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D’Alfonso, denunce a raffica per tutelare la sua immagine. E a Pettinari (M5S) chiede 200 mila euro

Denunciati anche tre utenti Facebook

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D’Alfonso, denunce a raffica per tutelare la sua immagine. E a Pettinari (M5S) chiede 200 mila euro

Luciano D'Alfonso

ABRUZZO. «Sto approntando un piano di opere pubbliche da realizzare con i proventi delle cause per diffamazione».
L’annuncio è del governatore Luciano D’Alfonso che pare intenzionato a cambiare tattica e usare il pugno di ferro con quanti mettono in dubbio la sua correttezza morale e istituzionale.
Tempi duri, dunque, per i contestatori e per i ‘leoni da tastiera’ che in anonimo o con nome e cognome spesso si sfogano sui social network senza pensare alle conseguenze… ma anche agli avversari politici.
Se fino a qualche mese le denunce non erano una prerogativa del presidente adesso è deciso più che mai a non farne passare più nessuna. D'Alfonso lo aveva annunciato nell'ultimo consiglio regionale del 2014 quello dell'approvazione del bilancio dove aveva preannunciato di «non cedere più di un millimetro» e dove aveva ripetuto per l'ennesima volta che l'opposizione pre-inchieste che non riusciva a vincerlo si era rivolta alla magistratura.
Già in quell'occasione il governatore aveva  espresso tutto il suo fastidio verso le aspre critiche che gli vengono rivolte, alcune eccessive e travalicanti la decenza, il decoro ed il buon senso, altre più che lecite.
Ma D'Alfonso lo ha promesso ai suoi figli ed ha ricordato che ha tanti avvocati che lo difendono «anche gratis, compreso l'avvocato Milia», e poi allora auspicò: «prendetevela con gli errori e non con gli erranti».  

L’ultimo bersaglio in ordine di tempo è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Domenico Pettinari, al quale il governatore chiede un risarcimento danni da 200 mila euro per una interpellanza sull’immobile dell’Asl di Pescara. I 5 Stelle, così in meno di un mese hanno collezionato due richieste di risarcimento danni per un totale di 550 mila euro. Prima di Pettinari, infatti, la consigliera comunale Enrica Sabatini è stata denunciata dalla famiglia Teodoro per alcune affermazioni rese in Consiglio comunale.

Ma D’Alfonso non è intenzionato a farla passare liscia nemmeno ad alcuni commentatori Facebook che lo avrebbero contestato sui social network. Dentro vi sarebbero anche alcuni lettori di PrimaDaNoi.it che si sarebbero espressi in critiche giudicate eccessive.
Non denunce penali ma civili perché il suo obiettivo è proprio quello di incassare e utilizzare gli eventuali risarcimenti che i giudici accorderanno per le opere pubbliche della regione.
Secondo quanto riferisce lo stesso D’Alfonso a breve contatterà Toyo Ito, il papà dello sfortunato calice di piazza salotto e poi collassato, al quale destinare i 100 mila euro riconosciuti al presidente dopo una causa vinta contro il quotidiano Libero che lo aveva associato allo scandalo Fangopoli.
Il presidente ne ha chiesti anche 150 mila euro al Fatto Quotidiano che lo aveva definito «arrestato» quando in realtà non lo era affatto. In ‘attesa di giudizio’ dunque si aggiungono al quotidiano di Marco Travaglio tre utenti Facebook, ai quali d’Alfonso chiede 70 mila euro, e Pettinari (200 mila euro) ‘reo’ di aver chiamato in causa l’ex sindaco di Pescara sul caso dell’immobile dell’Asl «pur sapendo che io non c’entro nulla».

E sullo stesso immobile anche il manager dell’azienda sanitaria pescarese, Claudio D’Amario, si sta muovendo a colpi di denunce contro Striscia La Notizia…
Increduli i 5 Stelle per la decisione del Governatore di colpire uno dei loro: «è assolutamente inconcepibile – spiega il portavoce Riccardo Mercante – un simile atteggiamento, teso, senza ombra di dubbio, a limitare il diritto di informazione e di critica che in uno stato democratico dovrebbe essere riconosciuto ad ogni singolo cittadino, a maggior ragione allorquando si tratta di un Consigliere regionale, chiamato, in ragione del proprio ufficio, a verificare la regolarità e la correttezza dell’azione amministrativa. Il Presidente D’Alfonso non fa altro che seguire una linea politica di gran moda in questo periodo: quella dell’intimidazione e della minaccia di querele per tacitare ogni forma di dissenso o di protesta e per bloccare qualsiasi analisi o ricerca più approfondita. In questo modo si finisce col ledere il più importante dei principi tutelati dalla nostra carta costituzionale, nonché tutte le prerogative e i diritti che lo Statuto ed i vari regolamenti regionali riconoscono a ciascun Consigliere».
« Vorrei ricordare a D’Alfonso – ha precisato Mercante - che esprimere dubbi, manifestare il proprio pensiero, tra l’altro sempre in maniera corretta e rispettosa delle istituzioni, chiedere chiarimenti e verificare la legittimità delle procedure è un compito, ed anzi, un dovere ben preciso che ci è stato affidato da tutti quei cittadini abruzzesi che nello scorso mese di maggio ci hanno scelti per rappresentarli e portare la loro voce in Regione. Disconoscere questo vuol dire delegittimare il Consiglio regionale e con esso tutte le istituzioni». 

Intanto i parlamentari M5s hanno annunciato una interrogazione al ministro sulla vicenda dell’immobile venduto dall’imprenditore Ermanio Cetrullo alla Asl ricevandone una plusvalenza di circa 2 mln di euro. «Invece di fare denunce intimidatorie ai consiglieri regionali del M5S», si legge in una nota, «il presidente della Regione Abruzzo chiarisca la sua posizione e il suo ruolo nella vicenda. Il M5S non si lascia intimidire».

Una escalation del genere era più che prevedibile e segna un certo scadimento del dialogo e della "educazione all’altro" (diverso) intesa nel senso più ampio e certo non può sorprendere chi da ormai quasi dieci anni è vittima solitaria di questa infima e arrogante cultura la quale mal digerisce, da una parte, le critiche del potere e, dall’altra, fa esplodere l’esasperazione dei toni di chi subisce.
Sarebbe forse il caso di cambiare registro e rileggere tutti codici e Costituzione.