OMICIDIO SENZA COLPEVOLI

Scomparsa Donatella Grosso, procedimento archiviato. Resta il mistero

Rigettata l’opposizione della famiglia

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Scomparsa Donatella Grosso, procedimento archiviato. Resta il mistero

La mamma di Donatella

 



PESCARA. Il gip di Pescara ha archiviato il procedimento per omicidio a carico dell'allora fidanzato di Donatella Grosso e ha rigettato l'opposizione proposta dalla famiglia.
La trentenne è sparita dalla sua casa di Francavilla nella notte tra il 26 e il 27 luglio del 1996 e in quasi venti anni di ricerche e di indagini non si è mai arrivati alla verità sul caso.

«Per ora si pone la parola fine ad una storia giudiziaria condotta, all'epoca dei fatti nel 1996, in maniera opaca e successivamente riaperta più volte senza mai trovare il corpo della povera Donatella», commenta sulla sua pagina Facebook l’avvocato della famiglia Grosso, Giacomo Frazzitta. «La giustizia si arrende...almeno per ora», prosegue il legale, «ma noi continuiamo insieme alla famiglia a coltivare speranze di giustizia ....non molleremo perché la verità è ad un passo».

A settembre scorso era arrivata la richiesta di archiviazione - la terza in 24 mesi, la sesta in 18 anni – da parte della procura di Pescara. Una archiviazione contro la quale la famiglia si è sempre opposta con forza.
Nell’opposizione all’archiviazione l'avvocato Frazzitta aveva chiesto, tra le altre cose, un approfondimento delle indagini sottolineando la necessità di completare l'attività tecnica di sondaggio dei terreni nella diretta disponibilità al momento dei fatti dell'ex fidanzato di Donatella, all’epoca unico indagato, e di quelli di proprietà della famiglia dell'allora compagna dell'indagato.

Inoltre aveva chiesto di effettuare un'attività di escavazione alla presenza di archeologi forensi nella striscia di terreno non coltivata nei pressi della casetta rosa, menzionata in una telefonata anonima ricevuta dal padre di Donatella il 7 maggio del 2012.
L’inchiesta negli ultimi due decenni ha vissuto alterne vicende tra spostamenti (da Chieti a Pescara e poi L’Aquila e poi ancora a Pescara) chiusure e riaperture e per la famiglia uno sarebbe il responsabile, l'ex fidanzato di Donatella, Marco F.
L’uomo oggi vive in provincia di Chieti, non ha mai accettato di parlare di questa storia con i giornalisti né ha mai consentito riprese televisive. Secondo gli inquirenti, però, a suo carico ci sarebbero solo indizi destinati a non reggere nel corso di un dibattimento. Da qui le reiterate richieste di archiviazione.

Nel corso delle indagini è stato però accertato come lui sia stata l’ultima persona ad aver visto la ragazza in vita la sera della scomparsa. Il giovane in un primo momento raccontò di aver visto Donatella il pomeriggio. Poi cambiò versione e disse di averla accompagnata alla stazione ma che la donna non gli volle dire dove fosse diretta. Ma la famiglia non ha mai creduto a questa ricostruzione dei fatti. Un amico del ragazzo a ottobre del 2003 raccontò agli inquirenti che Marco viveva contemporaneamente due relazioni, quella con la giovane scomparsa e quella con un’altra ragazza della Pescara bene.
Proprio le pressioni di Donatella di ufficializzare il loro legame in pubblico avrebbe stressato il giovane tanto da confidare agli amici «mi sa che quella lì prima o poi la faccio fuori, la butto in un burrone, tanto chi se ne accorge…che ci vuole tanto vado con lei in montagna di notte la butto giù ed è fatta».
Ad ottobre scorso Mario Grosso, papà di Donatella, è morto senza sapere che fine abbia fatto sua figlia.

IL GIP:«NUOVE PROVE INSUFFICIENTI»
Il gip nel provvedimento di archiviazione scrive che «la rinnovata e complessa attivita' investigativa svolta a seguito della riapertura delle indagini il 5 dicembre del 2008 , costituita non solo dagli accertamenti svolti in sede di incidente probatorio sulla lettera spedita la sera della scomparsa di Donatella Grosso, ma da una totale rivisitazione del materiale probatorio gia' assunto ed approfondimenti investigativi ad ampio raggio, ha offerto risultati che appaiono assolutamente inadeguati per un utile esercizio dell'azione penale in sede dibattimentale. In sostanza, l'attivita' investigativa svolta dopo la riapertura delle indagini non e' andata oltre rispetto alle circostanze emerse in occasione delle pregresse indagini» ovvero che l'ex fidanzato della trentenne , «e' stata l'ultima persona ad aver visto Donatella Grosso la notte del 26 luglio 1996, accompagnandola in stazione».
 Nello specifico, il gip evidenzia che per gli accertamenti svolti in precedenza per l'esame dattiloscopico «sono state sottoposte a verifica sia la busta (nella parte interna ed esterna) e sia la lettera e campionate sulla busta quattro impronte risultate non utili per confronti dattiloscopici in quanto di limitata estensione e sulla lettera una impronta giudicata utile».
 Il gip osserva che l'impronta giudicata utile confrontata con quella dell'indagato «non ha permesso di accertare profili di identita'».
 Riguardo poi alla richiesta di estensione dell'indagine tecnica per il confronto del profilo femminile estrapolato sulla busta sia con quello di Donatella Grosso e sia con altri soggetti femminili di interesse investigativo, il gip scrive che non puo' essere accolta perche' «nulla emerge dagli atti per mettere in discussione la riferibilita' della materiale compilazione della missiva a Donatella Grosso e comunque nulla aggiungerebbe rispetto alla posizione dell'indagato, e sia perche' nulla emerge dagli atti per ipotizzare responsabilita' a carico di ulteriori soggetti femminili non meglio indicati».
 Infine, per quanto riguarda la richiesta di reiterazione dell'accertamento sulla busta della lettera, il giudice sottolinea che «la stessa non presenta alcun carattere di novita' rispetto all'accertamento gia' svolto, effettuato secondo protocolli analitici standard e strumentazioni del tutto adeguati, ne' le considerazioni svolte sulla esistenza di tecniche di analisi del Dna piu' sofisticate consentono di ritenere proficua l'integrazione probatoria sollecitata, tenuto conto degli oggettivi rischi dell'affidabilita' dei risultati derivanti dai potenziamenti dei protocolli nei casi di scarse quantita' di materiale biologico».
«Quanto detto - conclude il gip - unitamente allo stato dei reperti (oggetto di ripetuta manipolazione prima degli accertamenti svolti in sede di incidente probatorio), rende del tutto superflua l'integrazione probatoria nuovamente sollecitata, come gia' vagliato nelle precedenti ordinanze».