GUARDARE E NON VEDERE

L’inchiesta Soget, la Casta, l’indebitamento ed i bilanci aggiustati degli enti pubblici

Tutto era già chiaro da anni ma si è preferito non vedere: che fine farà la nuova inchiesta?

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L’inchiesta Soget, la Casta, l’indebitamento ed i bilanci aggiustati degli enti pubblici




PESCARA. Magari falsi falsi proprio no, ma un tantinello ritoccati certamente sì. Spararla grossa sulle previsioni poi che colpa è: “dovevamo incassare 10, ce l’abbiamo messa tutta ma abbiamo incassato solo 4, che possiamo fare?”
Con un semplice gioco di previsioni (“puntuali” solo nella loro ricorrente fallacia) molti enti pubblici si tengono in piedi con un pareggio di bilancio che spesso è solo virtuale. Tutto accade nei bilanci di previsione e sulle stime dei crediti da riscuotere (entrate presunte) e per andare in pareggio si gonfiano proprio tali stime ed il gioco è (quasi) fatto. Si va avanti per anni, poi ad un certo punto non si può più ed arriva il dissesto come accaduto al Comune di Pescara che entra mani e piedi nella inchiesta che fa paura sulla Soget e che al momento vede un unico indagato, Gaetano Monaco, legale rappresentante della società di riscossione che fattura centinaia di milioni di euro grazie ad appalti pubblici e che ora vive in Abruzzo un periodo di “calo di consenso” . Tutto già accaduto in Puglia e a Taranto dove qualche anno fa una inchiesta simile è sfociata in un processo con qualche condanna…

Ora la Procura di Pescara sembra essersi imbattuta in un altro groviglio che travalica di gran lunga l’Abruzzo e arriva nei gangli che contano del nostro Paese, passando per interessi giganteschi e protezioni ad altissimi livelli. L’ipotesi che si affaccia -e sembra ogni giorno più vera- è che la Soget abbia messo in piedi un vero e proprio sistema illegale di “sconto” dei debiti da riscuotere per alcuni amministratori pubblici che a vario titolo siano entrati in contatto proprio con la setssa società.
E forse per questo che si avverte una strana cappa sulla vicenda ed il sentore che in molti stiano cercando  di capire dove gli inquirenti e gli investigatori della Squadra Mobile e della Forestale vogliono e possono arrivare.
L’inchiesta potrebbe svelare non solo una commistione di interessi, favori, forse corruzione, ma anche la qualità dei nostri amministratori in grado di intrecciare buoni rapporti proprio con chi avrebbero dovuto controllare. Già avere il numero di cellulare di Gaetano Monaco, capo della Soget, dovrebbe significare qualcosa: che bisogno c’è per un consigliere comunale o un sindaco interloquire “informalmente” con il vertice della società di riscossione? Che bisogno c’è per un consigliere comunale di «prendere un caffè» con colui che deve essere controllato dal Comune ed invece “abbuona” pignoramenti?
Da questa commistione che purtroppo continua a puzzare di Casta, forse, oggi si possono comprendere meglio certi comportamenti e certe scelte che hanno portato allo sbando enti pubblici e permesso l’accumulo di milioni di euro di debiti sulle nostre spalle.

AL COMUNE DI PESCARA SI GONFIAVA COSI’
 Prove dell’andazzo fatale si ritrovano nel documento unico di programmazione 2014-2016 approvato dalla giunta di Marco Alessandrini lo scorso mese di settembre.
E’ curioso che tra le prime righe la cosa che si evidenzia con forza è che è «assolutamente necessario provvedere a porre in essere efficaci azioni che consentano (…) l’implementazione di tutte le azioni possibili volte all’effettivo incasso delle entrate tributarie ed extratributarie».
Poche parole che aprono un mondo:  intanto le azioni devono essere «efficaci» che fa presupporre che fino a quel momento non lo siano state, inoltre, bisogna mettere in campo azioni che devono avere come scopo «l’effettivo» incasso dei tributi, il che fa presupporre che prima ci si accontentava delle previsioni.
Inutile dire che si sta parlando della Soget e del suo lavoro che da questo documento esce fatto a pezzi e di qualità pessima. Non un dettaglio secondario ma una valanga che travolge anche tutti coloro che lavorano per il Comune che attendono mesi per essere pagati (mediamente rimangono in attesa spese correnti per 30mln di euro).
Nel periodo 2009-2014 sono venute meno «risorse finanziarie pari a 50 mln di euro», dice il documento dei tecnici approvato dalla giunta di centrosinistra che scandaglia l’operato solo della giunta Mascia di centrodestra.

