(D)ISTRUZIONE

Oggi protesta il popolo della scuola contro la riforma Renzi: ecco perché

Contro il disegno di legge proposto da Renzi che «sconvolgerebbe» l’impostazione attuale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1544

Oggi protesta il popolo della scuola contro la riforma Renzi: ecco perché


ABRUZZO. Il popolo della scuola, studenti compresi, oggi sciopera e scende in piazza contro la riforma di Renzi, ma Governo e maggioranza, se da una parte ribadiscono la bontà del disegno di legge e l'intenzione di andare avanti, dall'altra non rinunciano a lasciare una porta aperta al dialogo, viste anche le modifiche apportate al ddl in Commissione alla Camera.
I sindacati abruzzesi puntano a superare il 50% di adesioni per lo sciopero nazionale contro il ddl sulla buona scuola ed annunciano che «molti istituti, di ogni ordine e grado, in Abruzzo resteranno chiusi».
 Una ventina i pullman che, dalle quattro province, partiranno per Roma per partecipare alla maxi manifestazione; coinvolti non solo i docenti, ma anche gli studenti. Il punto della situazione è stato fatto a Pescara nel corso di una conferenza stampa in cui Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Fgu Gilda hanno illustrato le motivazioni della protesta che «nell'ambito di decine di assemblee è stata condivisa anche con i ragazzi e con le loro famiglie».
«Uno sciopero - hanno spiegato i sindacati - per il bene della scuola e per riformarla veramente: per la stabilizzazione del lavoro di tutti i precari; per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro; per rifiutare il 'super preside'; per salvaguardare la democrazia scolastica; per una riforma condivisa della scuola».

«Non c'è un 'prendere o lasciare' - ha detto in serata il ministro Maria Elena Boschi -. Se ci sono modifiche da fare, le faremo. Non c'è chiusura totale».
 Che la situazione sia complessa lo si era visto ieri a Bologna, dove il premier Matteo Renzi ha reagito con fermezza dal palco ai fischi e alle contestazioni, salvo poi discutere a quattr'occhi, nel merito del ddl, proprio con alcuni dei precari che lo avevano contestato.
Il ministro Stefania Giannini si è detta «perplessa» perché i punti sui quali si sciopera «sono assolutamente estranei a quello che noi vogliamo fare con la buona scuola, cioè autonomia scolastica e potenziamento dell'offerta formativa».
 Ma il ministro ha aggiunto che «è bene che si entri nel merito, che si valuti il contenuto di questa riforma» sulla quale si possono fare «miglioramenti».
 Come quello apportato ieri sera in Commissione cultura alla Camera, a firma Pd, nel quale si mitiga il potere dei presidi, uno dei punti più contestati del ddl.
La Camera dovrebbe licenziare entro il 19 maggio il testo della 'Buona Scuola', che poi passerà all'esame del Senato.
Ieri il presidente della Commissione Istruzione di Palazzo Madama, il dem Andrea Marcucci, ha reso noto che chiederà a Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo di essere auditi sulla riforma. «Vediamo se questa volta Cgil, Cisl ed Uil hanno realmente intenzione di fare proposte realiste e concrete» ha aggiunto il senatore del Pd.

Spiegando poi, però, di aver preso questa decisione da tempo e «senza aver sentito nessuno del governo. Mi sembrava semplicemente una cosa giusta da fare e l'ho proposta».
 Al momento comunque le posizioni restano molto distanti, con i sindacati che annunciano migliaia di manifestanti ai cortei di domani e prevedono adesioni massicce allo sciopero.
Anche se, in realtà, non mancano i prof e i dirigenti scolastici che dichiarano di non aderire e su Twitter parlano di «ignoranza» circa i contenuti del ddl.
Sarà normalmente in cattedra oggi Agnese Renzi, moglie del premier e insegnante part time a Pontassieve. I sindacati dal canto loro ribadiscono le ragioni della protesta, e in particolare il no ai «super poteri dei dirigenti scolastici», la richiesta di un piano di assunzioni per stabilizzare il lavoro di docenti e Ata e il rinnovo del contratto scaduto da sette anni, oltre a forti investimenti.
I cortei, che si svolgeranno in sette città (Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano, Palermo, Roma), vedono schierati compatti cinque sindacati della scuola: Flc Cgil, Uil Scuola, Cisl Scuola, Snals Confsal e Gilda.
I leader saranno sul palco a Roma, Milano e Bari. In piazza anche i Cobas, che però si smarcano dai «cinque sindacati monopolisti» che, secondo il leader Pietro Bernocchi, «si sono già pronunciati a favore di un compromesso a perdere con Renzi».
 La protesta dei Cobas si concentrerà essenzialmente a Roma, dove manifesteranno prima davanti al ministero del'Istruzione e poi in piazza Montecitorio con gli studenti. La protesta nelle città preoccupa il Viminale, anche alla luce di quanto successo ieri a Bologna con gli scontri polizia-manifestanti: una circolare inviata oggi a prefetti e questori invita «le autorità provinciali di pubblica sicurezza a curare con la massima attenzione l'attività di vigilanza degli obiettivi sensibili».

