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Cemento ‘impoverito’: ecco perché si costruisce a Chieti il nuovo ospedale da 200mln

La nuova struttura servirà per svuotare i corpi costruiti male.

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Cemento ‘impoverito’: ecco perché si costruisce a Chieti il nuovo ospedale da 200mln

Il nuovo plesso da costruire a Chieti




 ABRUZZO. Non sorprende che dietro un appalto da 200 milioni (iniziali) per costruire un nuovo ospedale ci sia molta attenzione. Non sorprende nemmeno che ci si faccia propaganda sopra, ma sarebbe auspicabile una trasparenza maggiore che, invece, il governatore D’Alfonso mostra di interpretare a modo suo.
Dopo la giunta show di sabato scorso all’ospedale di Chieti per approvare la delibera che dà il via libera alla mega struttura sanitaria proposta dalla ditta Maltauro, il governatore sulla sua pagina Facebook è riuscito a pubblicare nello spazio di pochi minuti il frontespizio del documento che appare importantissimo (ma nel suo contenuto non mostrato).
Gli uffici della sua Regione “veloce” invece non gli stanno dietro e sono infinitamente più lenti e arrivano a pubblicare le delibere -se va bene- con oltre 20 giorni di ritardo ma solo alcune -per ragioni varie le quali non vengono superate nemmeno se si fanno reiterati accessi agli atti. Molte delibere infatti rimangono segrete come parte di altre informazioni ritenute “sensibili”.

A parte questi misteri che interessano pochi (come il solito Febbo che ha avuto da ridire molto sulla vicenda) dal documento che abbiamo potuto leggere di straforo si capiscono alcune cose fondamentali.
Il nuovo ospedale, come già annunciato, sorgerà nei pressi dell’ospedale Santissima Annunziata e non dunque nelle “striscia di Gaza”, zona San Giovanni Teatino nei pressi dell’aeroporto né altrove (come Lanciano che pure si era offerto).
Si capisce soprattutto che la Regione può vantare più di 300mln di euro che deve spendere per infrastrutture sanitarie e per la riorganizzazione del piano regionale dell’offerta.

Insomma visto che è obbligatorio ripensare la sanità in Abruzzo (per risparmiare dopo le “abbuffate” del passato) con tagli, chiusure, riduzioni, trasferimenti, in questo panorama si inserisce anche il nuovo ospedale di Chieti.
La cosa che si capisce ancora è che si è scelto Chieti perché di fatto il nuovo ospedale viene considerato come la “sanatoria” o la soluzione all’incredibile problema di cemento impoverito dei cosiddetti corpi di fabbrica “C” ed “F” che da qualche anno si è scoperto essere stati costruiti un po’al risparmio “alleggerendo il cemento”, tanto da rendere inagibile, pericolosa e pericolante una intera struttura in caso di sisma.
Si tratta di una trasformazione importante che interessa gli attuali edifici in funzione e che prevede anche l’abbattimento di una delle due “schiere” dei corpi fabbrica in attività, in particolare quello che ospita il corpo F (sotto accusa per i problemi di staticità), dove sorgerà un parco.
Invece l’altra “schiera” di edifici (cioè quella del corpo C, pure interessato dai noti problemi del cemento impoverito) non sarà abbattuta, ma solo riconvertita ad altre funzioni, visto che non avrebbe i requisiti per svolgere l’attività sanitaria. Un progetto immenso e complicato se si pensa che il solo trasloco di mobilia e apparecchiature è stato stimato in almeno 30 milioni di euro.

Dunque, si potrebbe argomentare che questi 200 milioni si spendono per porre rimedio ad errori di qualcuno che non ha mai pagato per questo. E per fortuna che Chieti non è L’Aquila dove nessun terremoto è giunto fortunatamente a peggiorare la sciatteria di certi costruttori. E’ la solita storia italiana e abruzzese con moltissime copie: non ricorda forse la storia del porto di Pescara costruito male con soldi pubblici e per questo insabbiato, dragato con soldi pubblici, ed ora si pone rimedio con soldi pubblici? Lo stesso capita a Chieti con l’ospedale “impoverito”.
Anche qui allora pare essere una questione di metodo amministrativo dove la politica tutta (compresa quella che oggi strepita) non ha mai perseguito i responsabili dei buchi di bilancio che, infatti, sono proprio ovunque la politica decide. Tanto poi ci sono i tagli e le tasse alle stelle che però paghiamo noi.
E in piena campagna elettorale per scegliere il nuovo sindaco di Chieti viene malvisto dal centrodestra il governatore che invade il campo.
«E' finita l'ora dei bluff», tuona l’onorevole Fabrizio Di Stefano (Fi), «La delibera sul nuovo ospedale a Chieti è una bufala: non c'è parere di bilancio, non ci sono gli allegati, non c'è nemmeno il numero della delibera. Diciamo chiaramente che non c'è una delibera».

«Se D'Alfonso vuole essere onesto ci risponda a 5 quesiti», provoca Di Stefano: «1: ridisegna il piano sanitario? E come?; 2: abbandona il progetto della "striscia di Gaza?"; 3: qual è l'impegno economico della Regione?; 4: le risorse sarebbero le stesse che servirebbero per intervenire sugli altri ospedali previsti dal piano? Ovvero Vasto, Lanciano, Giulianova, Sulmona ed Avezzano? Ed infine, che attinenza c'è tra le dimissioni "forzate" di Zavattaro e questo progetto del presunto nuovo ospedale? Ma, ahimé, nonostante l'importanza primaria che queste risposte avrebbero per Chieti e per la nostra Regione, siamo certi che le risposte non arriveranno, né prima né dopo le elezioni comunali di Chieti, anche se noi le sappiamo già».
 «Non è nel becero fumo di campagna elettorale», aggiunge Di Stefano, «che si maschera invece la cogente concretezza di una scelta cosi importante quale un project financing, presentato dalla Maltauro, per un nuovo ospedale. Vogliamo vedere le carte e vogliamo soprattutto un confronto sul piano sanitario, che deve essere modificato prima di approvare quel progetto».
Stessa linea da parte del sindaco Umberto Di Primio (Ncd): «il presidente D'Alfonso utilizza le corsie dell'ospedale di Chieti, luogo di malattia, sofferenza e angoscia, per riunire la giunta regionale e, in quella sede, deliberare la costruzione di un nuovo ospedale. È un episodio, al di là della sua legittimità formale, che non ha precedenti nella storia di questo Paese».