QUERELE INTIMIDATORIE

«Non c’è diffamazione». Prima si sente diffamato poi confessa mazzette: il caso di Sabatino Stornelli

Il direttore di PrimaDaNoi.it assolto: «il fatto non sussiste». «Campagna di querele intimidatorie»

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Sabatino Stornelli

Sabatino Stornelli


ABRUZZO. Il gigante Finmeccanica, attraverso un suo amministratore, denuncia per diffamazione un piccolo quotidiano on line di provincia. Il tempo ha voluto che quegli articoli (una serie di inchieste approfondite) fossero premonitori di diversi scandali (non solo uno) che hanno portato all’arresto di chi prima si era “sentito diffamato”.
Il tribunale, però, assolve totalmente il giornalista, oltre 5 anni dopo,  «perché il fatto non sussiste».
Fin qui storia di ordinaria amministrazione giornalistica se non fosse che nel frattempo lo stesso denunciante, alle prese con problemi giudiziari molto più seri, decide di collaborare con la giustizia e confessare mazzette e retroscena poco edificanti della gestione della società del gruppo Finmeccanica che presiedeva.
Così ora agli atti rimane una querela che lamenta una «campagna diffamatoria», «notizie inventate», «inesatte», «la volontà di mettere in cattiva luce», «di adombrare scenari cupi» e, dall’altra, le ammissioni di aver preso e dato tangenti e avallato operazioni illecite nell’ambito del super appalto Sistri, quello coperto da segreto (e si è capito perché).
Protagonista volontario della vicenda è l’ex ad di Selex Se.ma, l’avezzanese Sabatino Stornelli, arrestato più volte per diverse inchieste, una delle quali è terminata in fretta per lui con la condanna a due anni e sei mesi dopo aver raccontato alla procura di Napoli come era strutturato il sistema di sovrafatturazioni e di appalti pilotati. Le sue dichiarazioni sono servite agli investigatori per ulteriori ondate di arresti e completare il complicato puzzle di malaffare.
Ad essere denunciato per diffamazione nel 2010, ben prima che scattassero i reiterati arresti, il direttore di PrimaDaNoi.it, Alessandro Biancardi (difeso dagli avvocati Massimo Franceschelli e Mirko Luciani) che personalmente si è occupato di una serie di articoli che evidentemente sono stati giudicati troppo pericolosi e per questo qualcosa bisognava fare: querelarlo più volte.

LA SENTENZA
Il processo incardinato a Chieti davanti al giudice Patrizia Medica ha visto sfilare diversi testimoni per lo più lavoratori di Abruzzo Engineering che hanno confermato le varie stranezze che hanno vissuto nel periodo tra il 2009 ed il 2010 nell’ambito dell’appalto Sistri.
Il giudice scrive: «accertato che i fatti riferiti negli articoli menzionati nella denuncia querela sono stati confermati dai testi esaminati in dibattimento, nonchè accertati nel corso delle indagini svolte dalla procura di Napoli nel procedimento conclusosi con la condanna dell’odierno querelante va considerato l’indubbio interesse pubblico della vicenda. Accertata la sussistenza dei presupposti richiesti per la scriminante del diritto di cronaca, l’imputato va mandato assolto dal reato ascritto per l’accertata insussistenza del fatto contestato».  
Dunque tutto quanto è stato scritto era vero.

LA QUERELA DI STORNELLI
Nella querela sottoscritta dall’avvocato Mario Bernardo di Roma, Stornelli lamentava l’accostamento di notizie di inchieste giudiziarie che riguardavano tutte società della grande famiglia di Finmeccanica sostenendo che nulla c’entrassero, facendo intendere che chi aveva scritto l’articolo avesse fatto confusione tra le varie Selex (ma sempre del gruppo Finmeccanica).
Inoltre la querela stigmatizzava la «maniera del tutto disordinata e caotica» nell’ipotizzare un collegamento tra Stornelli, le indagini di Napoli e la «squadretta di calcio del Pescina». Tanto da negare nero su bianco in querela che «l’unico procedimento aperto era quello de L’Aquila» relativo ad ipotesi di corruzione (la cosiddetta inchiesta sul Gruppo Stati). I fatti hanno, però, accertato come quel “disordine caotico” fu poi ripreso integralmente dalla procura di Napoli che qualche anno dopo per quei fatti ordinò addirittura l’arresto di Stornelli.
«Il giornalista», scrive ancora l’avvocato Bernardo, «forzando la realtà giudiziaria, prosegue inventando collegamenti inesistenti, rivelando al lettore loschi intrecci che avrebbero contraddistinto l’iter di realizzazione del Sistri». Eppure non ci poteva essere “fantasia” così prolifica da riuscire ad immaginare quello che poi è stato scoperto dalla Finanza in quella inchiesta e quanto lo stesso Stornelli ha poi confessato parlando di interi borsoni di soldi che servivano per pagare le tangenti agli alti vertici di Finmeccanica…
E poi ancora la querela contesta la veridicità di quanto dichiaravano i lavoratori di Abruzzo Engineering che erano stati chiamati per lavorare ed invece si trovarono per la maggior parte del tempo a leggere il giornale…  ma l’avvocato riesce persino a scrivere che  «il progetto è attuato senza alcun onere per la finanza pubblica»…
«Insomma», riassume l’avvocato nella querela, «esaminando questo quadro si descrive uno scenario inquietante frutto di un collage di notizie riprese dal peggior giornalismo degli ultimi anni, alimentato da fantasie e maldicenze, ovviamente tutte prive di fondamento, carenti di qualsivoglia verifica seria da parte dei divulgatori, utili solo per sollecitare fantasie dei naviganti-lettori e di insinuare in loro il sospetto ed il dubbio su ogni attività di cui egli era artefice».
Per fortuna -non tanto grazie alle inchieste ma alla confessione di Stornelli- oggi abbiamo molti meno «dubbi» sullo «scenario inquietante» e una idea ben precisa di chi violi la legge e chi no.

