LA SENTENZA (RIVISTA)

Salvatore Parolisi (ri)condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie Melania Rea

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Salvatore Parolisi (ri)condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie Melania Rea

Melania e Salvatore


PERUGIA. Venti anni di reclusione sono stati inflitti a Salvatore Parolisi per l'omicidio della moglie Melania Rea dalla Corte d'Assise d'Appello di Perugia che ha ricalcolato la pena dopo la Cassazione. Per l'ex caporalmaggiore, già condannato a 30 anni con l'abbreviato, i giudici hanno escluso l'aggravante della crudeltà. Non concesse le attenuanti.

UDIENZA LAMPO
E' cominciata davanti alla Corte di Assise d'Appello di Perugia intorno alle 9 l'udienza per rivedere al ribasso la condanna a 30 anni.
Il procedimento si è svolto a porte chiuse in quanto rito abbreviato. Parolisi non è in aula dove invece si trovano il padre e il fratello della moglie. L'ex caporalmaggiore dell'Esercito è stato ritenuto definitivamente responsabile del delitto, al quale si proclama però estraneo, dalla Cassazione che ha comunque annullato l'aggravante della crudeltà e rimesso gli atti per competenza a Perugia. I giudici perugini dunque hanno dovuto solo rideterminare la pena.
L'annullamento dell'aggravante aveva aperto per Parolisi la possibilità di accedere alle attenuanti generiche.
La sentenza è attesa in giornata.
Il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola ha chiesto la riduzione da 30 a 20 anni di reclusione con l'esclusione dell'aggravante della crudeltà. Il magistrato ha invece sollecitato che all'ex caporalmaggiore dell'Esercito non vengano concesse le attenuanti generiche.
Costagliola ha spiegato al termine dell'udienza di avere chiesto per Parolisi «il massimo della pena possibile in base al rito abbreviato».
 Secondo il sostituto pg tutti i comportamenti di Parolisi «prima, durante e dopo portano a dire che non merita proprio le attenuanti generiche».
«Ha cercato di deviare le indagini - ha aggiunto Costagliola -, ha negato ogni rapporto con la ex allieva ed ha vilipeso il cadavere per far pensare che fossero state altre persone».
 Presente in udienza anche la famiglia di Melania Rea rappresentata come parte civile dall'avvocato Mauro Gionni. Il legale ha chiesto che non vengano concesse le attenuanti generiche a Parolisi e venga «rivalutata l'aggravante della crudeltà» già esclusa dalla Cassazione.
«Ci siamo riportati - ha spiegato l'avvocato Gionni - agli elementi emersi davanti alla Corte d'Assise d'Appello de L'Aquila. A nostro avvisto Parolisi non merita le attenuanti per le modalità del delitto. Le 35 coltellate restano, resta il depistaggio e resta il fatto che sia tornato a sfregiare il cadavere della moglie».
Un "doppio sconto" di pena, invece, è stato chiesto dalla difesa di Salvatore Parolisi. In particolare i legali, gli avvocati Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, hanno sollecitato l'esclusione dell'aggravante della crudeltà e la concessione delle attenuanti generiche chiedendo una pena sotto i 20 anni.

Parolisi ha appreso in cella probabilmente dalla televisione dei 20 anni di reclusione che gli sono stati inflitti.
L'ex caporalmaggiore è detenuto nel carcere di Teramo dove nei prossimi giorni riceverà la visita dei suoi difensori, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. Quest'ultimo ha ricordato che quello di oggi «è stato un segmento di processo che riguardava solo la pena».
«Non sono state concesse le attenuanti generiche e ora - ha aggiunto - dovremo valutare per quali motivi la Corte lo abbia fatto. Attendiamo le motivazioni e faremo le nostre scelte (la decisione può essere impugnata in Cassazione - ndr). Sicuramente c' è la strada di Strasburgo ma ancora è presto per valutarla. C' è stata comunque la riduzione che ci aspettavamo per l'aggravante della crudeltà».
 Per l'avvocato Biscotti «quello della Corte d'assise d'appello di Perugia è stato di fatto un calcolo obbligato».
«Ha infatti dovuto escludere - ha proseguito - l'aggravante che avrebbe portato la condanna all'ergastolo e quindi per la scelta del rito abbreviato la pena è passata da 30 a 20 anni. Questo processo - ha detto ancora l'avvocato Biscotti - è stato un processo sempre pieno di ombre e di dubbi che rimangono ancora. Appena lo potremo fare ricorreremo alla Corte di Strasburgo per ottenere il riconoscimento che Parolisi non ha avuto un processo giusto. Quando lo vedremo in cella - ha concluso l'avvocato Biscotti - gli diremo che la battaglia processuale va avanti».