INGIUSTIZIA E' FATTA

"Le Iene" piombano in tribunale a Teramo per il caso Lattanzi

Pelazza chiede spiegazioni al giudice Giovanni Cirillo

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"Le Iene" piombano in tribunale a Teramo per il caso Lattanzi

La Iena Pelazza




TERAMO. La Iena Luigi Pelazza, stamane, ha fatto irruzione al tribunale di Teramo per intervistare il giudice Giovanni Cirillo perchè dicesse la sua sulla vicenda dell'ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Martinsicuro, Antonio Lattanzi, detenuto in carcere per 83 giorni ingiustamente come ha dimostrato in Cassazione che lo ha assolto da ogni accusa.
Cirillo fu il gip che allora mandò dietro le sbarre Lattanzi.
L'ex amministratore comunale, intervistato da Pelazza, ha raccontato la tormentata vicenda che lo ha visto uscire ed entrare dal carcere ben quattro volte. Dopo oltre dieci anni dalla vicenda (era il 2002), Lattanzi è stato risarcito con 55mila euro ed ha avviato un'azione risarcitoria contro i suoi accusatori.
Gli arresti, da gennaio ad aprile 2002, erano arrivati per le accuse di tentata concussione ed abuso d’ufficio, subito dopo la vicenda dell’arresto di un architetto del Comune di Martinsicuro nell’estate 2001. «A seguito di quell’arresto, alcuni hanno cominciato a fare il mio nome ed è iniziato così il mio calvario. Sono stato arrestato 4 volte e per 4 volte il Tribunale del riesame ha annullato le ordinanze di custodia cautelare, in mancanza dei presupposti legali».
La vicenda che lo vide passivamente protagonista era relativa a questioni di pratiche urbanistiche del territorio trovando fra i suoi accusatori l'ex capo del settore tecnico del Comune che venne, prima di questa vicenda, arrestato e condannato.
A far scattare sul suo conto l'inchiesta fu Lattanzi quando vestiva i panni di consigliere di opposizione. Poi Lattanzi è diventato assessore ai Lavori pubblici in aperta conflittualità con il professionista che lo calunniò dando avvio al calvario giudiziario da cui Lattanzi è uscito pienamente assolto.

UN SITO CON LA SUA STORIA
Lattanzi in questi anni ha aperto anche un sito in cui racconta dettagliatamente la sua vicenda: «sono stato vittima di uno dei più duri errori giudiziari. Una storia che mi ha portato in carcere per ben quattro volte. Sempre da innocente, come hanno poi sentenziato tutti i Giudici di merito».
Lattanzi ricorda che le accuse mosse contro di lui «giungevano principalmente da Pierluigi Lunghi, l’architetto che era responsabile del settore tecnico del comune di Martinsicuro ed è bene portarvi a conoscenza di una cosa di estrema importanza per comprendere il rapporto che c’era tra noi due: nel 1996 l’Architetto Lunghi fu indagato per un reato di falso in atto pubblico perché aveva falsificato una delibera di consiglio comunale tentando di arrecare un ingiusto vantaggio ad un imprenditore che aveva delle proprietà a confine con il cimitero di Martinsicuro. Lunghi venne condannato a 14 mesi di reclusione. Le indagini presero il via a seguito di un esposto di un consigliere comunale di minoranza dell’epoca. Un consigliere di nome Antonio Lattanzii. Proprio così, Lunghi venne condannato perché io scoprii il suo reato».
«Quattro volte arrestato ingiustamente, quattro volte sbattuto a terra, quattro volte rialzatomi», si sfoga Lattanzi sul suo sito raccontando la sua «odissea giudiziaria» dalla quale «ho comunque imparato tante cose, belle e brutte, cose che sto mettendo in un libro che terminerò di scrivere a breve e che mi piacerà farvi leggere perché è lì, in quel libro, che toccherete con mano i miei stati di animo, le mie ansie, le mie preoccupazione ma anche le mie gioie di quei momenti».
«Ho mantenuto la mia attività grazie al mio socio», ha raccontato, «ma la gogna mediatica, l’onta di aver varcato la prigione non ce la si scrolla di dosso. Moltissimi perdono il lavoro. Io ho ottenuto la riparazione per ingiusta detenzione, ma c’è qualcuno che neanche questo riesce a ottenere. Per questo», ha sottolineato, «non solo bisogna riformare la giustizia, la custodia cautelare e far rispettare il referendum degli anni Ottanta che chiedeva la responsabilità civile dei giudici, bisognerebbe anche inserire le vittime degli errori giudiziari nelle categorie protette».