L'AUDIZIONE

Processo Bussi, la commissione bicamerale ascolta i pm ma quello che si dicono è segreto

Sul tavolo il problema della bonifica e le notizie segrete sullo scandalo della sentenza annunciata

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Processo Bussi, la commissione bicamerale ascolta i pm ma quello che si dicono è segreto

Bellelli e Mantini


PESCARA. E’ stata secretata una parte dell’audizione dei pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini davanti alla commissione bicamerale che è in Abruzzo da due giorni.

I due pm si sono occupati del processo sulla megadiscarica di rifiuti tossici, rinvenuta nel marzo 2007, a Bussi sul Tirino. I magistrati sono stati ascoltati a Pescara per circa un'ora e mezza dalla Commissione parlamentare sulle attivita' illecite connesse al ciclo dei rifiuti presieduta dall'onorevole Alessandro Bratti (Pd). Non trattandosi di “segreto investigativo” la parte secretata riguarda certamente il versante ancora tenuto oscuro alla cittadinanza ovvero  quello che è successo prima, durante e dopo il processo e che è stato svelato in parte da Il Fatto quotidiano.

Giurati non messi in condizione di leggere le carte, minacce più o meno velate di perdere il proprio patrimonio in caso si fosse condannata la Montedison e poi la certezza che la sentenza sarebbe andata proprio come poi è andata: assoluzione e prescrizioni per tutti. Tutti sapevano e tra questi anche rappresentanti istituzionali e -come ha riferito il giornale di Marco Travaglio- proprio il presidente Luciano D’Alfonso è stato informato e sapeva molto prima dell’esito. Ma informato da chi?

Il ruolo dei pm non è stato mai chiarito e nessuno delle persone raggiute da ipotetiche notizie di reato ben prima della sentenza ha ritenuto opportuno denunciare formalmente o informalmente. Che anche i pm sapessero? E’ una ipotesi che si fa strada e che risulta molto probabile viste anche le conferme nette da parte di Cristina Gerardis che ha collaborato in maniera molto stretta con i procuratori ed è stata lei la prima a fare ammissioni parziali pubbliche e ad inviare segnalazioni al Csm presieduto da Giovanni Legnini.

Belleli e Mantini a questo punto hanno raccontato aspetti e particolari di questa vicenda che per certi versi sconcerta ma che, dopo il clamore iniziale, si sta tentando di tenere silenziata. Lo stesso presidente di commissione Bratti ha più volte confermato di essere a conoscenza di «molti particolari» che ruotano intorno alla sentenza, avvisato informalmente da Gerardis. Il lavoro della Commissione era iniziato questa mattina con il sopralluogo al sito di Bussi per approfondire la situazione riguardante le bonifiche in Abruzzo.

IL SINDACO DI BUSSI: «TUTTI SAPEVANO DELL’INQUINAMENTO»

 E' durata poco più di un'ora l'audizione del sindaco di Bussi sul Tirino, Salvatore La Gatta. Il primo cittadino ai componenti della Commissione bicamerale di inchiesta sui rifiuti ha confermato che «delle discariche e dell'inquinamento a Bussi, e non solo a Bussi, tutti sapevano e hanno sempre saputo. Ho anche manifestato la mia perplessità che negli anni si sia scelto di effettuare pozzi per l'approvvigionamento idrico a valle di un luogo di cui tutti conoscevano le condizioni».

 Ma il sindaco di Bussi si è soffermato soprattutto sull'oggi: «Alla Commissione, che ho visto molto interessata alle nostre vicende, ho spiegato che finalmente, dopo sette anni dall'inizio dell'inchiesta, a febbraio abbiamo i piani di caratterizzazione, ossia la fotografia reale dello stato dell'area interessata, sia discariche sia sito industriale. Ma ho anche detto che siamo molto interessati al futuro di Bussi - prosegue La Gatta - solo con la reindustrializzazione possiamo ridurre i danni alla zona, utilizzando i 50 milioni stanziati per la bonifica».

VELENI E LAVORO

In Commissione al sindaco di Bussi è stata anche fatta una domanda specifica sulle eventuali complicità della comunità cittadina negli anni in cui si interravano veleni. «Ho rifiutato nettamente - risponde secco il sindaco di Bussi - il concetto di ricatto occupazionale. Per quello che mi riguarda le mie battaglie congiunte per lavoro e ambiente sono datate da 40 anni, a Bussi sono state fatte anche canzoni sull'inquinamento, c'è sempre stata un'enorme consapevolezza, ognuno di noi ha pagato sulla propria pelle i veleni della fabbrica, con un morto in ogni casa. Bussi non ha mai svenduto la sua salute per un lavoro» ha concluso.

Poi è stato ascoltato per meno di un'ora il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e subito dopo l'assessore regionale all'Ambiente, Mario Mazzocca. Al termine della testimonianza il governatore ha detto ai cronisti solo che le domande della Commissione parlamentare sulle attivita' illecite connesse al ciclo dei rifiuti hanno riguardato il tema della bonifica del sito di Bussi e della reindustrializzazione. Anche l'assessore Mazzocca ha detto che si e' parlato «della bonifica e dell'attivita' svolta dalla Regione in questi ultimi dieci mesi».

Infine, sono stati ascoltati l'avvocato del WWF Tommaso Navarra e il presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco.

Ad accompagnare i colleghi parlamentari anche Antonio Castricone (Pd) che ha voluto rimarcare ancora una volta che «dobbiamo utilizzare al più presto i 50 milioni stanzianti per la bonifica del sito» e ha aggiunto «è un atto di giustizia chiedere che la Montedison paghi la bonifica del sito anche se la stessa azienda non ha mai fatto menzione o si è resa disponibile ad una assunzione diretta di responsabilità. Non si può pretendere che lo Stato si carichi di questi costi, specie nelle condizioni attuali. A noi interessa - ha concluso Castricone - che chi ha la colpa storicamente accertata paghi il prima possibile».

Ad ogni modo l’idea che se ne ricava è che la vicenda che riguarda i giudizi e la sentenza è cosa che interessa molti e sembra che si faccia a gara ad indagare. Il Csm ha aperto un fascicolo, la procura di Campobasso sta indagando, il ministro della giustizia Orlando ha chiesto gli atti e pure la Commissione bicamerale è arrivata. Con tutte queste inchieste sarà dura tenere tutto segreto ancora per molto.