COSì E' DECISO

Commissari e concorsi, Tar Pescara: «lecito che a giudicare siano i colleghi dei candidati»

La Asl di Pescara vince su tutta la linea. Ecco quali sono i motivi validi per l’astensione

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Commissari e concorsi, Tar Pescara: «lecito che a giudicare siano i colleghi dei candidati»




PESCARA. Qualche giorno fa il segretario provinciale Fials di Pescara, Gabriele Pasqualone, aveva denunciato presunti conflitti di interesse nella composizioni delle commissioni valutatrici di due concorsi alla Asl di Pescara.
Tra i punti contestati la presenza di commissari interni che lavorano a stretto contatto con i candidati che parteciperanno alle procedure concorsuali, «svolgendo su di loro anche funzioni di coordinamento, con posizione di responsabilità amministrativa e funzionale».
In questo caso, chiedeva il sindacato, si può garantire serenità di giudizio? Il Fials aveva spedito una diffida al manager D’Amario chiedendo di ripensare alla composizione delle commissioni anche a seguito di alcuni pronunciamenti di Tar e Consiglio di Stato.
Una situazione che accade praticamente in tutte le amministrazioni pubbliche e che più di una volta ha fatto storcere il naso ai candidati “esterni” che si sono sentiti discriminati.

Eppure oggi l’Asl di Pescara può sventolare una recentissima sentenza del Tar di Pescara, depositata appena tre giorni fa, dalla quale si evince che non c’è nessun problema nella composizione delle commissioni e che tutto può continuare allo stesso modo.
La sentenza è quella relativa ad un concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di 2 collaboratori amministrativi impugnato un anno fa da un escluso: tra i motivi del ricorso spiccano anche le contestazioni alla composizione della commissione esaminatrice e il fatto che alcuni commissari lavorino a stretto contatto con i candidati che parteciperanno alle procedure concorsuali («stretto e perdurante rapporto, gerarchico e funzionale» tra il presidente ed alcuni dei concorrenti». Dunque si contesta il fatto che questi commissari non sarebbero in grado di assicurare imparzialità e competenza. 

Ma i giudici Michele Eliantonio, (presidente), Dino Nazzaro, (consigliere) e Alberto Tramaglini, (consigliere estensore) ricordano che il Consiglio di Stato ha già decretato che l’incompatibilità tra esaminatore e concorrente deve «implicare una comunanza di interessi economici o di vita tra i due soggetti di intensità tale da far ingenerare il sospetto che il candidato sia giudicato non in base alle risultanze oggettive della procedura, ma in virtù della conoscenza personale con il commissario».
Insomma il fatto di lavorare insieme non è sufficiente per decretare l’incompatibilità di chi deve giudicare e l’attività lavorativa, anche quotidiana, «non è in grado di integrare una “comunanza di interessi economici o di vita” di particolare intensità».
Per questo i commissari non hanno alcun obbligo di astensione: «l’appartenenza allo stesso ufficio e il rapporto di subordinazione non sono riconducibili ad alcuno dei casi previsti» per l’esclusione (causa pendente, rapporti di credito e debito, grave inimicizia».
Per i giudici causa di sostituzione potrebbe essere la prova dell’«esistenza di una relazione tra i candidati e il componente della commissione contrassegnata dai caratteri di sistematicità e di intensità, tale da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio idoneo ad imporre l’obbligo di astensione».
Solo in quel caso il commissario dovrebbe alzarsi e lasciare il posto a qualche altro collega.
E si specifica ancora: «lo svolgimento del rapporto lavorativo «non dà quindi luogo alla “frequentazione quotidiana” ed alla “comunanza di interessi” in grado di evidenziare “il rischio di inquinamento del giudizio valutativo” salvo non vengano evidenziate concrete circostanze che denotino che tra i predetti soggetti vi è un rapporto che eccede l’ambito lavorativo e dà luogo alle situazioni in cui l’imparzialità del giudizio è in partenza compromessa».

«NESSUN OBBLIGO DI MOTIVARE LA SCELTA»
La sentenza chiarisce anche che l’amministrazione che ha indetto il concorso non ha «alcun obbligo di motivare la scelta del singolo commissario, anche qualora i componenti possano essere scelti fra soggetti appartenenti a categorie professionali diverse, in quanto la stessa qualifica rivestita denota l’idoneità a svolgere il compito assegnato».
Nel caso impugnato un anno fa e risolto nei giorni scorsi dai giudici amministrativi il ricorrente contestava ad esempio la carenza in capo ad un componente di una commissione della qualità di «esperto di comprovata esperienza rispetto alle materie oggetto di selezione nell’ambito di materie giuridiche».
La componente infatti, aveva nel cassetto una laurea in Lettere e non in Giurisprudenza. Ma anche in questo caso i giudici sono netti: «non può dubitarsi che ad un funzionario investito di posizioni di responsabilità in seno alla struttura burocratica dell'Ente, vuoi per la esperienza maturata nella sede di lavoro, vuoi per la preparazione teorico-pratica acquisita in vista delle prove concorsuali di accesso alla qualifica iniziale ed a quelle superiori successivamente raggiunte, possa mancare quella conoscenza non superficiale degli istituti fondamentali del diritto amministrativo, senza la quale sarebbe addirittura difficile ipotizzare l'esercizio di funzioni professionali di responsabilità all'interno della compagine amministrativa».