E poi ancora: «da una analisi delle riscossioni e dei pagamenti in conto residui a fronte di pagamenti “quasi certi” dei residui passivi nel corso degli esercizi, i residui attivi vedono un tasso di riscossione notevolmente inferiore e soprattutto come la divergenza tra i due tassi di riscossione sia andata aumentando nel corso degli anni».
Tradotto: ogni anno si prevede di riscuotere cifre talmente gonfiate che poi a consuntivo il risultato è così misero da far sorridere o inorridire.
Inoltre secondo lo stesso documento il tasso di riscossione è passato dal 39,4% al 16,55%; il che significa ogni anno far entrare nelle casse del Comune di Pescara sempre meno soldi mentre le spese aumentavano. Risultato: dissesto.
Ora, però, alla luce delle risultanze che emergono dall’inchiesta sarebbe vitale sapere come mai dal 2009 al 2014 la Soget è riuscita ad incassare sempre meno, tanto da procurare un «disequilibrio strutturale che a sua volta genera ulteriore crisi di liquidità».
Ed i bilanci per fortuna rimangono scritti lì e, da un parte, certificano un trend consolidato della spesa in lieve aumento ma, dall’altra, si faceva sempre affidamento  ad entrate «in parte sovrastimate e comunque non aderenti alla realtà».
«Il fenomeno è rimasto latente», scrivono i tecnici del Comune, «fino a quando non si è fatto ricorso all’anticipazione di tesoreria».
Insomma la giunta Alessandrini dice che ha «interrotto un modus operandi» che consisteva nella sovrastima delle entrate e li ha resi «maggiormente aderenti alla realtà». Balle grossolane e pericolose.
E poi ancora si parla della riscossione: «potenziando le entrate comunali» e «quindi velocizzare la riscossione dei crediti vantati dal Comune» e se del caso sarà previsto il ricorso «a società specializzate nel recupero crediti» . Insomma se non fosse chiaro: si cambia registro, dove il registro è quello della Soget.

Ma allora in che modo il centro destra dell’ex sindaco Albore Mascia ha controllato la Soget?
I risultati sono stati insoddisfacenti ed ora sapere che il collaboratore dell’ex sindaco (Giuliano Grossi, al quale si è dovuto trovare comunque una poltrona) aveva nel 2014 un debito di 49mila euro non riscosso e che il consigliere di maggioranza Lorenzo Sospiri ne ha avuto uno da 20mila cancellato (e poi ripristinato e pagato) non tranquillizza.

L’ACA FACEVA ACQUA DA TUTTE LE PARTI MA ANCHE LA SOGET…
Chi pensa che sia una  vicenda dove c’entri il colore politico si sbaglia. Qui i daltonici hanno una marcia in più e non si lasciano trarre in inganno dalle casacche indossate. Allora vengono in mente altre situazioni in tempi ormai lontani, situazioni “inspiegabili” di palese mancanza di buon senso dettato da ragioni misteriose ma certamente esistenti. E in quella come in tutte le alte occasioni la politica preferì far finta di nulla anzi approvare in pieno le scelte scellerate.
Giugno 2010 l’Aca era al centro di polemiche per la sua gestione fallimentare in capo a Ezio Di Cristoforo (Pd) ed era il momento di approvare un bilancio che poi sarà marchiato del grosso sospetto di essere falso dai consulenti della procura che indagheranno.
In una intervista a PrimaDaNoi.it oltre le altre palesi esagerazioni (per usare un eufemismo)  Di Cristoforo fu chiamato a rispondere proprio sulle previsioni di incassare fatture non riscosse dalla Soget che aveva vinto di recente un appalto oggetto di alcuni esposti anonimi.
Domandavamo:

A proposito, le sembra possibile e reale la previsione messa a bilancio di incassare il 99% delle fatture emesse?
«Quella è una previsione, si sa che un 5% fisiologico non pagherà…sono previsioni, senno perché si chiamano previsioni?»

