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Donato Carlea a Report, «io cacciato per ripristinare la corruzione»

Lo sfogo dell’ex provveditore interregionale alle Opere Pubbliche di Lazio Abruzzo Sardegna

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Donato Carlea a Report, «io cacciato per ripristinare la corruzione»

Donato Carlea


ABRUZZO. «Senza alcun dubbio Ercole Incalza, per la parte delle Grandi Opere e Balducci, al tempo, per la parte della protezione Civile, erano i dominus del Ministero. Lo sapevano tutti».
Parola di Donato Carlea, 62 anni, ex provveditore interregionale alle Opere Pubbliche di Lazio Abruzzo Sardegna, passato nel corso degli anni per essere un provveditore integerrimo.
Carlea si è sfogato in una intervista a Report ricostruendo il sistema degli appalti romani («nessuno veniva fatto senza una contropartita a favore di quelli all’interno. Erano tangenti») finiti poi al centro della maxi inchiesta che ha portato all’arresto di Ercole Incalza.
Carlea era stato trasferito nel 2013 al provveditorato Campania-Molise, ha presentato ricorso contro le sanzioni disciplinari e la sospensione di sei mesi dall'incarico decise dal servizio dall'Ufficio disciplina della direzione generale del ministero delle Infrastrutture.
Il Tribunale del Lavoro di Roma dovrebbe esprimersi, decidere a breve in merito al reintegro nelle sue funzioni. «Considerato un inflessibile», lo ha definito Milena Gabanelli, «perché nei 17 anni che ha passato come provveditore ai lavori pubblici in diverse regioni d’Italia, era un po’ complicato fare magheggi».
In Abruzzo si è occupato del dragaggio del porto di Pescara ma anche della ricostruzione aquilana.  L'addio di Carlea dall'Aquila era stato al centro di polemiche innescate dal sindaco, Massimo Cialente, che tra l' altro, con una lettera al ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, e al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva chiesto di non trasferire il dirigente per poter dare continuità all'azione di ricostruzione post terremoto. Il trasferimento però fu confermato.
Da alto dirigente del Ministero delle infrastrutture ha affrontato lo scandalo della ristrutturazione dell’edificio di via Boglione a Roma, lavori che lo Stato ha pagato carissimo. Il costo complessivo era di 23 milioni di euro. «Ne erano disponibili appena 350 mila euro», ha raccontato ieri a Report.  «Gli appalti sono  illegittimi già quando partono».

 Il contratto con la ditta era stato firmato dieci anni fa da Angelo Balducci (predecessore di Carlea) poi arrestato nel 2009 con l’accusa di far parte di una cricca che mise in piedi un «sistema gelatinoso» per gestire gli appalti.
Ma i lavori non si fanno, ma l'impresa chiede comunque 18 milioni di euro. Carlea transa per 7 milioni, ma lo Stato non versa la transazione e così l'impresa Carchella si prende tutto.
Nel 2014, il provveditore denuncia tutto alla procura di Roma e alla Corte dei Conti e subito dopo il ministro Lupi lo sospende dall'incarico.  «Perché mi sono ribellato», ha detto lui all’inviato di Report. «Perché ho osato ribellarmi a quella gestione clientelare anche delle nomine dei dirigenti generali e dei provveditori alle opere pubbliche».
La sospensione viene giustificata come una rotazione degli incarichi: «ma quale rotazione?», replica Carlea. «Chiamatela col nome che ha: “la restaurazione per ripristinare la corruzione”. E dopo un po’ vengo chiamato dal ministro Lupi. Posso fare un commento? Non mi sono mai sentito in un ambiente mafioso come quella volta».
E a un certo punto, a febbraio scorso,  Carlea racconta di aver ricevuto anche la telefonata di Gianni Letta: «ha saputo della mia disponibilità a rilasciare un’intervista a Report, sulla storia che mi riguarda. E si è raccomandato di non rilasciare questa intervista perché potrebbe essere controproducente per me e mi assicura che c’è la totale disponibilità da parte di Lupi, e del suo consigliere ministeriale Rocco Girlanda».