LA PROTESTA

Profughi al San Giovanni Battista, Febbo sfiducia presidente Recubini: «bisogna cacciarlo»

«Clamorosamente smentito anche da D’Alfonso»

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Profughi al San Giovanni Battista, Febbo sfiducia presidente Recubini: «bisogna cacciarlo»




CHIETI. «Sfiducia nei confronti del presidente della casa di riposo San Giovanni Battista di Chieti, Dario Recubini e rimozione dello stesso».
E’ quanto chiede il presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo che ha presentato una risoluzione rivolta al presidente della Regione D’Alfonso.
La casa di riposo San Giovanni Battista di Chieti è stata ultimamente al centro delle cronache locali in quanto sembrava destinata ad ospitare qualche decina di profughi sbarcati sul territorio italiano.
Ed è proprio notizia di oggi che in arrivo in regione ci sarebbero altri 320 immigrati.

I primi 25 saranno ospitati nella provincia dell'Aquila: 18 a Sulmona, 1 a Castel del Monte (ne ospita già 14), 2 a l'Aquila e 4 ad Avezzano.
A Sulmona i profughi alloggeranno in un palazzo messo a disposizione dalla Casa Santa dell'Annunziata, una Ipab (Istituto pubblico di assistenza e beneficenza), che oltre ad avere numerosi stabili in città e nella regione gestisce a Sulmona anche l'omonima casa di riposo.

«RECUBINI NON CONOSCE LO STATUTO»
Tornando a Chieti: è stata presentata nei giorni scorsi da Febbo una risoluzione urgente per inerente la Delibera n.22 del 13.03.2015 in merito la procedura di prima accoglienza della stessa struttura, che tanto clamore ha suscitato per la scelta operata dal Consiglio di amministrazione con a capo il presidente Recubini.
Lo stesso ha pubblicamente ammesso di essere stato lui a dare disposizioni in merito all’accoglienza dei profughi presso il San Giovanni Battista disponendo, conseguentemente, la partecipazione della struttura al bando della prefettura.
Inoltre sempre il centrodestra ha protocollato un’interrogazione proprio sulla struttura per chiarimenti in merito ad un avviso pubblico inerente la ricerca delle professionalità.
Ma è proprio sul caso profughi che si sofferma Febbo: «il presidente della casa di riposo non è a conoscenza di quanto previsto dall’art.1 dello Statuto che recita nelle finalità: “[…] Sono quindi accolti nell’Albergo di mendicità tutt’i poveri d’ambo i sessi, impotenti a vivere col mezzo delle proprie fatiche, o perché destituiti di forze per vecchiezza o per sofferte malattie, o perché offesi od impediti nella persona, o nella mente”, mentre l’art. 4 dello Statuto recita: “Per i poveri della provincia di Abruzzo Citeriore è eretto in Corpo morale il Ricovero di Mendicità fondato in Chieti dalla provincia”».
«Bisogna considerare – rimarca Febbo - che la struttura ha una vocazione assistenziale in accreditamento sanitario regionale e senza esperienza nell’accoglienza dei profughi e di conseguenza il personale non è adeguatamente formato per l’attività di assistenza a tali particolari ospiti. Per quanto riguarda la difficile coesistenza nello stesso stabile tra disabili e inabili, con gravi patologie ed in regime di servizio sanitario nazionale, sarebbe stato utile e indispensabile coinvolgere il Direttore Sanitario affinché esprimesse, per iscritto, un parere sulla questione».

COSTI E DIFFICIOLTA’
Non esiste, ricorda Febbo, tra l’altro una relazione che valuti e attesti la portata in termini economici dell’operazione. Infatti, la retta corrisposta per l’accoglienza dei profughi è di poco meno di 50 euro rispetto alla retta per l’assistenza sanitaria, solitamente di circa 90 euro.
«Risulterebbe impossibile», insiste l’esponente di centrodestra, «coniugare le esigenze dei diversi ospiti per ciò che concerne alcuni servizi interni come la cucina (la maggior parte dei profughi sono di osservanza mussulmana quindi consumano pasti diversi dai nostri) e la lavanderia (sono persone che arrivano dopo mesi e mesi di viaggio durante i quali non è stato possibile rispettare i requisiti igienico-sanitari minimi)».
Inoltre la struttura, essendo provvista di certificazione per la sicurezza e antincendio rapportata al numero degli ospiti autorizzati dalla Regione, avrebbe bisogno di onerosi lavori di adeguamento.
«Il presidente Recubini – conclude Febbo - è stato clamorosamente smentito e sfiduciato dallo stesso Presidente D’Alfonso (azionista di maggioranza dell’Istituto) precipitosamente accorso a Chieti domenica 19 aprile scorso e per questo, viste le evidenti falle nel suo operato, ritengo sia assolutamente necessario rimuoverlo dall’incarico».