IL DDL SECODO IL COORDINAMENTO CITTADINO DEI DOCENTI DELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO
Prevede:

✓ l’aumento dei poteri attribuiti al dirigente scolastico, condizione che  scardina i principi della democrazia scolastica fondata sul pluralismo e la cooperazione nonché sul potere deliberativo degli organi collegiali.
«Con i decreti delegati (1974) le istituzioni scolastiche si sono aperte alla collettività, divenendo luoghi democratici e partecipati, attraverso la presenza degli organi collegiali. Nel Consiglio d’Istituto è entrata la componente genitoriale e la gestione della scuola è diventata condivisa e trasparente. Ora si vuole innalzare la figura del dirigente scolastico all’apice di tutto il sistema, con un potere assoluto e incontrollato. Gli organi collegiali da organi deliberanti, con potere decisionale, si riducono a semplici organi di consultazione del Preside. Il Dirigente decide tutto: sceglie i docenti, li valuta, sceglie le materie da insegnare, sceglie i percorsi degli alunni, senza alcun organismo di controllo. Insegnanti, genitori e studenti verrebbero esclusi da ogni processo decisionale. Abbiamo scelto la vera buona scuola di via Bosio proprio per esperienze didattiche e partecipative di qualità quale quella del comune scuola e non intendiamo perdere la nostra voce e i nostri diritti».    
 
✓ la lesione dei diritti relativi alla libertà d’insegnamento che discendono dall’art. 33 della Costituzione “L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento” attraverso l’istituzione di un ordine gerarchico che porrà il docente in un rapporto di subalternità
 
«La scuola pubblica si basa sul confronto, la collaborazione e la libertà d’insegnamento. La libertà d’insegnamento garantisce quel pluralismo democratico che arricchisce l’esperienza formativa: vogliamo che nel loro percorso di studi i nostri figli possano incontrare maestri e insegnanti molto diversi tra loro per poter così apprendere che le differenze sono una ricchezza, i metodi variabili e flessibili. Questa “riforma” creerebbe veri e propri “feudi” con programmi, attività, obiettivi diversi da una scuola all’altra (alti per qualcuno, bassi per altri), nei quali i dirigenti scolastici chiamerebbero gli insegnanti che vogliono, scelti per simpatia, aderenza alle loro idee, clientelismi, portando così un colpo alla qualità dell’insegnamento e all’uguaglianza dei diritti degli alunni. Vogliamo invece mantenere e semmai potenziare lo standard di qualità che abbiamo scelto per i nostri figli con la scuola di via Bosio, la cui pedagogia si ispira a quella delMovimento di Cooperazione Educativa, auspicando la massima diffusione nelle altre scuole del territorio di queste buone pratiche».    

✓ l’ingresso dei privati nella scuola che, a vantaggio delle logiche del mercato, radicalizzerà la sperequazione tra indirizzi, territori e destinatari, minando altresì l’unitarietà del sistema scolastico statale
«La “riforma” prevede che ogni scuola riceva i suoi finanziamenti attraverso sponsor e il meccanismo del 5 per mille, cioè che ogni cittadino possa versare alla sua scuola una parte delle tasse. Ciò significa che le scuole dei ricchi avranno molti soldi, mentre le altre saranno sempre di più senza i finanziamenti essenziali. Potrebbe cominciare una guerra tra poveri. Sicuramente il contributo ‘volontario’ delle famiglie verrebbe trasformato attraverso tale versamento. C’è inoltre da chiedersi quale sia l’importanza che si intende conferire all’istituzione scolastica nella nostra Repubblica: preferiremmo un finanziamento statale ad hoc, solido, duraturo, equo».    
 

