LE INDAGINI ONOREVOLI

Commissione bicamerale, auditi i vertici di Solvay ed Edison di Bussi: «confusione e nessuna certezza sulla bonifica»

Domani saranno ascoltati anche i pm

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1508

Commissione bicamerale, auditi i vertici di Solvay ed Edison di Bussi: «confusione e nessuna certezza sulla bonifica»

Il commissario Goio


ROMA. La commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, presieduta dall’onorevole Alessandro Bratti, ha svolto ieri una serie di audizioni in relazione all’inquinamento delle falde nella zona della discarica di Bussi.

Sono stati ascoltati i rappresentanti delle due imprese che hanno operato sul sito, la Solvay e la Edison, ma anche i rappresentanti dell’Arta mentre domani sarà la volta dei pm che hanno indagato sulla discarica di veleni più grande d’Europa.
Edison ha annunciato che non ci sono le condizioni per un suo impegno patrimoniale nella bonifica: «ciò ovviamente può avvenire solo ove dapprima siano delineati in modo chiaro e fondato i termini economici e giuridici di tale eventuale responsabilità di tipo patrimoniale e le pronunce giudiziarie non mi sembrano che consentano di confermare che tali condizioni si siano verificate».
A dirlo è stato il general counsel di Edison, Piergiuseppe Biandrino che ha poi sottolineato gli interventi finora effettuati a carico di Edison per la messa in sicurezza dell'area, rimarcando come «ogni ulteriore intervento non possa prescindere da una caratterizzazione effettuata con le modalità previste dalla normativa».
Dal complesso delle audizioni svolte fino ad oggi la situazione non è certo delle più rosee, come ha chiarito anche il presidente Bratti che ha notato «uno scarso coordinamento tra le varie componenti dell’amministrazione pubblica competenti per le bonifiche».
Dallo scorso marzo la commissione ha avviato una specifica attività d’indagine sulla vicenda complessiva di Bussi, audendo, tra gli altri, i tecnici Ispra, il commissario straordinario, i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità e il direttore generale del ministero dell’Ambiente.
Nei prossimi giorni i parlamentari si recheranno a Bussi per un sopralluogo sul sito contaminato e per una serie di accertamenti, che confluiranno in una apposita relazione sullo stato delle bonifiche dei siti d’interesse nazionale.
Deluso per quanto emerso in commissione anche il Movimento 5 Stelle che parla di «confusione, scaricabarile e nessuna certezza su bonifiche e messa in sicurezza».
Sullo sfondo anche controversie a Ginevra tra Solvay ed Edison, incomunicabilità e contrasti tecnici tra commissario Goio e Arta che si aggiungono ai contrasti tra commissario Goio e Ministero dell'Ambiente.

«Incalzati dalle domande del commissario vicepresidente Stefano Vignaroli (M5S) in cinque ore di audizione è andato in scena un dramma dai toni surreali che non lascia intravedere nulla di buono sul futuro delle bonifiche a Bussi», commenta il deputato pescarese del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca.
Nonostante sia in vista la stipula di un accordo di programma, con una controparte privata come Solvay, lo Stato pare ignorare elementi di conoscenza di fondamentale importanza come i contenuti del contenzioso tra i due colossi Edison e Solvay in corso presso la Camera di commercio di Ginevra proprio su Bussi oppure i contenuti della compravendita del sito di Bussi tra le due aziende.
Ad esempio, nella compravendita del 2001 sono state considerate somme da destinare alla futura bonifica? Solvay nega, Edison conferma e parla di alcune decine di milioni di euro.
«Incredibile il dissidio tra Arta e Commissario Goio», continua Vacca, «con l'Agenzia fortemente critica rispetto all'efficacia degli interventi commissariali per la messa in sicurezza della discarica Tremonti come la palancolatura». Addirittura l'Arta afferma di non conoscere i punti di prelievo dei campioni che Goio manda all'Agenzia per le analisi.
Intanto in questi giorni la Procura, grazie ad un esposto di un residente, ha incaricato l'Arta di ispezionare le falde: l'Agenzia è stata però costretta a fermarsi perchè alcuni pozzi piezometrici sono di "proprietà" commissariale e quindi non ispezionabili dalla stessa.
Infine l'Arta ha anche ammesso che non sono state monitorate le aree lungo il Pescara che potrebbero essere state contaminate dai sedimenti inquinati provenienti da Bussi durante le esondazioni di un fiume.
«Una situazione che non migliora se si prendono in esame le iniziative del Ministero dell'Ambiente che si è visto bocciare dal Consiglio di Stato l'ingiunzione fatta ad Edison di bonificare, con il risultato di aver perso due anni di tempo», continua Vacca. «In queste condizioni appare veramente arduo ipotizzare la definizione di accordi veramente utili per la reindustrializzazione e soprattutto per la bonifica delle aree».