ISTITUZIONI INQUINATE

“Ambiente svenduto”, da ministro a difensore degli inquinatori: ancora polemiche sulla Severino

A sollevare ancora il conflitto di interessi sono stati i Verdi di Taranto

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“Ambiente svenduto”, da ministro a difensore degli inquinatori: ancora polemiche sulla Severino

Paola Severino

ABRUZZO. Da ministro della giustizia aveva firmato (Governo Monti) il contestatissimo decreto Ilva; da avvocato difende l’azienda e gli stessi imprenditori sotto accusa.
Torna alla ribalda il caso di eclatante conflitto di interessi della professoressa Paola Severino, rilanciato dai Verdi all’indomani del possibile patteggiamento degli imprenditori Riva nell’inchiesta “Ambiente svenduto” della procura di Taranto.
Paola Severino è stata il Guardasigilli che ha firmato il primo decreto salva-Ilva: quello impugnato dalla procura di Taranto dinanzi alla Corte costituzionale che, però, lo ha dichiarato legittimo.

Per i magistrati di Taranto quel provvedimento, concedendo alla fabbrica un'impunità di 36 mesi, ha di fatto permesso all'Ilva di continuare a «inquinare per legge» in attesa di realizzare l'ammodernamento imposto dall'Autorizzazione integrata ambientale rilasciata dall'allora ministro dell'Ambiente Corrado Clini.
E prima di diventare ministro, chiamata da Mario Monti, l'ex ministro è stata il difensore di Mario Lupo, presidente dell'Ilva dal 1988 al 1991 e condannato a 7 anni e 10 mesi di carcere per omicidio colposo e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro nel processo per la morte di alcuni operai dello stabilimento colpiti da mesotelioma pleurico dopo l'esposizione all'amianto nella fabbrica di Taranto.
Nel 1993 è stata avvocato difensore del vice di Bondi nella questione che riguarda le discariche non autorizzate di Colleferro e di recente difensore della Montedison nel processo sull’inquinamento di Bussi.

Lo scorso 26 maggio Severino era a Taranto negli uffici della procura per discutere del patteggiamento dell’Ilva poiché di fatto è stata incaricata dal commissario di difendere l’azienda.
Torna così a denunciare il conflitto di interessi Angelo Bonelli, leader nazionale dei Verdi Taranto, che porta allo scoperto una situazione «particolarmente grave».
Secondo Bonelli l'ex ministro «ha firmato i primi decreti Salva Ilva condannando questa città a respirare veleni su veleni». A detta dei Verdi, è dunque «inaccettabile quanto avvenuto. Certamente in un altro paese d'Europa ciò non sarebbe accaduto ma sarebbero stati avviati provvedimenti». Su questo, aggiunge Bonelli, «siamo estremamente duri. La cosa peggiore che possa esserci è accettare passivamente fatti come questi, pertanto chiediamo l'apertura di un'inchiesta».
«E’ un fatto grave», dice Bonelli, «come è possibile che l'Ilva abbia nominato come proprio avvocato l'ex ministro della Giustizia? Questa è una cosa che può accadere solo in Italia. Non c'è stato solo il conflitto di interessi dell'ex premier Silvio Berlusconi, esiste un conflitto di interessi che è molto più articolato nella nostra società».
«Ma vogliamo anche sapere - ha concluso - e lo chiediamo a nome degli italiani quanto percepisce Paola Severino dalla struttura commissariale nominata dal governo. Qual è la sua parcella? Quanti soldi prende per fare questo lavoro».

Il commissario straordinario (nominato dal Governo) Enrico Laghi ha precisato però che la professoressa Severino «lavora gratis».
Intanto il senatore dei Verdi Bartolomeo Pepe presenterà una interrogazione parlamentare in merito alle notizie di un incontro tra il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, e l’ex ministro della Giustizia, Paola Severino.
Nell’interrogazione del senatore Pepe chiede al ministro Federica Guidi: «se, come apprendiamo dai giornali, risponde al vero che sia avvenuta una riunione tra lo stesso ministro e l’avv. Paola Severino, ex ministro della Giustizia e che oggi rappresenta dal punto di vista legale la struttura commissariale dell’Ilva. In particolare, chiediamo di conoscere se risponde al vero che l’argomento della riunione riguardasse il parere governativo alla richiesta di patteggiamento avanzata da Ilva rispetto al processo “Ambiente Svenduto” alla luce della nuova legge sugli Ecoreati».

 Infine il senatore verde chiede al ministro Guidi: «se ritiene appropriato che il governo interloquisca con Paola Severino che oggi cura gli interessi della struttura commissariale Ilva mentre da ministro della Giustizia del governo Monti ha firmato il primo decreto Salva-Ilva».
Nel processo Bussi per lo scandalo dell’inquinamento ambientale (e da alcuni giorni al centro di “un processo al processo”) la Severino ha detto chiaramente che a fare la bonifica deve essere lo Stato e dunque a pagare le conseguenze degli inquinatori che ha definito «capri espiatori». L’ex ministro ha tenuto una arringa di oltre due ore mentre gli altri colleghi l’hanno sempre guardata con estrema riverenza e soggezione per le «lezioni di diritto che ha saputo dare nel processo».
Secondo l'ex ministro della Giustizia tuttavia il reato contestato ai dirigenti Montedison era inesistente perché avevano lavorato in «una logica d'impresa» ed erano ignari dei pericoli della discarica: «Gli imputati sono quindi dei semplici capri espiatori. Non hanno mai dato questa mela volontariamente e non volevano uccidere nessuno».
«Tutti vogliono bene all'ambiente ma questo non lo si tutela con il codice penale», ha detto in aula, «non è cercando capri espiatori che si tutela il bene dell'ambiente. Dobbiamo trovare una soluzione normativa che imponga la bonifica, che consenta di risanare tutte le aree dell'Italia dove le conseguenze dell'inquinamento si sentono».
La Corte di Assise di Chieti poi si convinse della tesi Severino ed ha assolto tutti gli imputati e, cambiato il capo di imputazione da doloso a colposo per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, di fatto ha aperto le porte alla prescrizione dei reati.

Ora su quel processo si sono aperti scenari più che allarmanti su una presunta decisione inquinata della Corte poiché alcuni giudici popolari hanno denunciato di non aver letto gli atti e di aver subito pressioni da parte del presidente Camillo Romandini.
A questo si aggiunge che la sentenza era stata comunicata in anticipo e per questo era conosciuta da moltissime persone e avvocati impegnati, e non, nel processo. A conoscere in anteprima l’esito anche il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che pure pubblicamente si era battuto per fare in modo di “corroborare” le tesi della procura di Pescara (pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini) e che ha voluto assistere personalmente ad alcune udienze sedendosi accanto all’avvocato dello Stato, Cristina Gerardis, che ha poi voluto nominare come direttore generale della Regione.
E’, però, stata proprio la Gerardis a confermare alcuni dettagli e a raccontare molte altre cose alla procura di Campobasso che ora sta indagando sui giudici popolari e togati per capire cosa è successo in questo processo abruzzese, dopo che l’ambiente è stato ampiamente svenduto.