CONCESSIONI

Dove sono le opere pubbliche promesse? Il M5s scopre le dimenticanze dell’Istituto Ravasco

Nessuno se ne era accorto in 10 anni

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Dove sono le opere pubbliche promesse? Il M5s scopre le dimenticanze dell’Istituto Ravasco

Giardino del Ravasco



PESCARA. Doveva essere uno scambio “paritario” ma così non è stato. Il permesso di costruire in variante fu rilasciato a patto che venissero costruite opere pubbliche. La sopraelevazione dell’edificio privato è stata realizzata da molti anni, le opere pubbliche no e nessuno se ne era nemmeno accorto.
Si tratta della concessione edilizia rilasciata all’Istituto Ravasco che ha ampliato la struttura destinata a scuola con una sopraelevazione in deroga al Piano regolatore.
Dopo l'interrogazione del M5S, portata in Consiglio comunale lo scorso 26 Gennaio 2015,  si è  svolto un procedimento di verifica del Permesso di Costruire (PdC) rilasciato dall'Amministrazione D'Alfonso alla Congregazione delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria – Istituto Ravasco, e si è dato l'avvio alla procedura di annullamento del titolo che aveva permesso l'ampliamento e la sopraelevazione dello stabile, sede delle scuole elementari.
 Di fatto il progetto risultava «non conforme al Piano Regolatore Generale», il Permesso di costruire venne rilasciato grazie ad una delibera di Consiglio comunale, nel Giugno del 2005, con cui la deroga al PRG «per l'ampliamento e la sopraelevazione dello stabile esistente era sottoposta ad una serie di precise condizioni che avrebbero dovuto garantire la pubblica utilità delle opere».

Nello specifico il privato doveva concedere al Comune ad uso gratuito  un terreno di poco più di 300 mq di proprietà della Congregazione a ridosso della Strada Parco; costruire un parcheggio ad uso pubblico di circa 400 mq di parte della proprietà attualmente adibita a parco; rendere fruibile a tutti il parco dell’Istituto Ravasco, secondo modalità da convenire con l'Amministrazione Comunale.
«Il Movimento 5 Stelle», hanno detto i consiglieri comunali in conferenza stampa questa mattina, «dopo la segnalazione che alcuni cittadini hanno inviato a tutti i gruppi consiliari, è stata l’unica forza politica che si è posta accanto a coloro che da anni attendono quanto promesso dall'allora Amministrazione Comunale. I pentastellati hanno riscontrato che le opere private erano state puntualmente realizzate, mentre del parco e del parcheggio, come spesso accade, non si è vista nemmeno l'ombra. E questa volta l’interrogazione del M5S e le conseguenti verifiche d'ufficio hanno finalmente puntato l’attenzione su quanto è stato completamente ignorato dalla politica e dagli uffici comunali».

«Da 10 anni», ha deto Erika Alessandrini, «i cittadini di via Ravasco e via Vittorio Veneto, così come il resto dei Pescaresi, attendono ciò che il Consiglio comunale aveva stabilito e deliberato.
 
E’ a dir poco sorprendente che proprio un’istituzione religiosa dedita alla formazione e all’educazione dei nostri figli sia stata così lungamente inerte nell’ottemperare ad un obbligo nei confronti della collettività, della stessa comunità che ora le si stringe attorno per chiedere che le Legge venga rispettata».
Gli uffici tecnici soltanto lo scorso 28 Aprile 2015 hanno avviato la procedura di annullamento in autotutela del PdC, che quasi certamente porterà le parti coinvolte, l’Istituto Ravasco ed il Comune di Pescara, ad uno scontro giudiziario.
«Come è stato possibile che fino ad ora tutti si siano dimenticati della “pratica Ravasco”?», si sono domandati i pentastellati.
Dimenticanze peraltro non del tutto “originali” poiché nella vicina Montesilvano per esempio per oltre 15 anni il Comune si è dimenticato di riscuotere la Bucalossi che i costruttori avrebbero dovuto pagare in cambio di volumetrie, così come spesso non vi  è un vero e proprio controllo sui cosiddetti accordi di programma che prevedono adempimenti precisi (e costi) da parte dei privati. E quando queste opere vengono realizzate non sempre vi è un controllo preciso sulla loro realizzazione o destinazione d’uso.
Così le carte raccontano una realtà ma, alzando lo sguardo, all’appello potrebbero mancare molte opere pubbliche mai realizzate.

«UNA DELIBERA TAROCCATA DALL'INIZIO»
«Fummo noi a chiedere che l'Istituto Ravasco cedesse le aree del parco al Comune se chiedeva di realizzare strutture fuori degli standard e in deroga», ricorda oggi l’ex consigliere comunale di Rc, Maurizio Acerbo che ringrazia i grillini per aver riportato a galla la vicenda.
«La ragione era elementare», spiega Acerbo, «quella via era già sommersa dalle auto. Purtroppo centrodestra e centrosinistra si misero d'accordo per isolarci e fecero una "santa alleanza" che portò a una delibera taroccata in cui la cessione delle aree non aveva una scadenza certa mentre l'intervento edilizio veniva ovviamente autorizzato subito. Il trucco stava nel fatto - vado a memoria ma non credo di sbagliarmi -  che l'obbligo di cessione delle aree era molto aleatorio e che il Ravasco l'avrebbe fatto solo a scadenza dei contratti con i privati che con le loro strutture operano in quello che un tempo era un parco».
Secondo Acerbo la mancata disponibilità delle aree da parte dell'Istituto Ravasco avrebbe dovuto indurre il Consiglio Comunale a respingere la proposta edilizia delle suore in quanto le stesse dichiaravano di avere in essere contratti con privati che le utilizzavano e quindi di non averne la disponibilità. «Invece i "moderati" si unirono nel votare la deroga», continua l’esponente di Rc. «Lo stesso "pallone" realizzato accanto alla scuola per le attività sportive - se ricordo bene - doveva essere utilizzato solo dagli studenti visto che non c'erano standard di parcheggi allora indispensabili. Insomma non solo la delibera non è stata rispettata ma fu sbagliata dall'inizio - scusate il gioco di parole - deliberatamente. Avendo avuto modo di non apprezzare l'atteggiamento del vertice nazionale del Ravasco e il grado di relazioni trasversali con la politica pescarese credo comunque poteva andarci anche peggio perché quelle aree sulla strada parco sono molto appetitose dal punto di vista edilizio».