DITTATURA DEL PETROLIO

Trivelle: dopo la maxi mobilitazione si pensa al referendum contro 'Sblocca Italia'

I comitati si organizzano: «sei gruppi di lavoro per lotta consapevole»

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Trivelle: dopo la maxi mobilitazione si pensa al referendum contro 'Sblocca Italia'



PESCARA. Il giorno dopo la grande manifestazione che sabato scorso ha visto a Lanciano oltre 50 mila persone per dire no ad Ombrina Mare continua la battaglia del fronte anti trivelle.
Una battaglia che non sarà affatto facile per il territorio abruzzese che da un lato grida il suo no, forte e chiaro, alla deriva petrolifera, e dall’altro deve scontrarsi con i silenzi, se non l’indifferenza, che arriva da Roma e dai ‘piani alti’ del Governo, tecnicamente chiamato a decidere e mettere l’ultima parola.
Davvero si può escludere la voce di migliaia di cittadini che hanno preso posizione?, si domandano i comitati dopo la manifestazione di sabato scorso, oggi decisi più che mai a proseguire il cammino anti trivelle. Tace il Pd regionale, grande assente alla mobilitazione di due giorni fa, nonostante le chiare promesse ‘anti ufo’ lanciate un anno fa, in campagna elettorale, dal presidente Luciano D’Alfonso. «Il potere è tutto nelle mani dello Stato», si è affrettato a dire sabato sera il sottosegretario Camilo D’Alessandro.
Intanto in attesa di definire tempi e modi dell'eventuale proposta di due referendum e di una nuova manifestazione, l'assemblea nazionale 'Blocca lo Sblocca Italia', punta sull'istituzione di gruppi di lavoro e sulla formazione degli attivisti per allargare la protesta: è quanto emerso ieri dopo quasi sette ore di discussione tra movimenti, comitati e associazioni di 12 regioni, riunitesi a Pescara.

L'assemblea ha deciso di istituire sei gruppi di lavoro: Comunicazione e Informazione, Mobilitazione, Referendum abrogativo 'Sblocca Italia' e revisione costituzionale, Formazione Tecnica, Tecnico-Giuridico, Salute e Ambiente.
«Le questioni emerse - ha spiegato il cofondatore del Coordinamento No Triv, Enzo Di Salvatore - sono relative per esempio alla manifestazione nazionale, sì o no, dove e quando, ancora non è deciso, e soprattutto alla riflessione sulla questione referendaria del decreto 'Sblocca Italia'; anche qui nessuno l'ha esclusa radicalmente però è tutto da verificare sui tempi e sulle modalità, se abbiamo le forze per portare avanti l'azione referendaria».
«Dopo la manifestazione di sabato - commenta la presidente dell'Associazione 'A Sud', Marica Di Pierri - l'assemblea è stato un importante momento di confronto, partendo dal presupposto che le lotte ambientali non sono portatrici solo di battaglie di civiltà e difesa dei territori, ma di una visione critica nei confronti di uno sviluppo imposto dall'alto che non tiene conto delle democrazie territoriali né delle istanze democratiche: è il punto di partenza per mettere in atto una grandissima battaglia popolare che rimetta al centro la democrazia, la sostenibilità, la redistribuzione della ricchezza e la partecipazione delle comunità alle decisioni che riguardano la loro vita».
«Questa assemblea - sottolinea Renato Di Nicola dell'Abruzzo Social Forum - è la risposta che fa da pendant alla manifestazione di Lanciano perché sabato eravamo in piazza, abbiamo espresso una forza regionale ma potente, quindi globale, qui diamo respiro nazionale alla lotta di ieri, anche da un punto di vista organizzativo e quindi siamo molto più collegati di prima e si sentirà parlare ancora di questa rete».
«I prossimi passi - aggiunge - sono la discussione sulla possibilità di utilizzare l'azione referendaria per far valere i nostri diritti, l'altro è quella della formazione delle persone perché nella stragrande maggioranza i movimenti reali sono formati da cittadini che mai avrebbero pensato che dovevano difendersi in casa propria non dall'immigrato, ma da un Governo che dovrebbe essere suo e che invece brucia loro le possibilità di sviluppo, e quindi deve formarsi: sappiamo che è ingiusta una cosa, sappiamo anche quale è l'alternativa, ma per poterci battere dobbiamo essere ancora più formati di prima e quindi ovviamente ci sarà un processo di autoformazione molto importante».
Il passo successivo è «che per il momento siamo arrivati a parlare di salvare l'Adriatico - conclude Di Nicola - adesso ci stiamo aprendo al Mediterraneo perché sappiamo che è un mare troppo inquinato e troppo petrolizzato e quindi abbiamo già preso contatto con molti e fra un po' amplieremo le nostre prospettive perché il mondo lo cambiamo a partire da qui, ma non soltanto arrivando qui».