GRANDE CRISI

Auchan, «in Abruzzo 37 esuberi». Il gruppo francese formalizza licenziamenti collettivi

In tutta Italia a rischio 1.426 posti di lavoro

Redazione Pdn

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Auchan, «in Abruzzo 37 esuberi». Il gruppo francese formalizza licenziamenti collettivi


ABRUZZO. Auchan, il Gruppo francese della grande distribuzione che in tutta Italia conta 49 punti vendita ed oltre 11.400 dipendenti, presenta ai sindacati il costo della crisi.
Sono complessivamente 1.426 i dipendenti coinvolti dalla procedura di licenziamento collettivo avviata in 32 ipermercati, dove la percentuale dei dipendenti “strutturalmente in esubero” supera il 20%, mentre si attesta al 12% a livello nazionale. Di questi lavoratori, 578 - oltre un terzo degli addetti - sono occupati nei 13 ipermercati delle realtà del Mezzogiorno d’Italia, in Campania, Puglia e Sicilia.
I licenziamenti sarebbero necessari a causa della perdita di una fetta di mercato pari all'8% negli ultimi anni, dovuta, secondo l'azienda, alla concorrenza sleale subita nelle regioni del Sud, dove le aziende concorrenti non applicherebbero i contratti di categoria e dove, spesso, i dipendenti sottoscriverebbero contratti part time, meno onerosi per l'azienda, ma lavorando a tempo pieno.

Per quanto riguarda la regione Abruzzo dove Auchan è presente con ben due ipermercati (quello nei pressi dell’aeroporto e quello di Cepagatti), l’azienda ha già dichiarato 37 esuberi nella sola struttura vicino l’aeroporto, che saranno oggetto di un confronto serrato e difficile in un incontro che si terrà nella giornata di domani. Per quanto riguarda l’altro punto vendita non è chiaro se ci sono posti a rischio.
Davide Frigelli, segretario della Fisascat Cisl Abruzzo Molise che segue il settore dei centri commerciali, ricorda che negli ultimi due anni di crisi i due punti vendita abruzzesi, sono stati già interessati da precedenti procedure di attivazione di contratti di solidarietà e dimissioni incentivate che hanno sfoltito già abbondantemente il carico di personale con costi altissimi per i livelli occupazionali.
E la situazione è drammatica in tutta Italia.
«Dopo la disdetta unilaterale del contratto integrativo aziendale questo è un ulteriore colpo basso attuato da uno dei più grandi operatori della grande distribuzione commerciale che fino ad oggi non ha messo in campo politiche di rilancio – ha stigmatizzato il segretario nazionale della Fisascat Ferruccio Fiorot – I dipendenti di Auchan coinvolti dalla procedura di licenziamento pagano a caro prezzo la mancanza di un piano di sviluppo aziendale finalizzato a fronteggiare la crisi dei consumi».
«Se la scelta è quella di ridurre il costo del lavoro in un’ottica complessiva di ristrutturazione, noi ribadiamo fermamente il nostro sconcerto perché è inaccettabile che a farne le spese siano solo ed esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici – ha aggiunto Fiorot – C’è da chiedersi se la formula degli Ipermercati e dei grandi centri commerciali funziona ancora in Italia dove la crisi dei consumi si fa ancora sentire».
«Non dimentichiamo poi – ha concluso Fiorot - che fino ad oggi la società ha chiesto ed ottenuto l’applicazione del contratto di solidarietà per i lavoratori di 21 ipermercati».

SCIOPERO NAZIONALE
In attesa che a livello unitario si programmino ulteriori azioni di protesta, è confermata la mobilitazione e lo sciopero programmato a livello nazionale per l’intero turno di lavoro del prossimo 9 maggio, con l’ulteriore articolazione di 8 ore di sciopero da decidere a livello territoriale.
La mobilitazione era già nell’aria da qualche settimana ovvero da quando era stata annunciata la disdetta del contratto integrativo da parte dell'azienda, con la sospensione della quattordicesima mensilità e degli scatti di anzianità.
Il rischio, secondo la Fisascat, è che i grandi gruppi della grande distribuzione, compreso Auchan, perdano interesse ad investire in un Paese che registra ad oggi timidi segnali di ripresa, «se non si adottano al più presto misure finalizzate ad accrescere il potere di acquisto di salari e pensioni sarà difficile che le famiglie tornino a spendere – ha sottolineato il segretario generale della categoria Pierangelo Raineri – E’ necessario agire anche sulla leva fiscale che finora ha gravato esclusivamente sul lavoro dipendente e sulle pensioni».

LA CRISI DELL’AREA METROPOLITANA
Leonardo Piccinno, segretario generale della Fisascat Cisl Abruzzo Molise, esprime invece, forte preoccupazione per la tenuta del sistema distributivo commerciale presente nel territorio abruzzese.
Sistema che nel corso degli anni dello sviluppo economico regionale ha fatto segnare la presenza di centri commerciali nel rapporto metri quadrati/abitanti, tra il più alto a livello italiano e la perdurante crisi dei consumi e la scarsa convenienza economica che incominciano a registrare i grandi players (Auchan, Finiper, Metro, Obi, Mercatone Uno, Sisa, Vemac, ecc.), tutti presenti nell’area metropolitana, rischia di trasformare il segnale dato da Auchan, «un esempio da seguire, se la Regione Abruzzo, non avvia una seria politica di sviluppo che punti a rilanciare la ripresa economica e la disponibilità di risorse a disposizione dei cittadini».
«Occorrere che la Giunta Regionale», chiede il sindacato, «attui una politica fiscale locale più favorevole verso i cittadini, le famiglie i disoccupati, per incentivare i consumi».

ANCHE MEDIA WORLD IN CRISI
Intanto anche Media World, catena di elettronica di consumo leader del mercato europeo, annuncia la chiusura di 7 punti vendita sul territorio nazionale che per il momento non toccano l’Abruzzo. Le chiusure previste sono a Nola, Napoli, Roma, Genova, Milano, Beinasco e Settimo Milanese.
Mentre da un lato progetta nuove aperture in Italia, dall'altro Media World dichiara chiusure ed esuberi che impatteranno sulle condizioni materiali di circa 700 donne e uomini, a cui si prospetta un futuro di disoccupazione.
«Ecco gli effetti delle liberalizzazioni e del Jobs Act - attacca Francesco Iacovone, dell’Esecutivo Nazionale USB Lavoro Privato - la politica degli annunci è un grande bluff, la realtà la vediamo tutti i giorni con le grandi crisi occupazionali di questo Paese, dalla Indesit all'Auchan, dalle grandi Coop fino ad arrivare all'elettronica di consumo e a Mediamarket».