✓ l’introduzione di un sistema competitivo che si traduce in una rivalità tra insegnanti e in una gerarchizzazione del corpo docenti contraria allo spirito di collegialità e condivisione su cui fino ad oggi si è fondata la vita scolastica
 «Il governo cerca di dirci che verrebbe promosso “il merito” attraverso un premio agli insegnanti cosiddetti “più bravi”. Ci sono qui svariati problemi. Il primo è che i più “bravi” potrebbero essere anche semplicemente quelli più asserviti al dirigente o comunque i più visibili. Il secondo è che ciò potrebbe portare gli insegnanti in guerra tra di loro, chiusi al confronto, con danni su tutti gli allievi. Infine, anche ammettendo che ci siano insegnanti migliori e altri meno, se a noi toccherà l’insegnante “ non meritevole”? E se ci toccherà una scuola con tutti gli insegnanti “scartati” dagli altri dirigenti? Il problema è dare a qualcuno un bravo insegnante e a qualcun altro uno meno bravo, o assicurare a tutti un alto livello? Non dimentichiamo che dopo tre anni di servizio il Dirigente avrà il potere di confermare o meno un docente. Questi potrebbe essere licenziato non per mancanza di merito ma semplicemente perché il dirigente non lo preferisce. Ancor più arduo diverrebbe per i nostri figli avere la speranza della continuità didattica. E’ bene ricordare che molti dirigenti hanno aderito allo sciopero».    
 
✓ l’espulsione dei supplenti dal sistema delle nomine a seguito del divieto di stipulare contratti per più di 36 mesi su posti liberi
✓ l’esclusione della scuola dell’infanzia dal piano delle assunzioni

 «Per confondere le acque, il governo dice: “Gli insegnanti protestano di fronte a chi assume 100.000 precari”. Ristabiliamo un po’ di verità: le 100.000 assunzioni previste sono per larga parte (più di 60.000) un normale turn over dovuto ai pensionamenti. Il governo è inoltre costretto da una sentenza della Corte Europea ad assumere i precari perché li sta sfruttando sottopagandoli. Le altre assunzioni servirebbero per dare alle scuole un piccolo contingente in più di posti, con il quale coprire attività aggiuntive e progetti. Ma contemporaneamente il governo taglia i fondi che venivano stanziati proprio per questi progetti e vieta di nominare i supplenti nei primi giorni di assenza, decretando così il caos per le classi dei nostri figli nelle quali l’insegnante sarà assente».    
 

 ✓ la possibilità di avviare contratti di apprendistato a partire dal secondo anno della scuola secondaria di secondo grado, in violazione del diritto all’assolvimento dell’obbligo scolastico
 «A partire dai sedici anni gli studenti degli istituti tecnici verranno impiegati per duecento ore di apprendistato non retribuito l’anno, per tre anni. I nostri figli andranno così a costituire un bacino di manovalanza non retribuita che farà comodo alle aziende che il governo intende compiacere, sottraendo ulteriori posti di lavoro».    
 
​✓ La “riforma” prevede la fine del contratto nazionale del personale della scuola. Ciò accade già in svariati settori. Siamo contrari al depotenziamento dei diritti dei lavoratori: vogliamo che gli insegnanti dei nostri figli siano liberi, tutelati nei loro diritti, messi in condizione di dare il loro meglio.
 
✓ Si sottolinea la gravità dell’assenza nel documento di governo di un qualsiasi riferimento al personale ATA come componente integrante, attiva e partecipe della vita scolastica.
 
➢ Edilizia scolastica
«Si chiede la messa in sicurezza e la riqualificazione di tutti gli edifici scolastici perché i nostri figli vanno a scuola per crescere, non per ferirsi o morire».
 
➢ Classi pollaio
«Si chiedono il rispetto e la reale applicazione delle seguenti norme: D.M. 18 dicembre 1975 e D.M. 26 agosto 1996. Queste difendono il diritto dei nostri figli alla sicurezza e alla buona didattica vietando classi sovraffollate».
 
➢ Risorse economiche
«Si chiede l’attribuzione di risorse economiche aggiuntive per riqualificare l’istruzione pubblica statale che portino la spesa dell’Italia per istruzione, formazione e ricerca ai livelli della media europea, ossia al 6% del PIL».
 
➢ Formazione del personale
«Si chiede un investimento consistente destinato alla formazione e allo sviluppo professionale degli insegnanti che hanno il compito di formare i nostri figli».