “edificio strategico” con finalità di protezione civile. Basti pensare alla presenza di un eliporto per capire di quali infrastrutture di servizio parliamo».

LA VIABILITA’
«La convenzione stipulata tra la società Autodromo del Gran Sasso e il Comune di Montorio – aggiunge l’architetto Taraschi – prevede miglioramenti ed ottimizzazioni della viabilità secondaria esistente che interessa in parte i terreni previsti nel progetto. La problematica relativa all’intervento si esplica nella fase realizzativa, che nel contesto modifica e altera significatamene alcune componenti ambientali. Ma, considerato che le fasi di lavoro dovrebbero esser circoscritte all’anno solare, le opere di mitigazione e compensazione previste dovrebbero, nel medio e lungo periodo, ricreare le condizioni ambientali ottimali e migliorare il sistema ambientale locale».

Le misure di protezione ambientale prevedono anche il sottosuolo, salvaguardato dal trattamento delle acque di prima pioggia che dilaveranno la pista: l’acqua sarà trattata e stoccata in appositi serbatoi per
essere riutilizzata per usi irrigui e igienico-sanitari. «Praticamente – evidenzia Carlo Taraschi – una attuale
strada statale inquina molto di più e nell’Autodromo del Gran Sasso, con i metodi di controllo che verranno
effettuati a norma di legge da enti esterni e quelli di monitoraggio che verranno adottati, la cittadinanza sarà in condizione di verificare l’efficacia e l’efficienza dei sistemi adottati. In completa trasparenza».

E’ stata già portata a termine la procedura della Valutazione Ambientale Strategica, interessando complessivamente 32 Autorità con Competenza Ambientale oltre l’Autorità Competente quale l’Ufficio Tecnico del Comune di Montorio che, il 30 marzo 2015, ha espresso parere motivato favorevole al rapporto ambientale, sintesi non tecnica e relazioni specialistiche. Per rilevare qualsiasi fenomeno che possa produrre un effetto negativo sull’ambiente verrà realizzato un sistema di monitoraggio ambientale per le fasi di progettazione, esecuzione delle opere ed esercizio dell’impianto sportivo.
Il sistema verrà esteso a tutte le componenti di interesse ambientale (aria, acqua, suolo e sottosuolo, rifiuti,ecc.), in modo che, attraverso dati continuamente aggiornati, si forniscano indicazioni sui trend evolutivi e si consenta la misura dello stato complessivo dell’ambiente.

LE RAGIONI DEL “NO”
Intanto Movimenti, associazioni e cittadini che si oppongono alla costruzione dell’autodromo si sono uniti in un unico “Comitato per il NO”, ed esprimono le ragioni della loro scelta.
Primo punto contestato la mancanza di un riferimento di quorum minimo di votanti per ritenere valida la consultazione. Secondo i cittadini questo lascia ampia discrezionalità all'amministrazione: «l'attuale governo del paese potrebbe decidere di ritenere, sostanzialmente espressivo di una maggioranza valida, il referendum, a seconda delle proprie inclinazioni e necessità, relative al progetto autodromo».
Secondo punto: «la devastazione, in termini ambientali e di consumo del suolo, cui sarà vittima il territorio» secondo il comitato, non è correlata da alcun ritorno economico certo e sorretto da dati oggettivi.

«Il piano economico, elaborato dalla Società e depositato in Comune», spiegano i cittadini, «prevede: 34 posti di lavoro, in luogo dei circa 600 prospettati dalla società promotrice del progetto; Incassi calcolati sulla base di 250 ingressi al giorno (dato opinabile, e di parte); un bacino di utenza, complessivo, di circa 25.000.000 di abitanti ma quanti di questi, sono effettivamente appassionati di motori? La verità è che quello motoristico è, prima di tutto, un ambito di “nicchia” e, soprattutto, un settore in crisi».
«Se il progetto Autodromo proseguirà nel suo iter amministrativo», continuano le voci del no, «le sorti del nostro paese e di un intero territorio, in termini ambientali, verranno affidati ad una società che non offre alcuna garanzia, dal punto di vista della copertura economica – finanziaria, del progetto. Nello schema di convenzione predisposto tra società promotrice e amministrazione pubblica si parla, inoltre, di “ripristino dei luoghi”, in caso di mancato compimento del progetto. «nulla di più assurdo: una volta “violentato” un territorio, in maniera così incisiva, sarà impossibile riportarlo allo splendore di un tempo, soprattutto, se ci si aspetta tale ripristino da una “società a responsabilità limitata”, che è responsabile, per l'appunto, nei confronti di eventuali creditori (anche pubblici), nei limiti del proprio capitale sociale».

 AMBIENTALISTI: «NO GRAZIE»
Anche Fiab, Italia Nostra, Legambiente, Lipu e Wwf dicono no all’autodromo e spiegano: «nonostante le rassicurazioni e le mirabolanti promesse di sviluppo economico e turistico dei proponenti, sembra destinato ad essere l’ennesimo scempio ambientale nel nostro territorio con nessun reale beneficio per le popolazioni locali».
L’opera, contestano le associazioni, «comporterebbe lo stravolgimento di un’intera area collinare che dovrebbe essere sbancata e livellata per fare posto ad una pista lunga circa 4 km e larga 10 metri: una colata di cemento ed asfalto che andrebbe ad occupare un’area oggi agricola, contribuendo ulteriormente alla cementificazione del nostro territorio. A parole tutti parlano di consumo di suolo zero, ma nei fatti si continua a proporre la realizzazione di opere che vanno a cementificare zone verdi, ad alta valenza paesaggistica e produttiva, come se tali zone fossero “improduttive”».
L’impianto dovrebbe sorgere in un’area agricola non servita da infrastrutture per cui sarà necessario investire fondi pubblici per adeguare la viabilità esistente: «una simile evenienza appare una vera e propria contraddizione», insistono le associazioni, «in un periodo durante il quale chiudono ospedali e punti nascita e gli enti pubblici non hanno neppure i soldi per la manutenzione ordinaria delle strade.  E tutto questo, nonostante nel territorio provinciale di Teramo vi siano ettari ed ettari di aree industriali ormai abbandonate che, proprio perché già trasformate, potrebbero essere destinate ad ospitare un impianto come quello proposto a Montorio al Vomano. Perché distruggere ancora altro territorio e non convertire e recuperare spazi già compromessi?»
Le associazioni fanno poi notare che gli abitanti dei nuclei abitativi posti nelle vicinanze dell’area dove dovrebbe sorgere l’autodromo si sono tutti dichiarati contrari a quest’opera. «Perché non si vuole tenere conto della loro volontà?»