..le stime però devono seguire una logica, ma soprattutto il criterio della prudenza.
«in un bilancio si fa così, non puoi prevedere di incassare di meno, poi lì ci sono i pareri dei revisori e il lavoro del dirigente finanziario. Non ho capito perché tutti questi problemi, ma stiamo scherzando? Questo è l'unico bilancio positivo dell'Aca e ci sono tutte queste polemiche. Forse c'è qualcuno che non sopporta che questo presidente è riuscito a tagliare 5,3 mln di euro di spese». 

 
Anche grazie a quelle previsioni gonfiate i bilanci erano in pareggio ed è inutile dire che l’anno seguente l’Aca sforò alla grande le sue rosee previsioni così come farà anche dopo. E’ finita che i debiti sono lievitati a 130mln di euro con un commissario che prevede di rimettere in sesto la società spolpata dal “partito dell’acqua”.
Visto che una intervista magari conta poco allora che diceva il consulente della procura di Pescara in merito (due anni dopo)?
«L’Aca ha una scarsissima capacità di incassare», scrisse il consulente in una relazione depositata nell’inchiesta che poi porterà proprio all’arresto di Di Cristoforo per tangenti, «come elemento unico che ha ingenerato il dissesto finanziario della stessa azienda. Dall’analisi della rotazione dei crediti verso clienti  anche il sottoscritto conferma l’effetto devastante della gestione degli incassi, tale da ipotizzare un’azione di responsabilità nei confronti della società Soget Spa a cui è stato affidato l’incasso crediti dal 2005 al 2012, in un periodo in cui è stato più evidente il peggioramento della gestione dei crediti commerciali».

 

Dunque secondo un’altra voce la gestione Soget è stata devastante nella riscossione ed oggi sappiamo che magari quella “imperizia” e distrazione nel riscuotere possono nascondere anche pericolose aderenze, favori e trattamenti particolari per morosi speciali e debiti da mettere a carico delle casse pubbliche.
  Eppure l’Aca prima dell’appalto Soget non riscuoteva solo il 10%, con la Soget molto di più.
«Il problema», scrive ancora il consulente della procura, «non è stato tanto la scelta errata, ma quanto il perseverare nell’affidamento del servizio di riscossione fino a quando non è intervenuto l’Ente d’Ambito che ha diffidato l’ACA Spa richiedendo di internalizzare il servizio di recupero crediti in quanto molto meno costoso e, probabilmente, più efficiente rispetto alla gestione Soget».
E che dire di milioni di euro di crediti che l’Aca ha ceduto alla Soget e non contabilizzati?
«Seri dubbi si esprimono, inoltre, sulla fine dei crediti ceduti, anch’essi pro-soluto alla stessa società, nel corso del 2009 per oltre 10 milioni di euro non contabilizzati nell’esercizio di competenza ma di cui non si fornisce alcuna informazione nel corrente bilancio di esercizio».

Un rapporto, quello tra Aca e Soget,  che purtroppo non è stato scandagliato a dovere dalla politica e nemmeno dalla procura che -visto il lavoro già fatto- avrebbe potuto essere più attenta e meticolosa nel valutare responsabilità e conseguenze pubbliche delle gestioni fallimentari.
Inutile dire che il consulente demolì letteralmente il rapporto tra Aca e Soget bollandolo come «antieconomico ed esoso».
«Dalla documentazione contabile consegnata al sottoscritto», scrive ancora, «non si rinviene alcuna analisi relativa al comportamento della società di riscossione volto a verificare il corretto comportamento nel recupero dei crediti, stante la presenza di percentuali di compenso che potevano favorire un’attività di recupero più superficiale al fine di favorire la successiva attività coattiva».
«Corretto comportamento nel recupero dei crediti»? Ma non è forse quello che nel 2015 sta ipotizzando la stessa procura tre anni dopo quella relazione?
 
Per ora si tratta solo di ipotesi di leggerezza e spregiudicatezza nel gestire la riscossione e questo mette in luce l’assoluta assenza di enti pubblici controllori attenti e indipendenti rispetto al privato controllato.
Ed oggi è legittimo il sospetto che dentro quei crediti non riscossi (messi a carico delle casse pubbliche) ci possano essere molti altri “illustri irreperibili”.

Alessandro Biancardi