E ALLA FINE STORNELLI CONFESSA
Infatti Stornelli racconta ai pm di Napoli: «una mattina di settembre 2009, mio fratello Maurizio, Giovanni Sabetti e Vincenzo Berardino Angeloni portarono in Finmeccanica una parte dei soldi derivanti dalle attività di progettazione delle black box (le "scatole nere" da applicare sui camion dei rifiuti, ndr) ». E’ la parte che riguarda la presunta tangente «ai piani alti» di piazza Monte Grappa sede di Finmeccanica.
«Angeloni mi chiese di consegnare due borsoni di calcio della Valle del Giovenco contenenti gli indumenti dei calciatori a Guarguaglini e Borgogni». In realtà quelle borse, lasciate nelle segreterie dei due manager, furono impiegate per nascondervi i soldi senza destare sospetti.
Si trattava di denaro che finiva al vertice di Finmeccanica, a Guarguaglini che sarà arrestato dopo la confessione di Stornelli. Ma c’erano anche i politici e questo è capitolo ancora segreto…
A fine aprile 2013, Sabatino Stornelli è stato appena coinvolto nel primo filone dell'inchiesta Sistri, ma i vertici di Finmeccanica no. E con i familiari, si sfoga: «Io ho fatto solo del bene e i delinquenti stanno tutti fuori... guarda Guarguaglini... guarda Borgogni... guarda la moglie... stanno tutti fuori». Qualche giorno più tardi, il 7 maggio, un nuovo sfogo: «Basta, ma perché io devo paga' per gente che non è manco inquisita?».
Per il pm di Napoli, «attraverso un articolato sistema di false fatturazioni e sovraffatturazioni nei rapporti fra le Selex e le società sub appaltatrici compiacenti», sarebbero stati accumulati circa 17 milioni di fondi neri.
Somme destinate almeno in parte, secondo l'accusa, al pagamento di tangenti «in favore anche di Guarguaglini».
Una prima richiesta di custodia cautelare per l'ex presidente e ad di Finmeccanica era stata respinta per carenza di gravi indizi e ai domiciliari era finito (tra gli altri) l'ex capo delle Relazioni esterne, Lorenzo Borgogni. Le indagini sono andate avanti. E ne è uscita rafforzata la storia dei due borsoni della squadra di calcio "Valle del Giovenco" che nel settembre 2009 sarebbero stati usati per portare via il denaro consegnato poco prima da un altro imprenditore, Vincenzo Bernardino Angeloni, e destinato a Guarguaglini e Borgogni. Soldi indicati come parte di una «provvista» di 800 mila euro rientrata in Italia dopo essere transitata attraverso una società del Delaware e conti cifrati in Svizzera.
Per questa vicenda Stornelli è stato condannato, tra gli altri, a 2 anni e sei mesi.

IL VIZIO DELLA QUERELA
Secondo la “contabilità giudiziaria” di PrimaDaNoi.it tra Stornelli (Selex) e Abruzzo Engineering (nella cui pancia c’è anche Selex e c’era anche Stornelli)  abbiamo contato ben 4 querele per diffamazione alcune anche molto simili tra loro che hanno dato vita a procedimenti distinti ma simili tra Chieti e L’Aquila.
Difficile pensare a semplici coincidenze e non ad una “campagna di querele” con l’obiettivo di fermare il flusso di verità che sono state pubblicate da questo quotidiano e che pure ha dovuto sopportare l’enorme peso di queste azioni giudiziarie sia sul piano economico che sul piano organizzativo e produttivo.
Verità che sono state del resto puntualmente e costantemente ignorate dalla politica che ha continuato per la sua strada prima, durante e dopo le ulteriori verità emerse dalle inchieste non riuscendo ad arginare cattive gestioni e spese gonfiate per milioni di euro. Nulla ancora si sa per esempio del contenzioso poi nato tra Selex e la Regione per un presunto debito da 29mln di euro…
Magari tanto accanimento sarà stato rinvigorito pure dal fatto che poi quegli articoli sul “giornaletto di provincia” hanno dato spunto a ben altre potenze del giornalismo, come Report, per esempio, che in una sua inchiesta non fece che confermare a piene mani quanto già scritto da PrimaDaNoi.it…  
Tra le altre cose i rinvii a giudizio per diffamazione sono stati spesso disposti dai relativi pm direttamente ma senza svolgere alcuna attività di indagine e senza mai sentire il giornalista o preoccuparsi di raccogliere qualche documento pubblico, trascinando procedimenti giudiziari inutili e che di sicuro –stando a questa sentenza- si potevano chiudere molto ma molto prima.

SENTENZA STORNELLI VS BIANCARDI PRIMADANOI.IT by PrimaDaNoi.it

QUERELA STORNELLI VS PRIMADANOI.IT by PrimaDaNoi.it