DOMANDE DA 1 MLD DI EURO

Terna risponde: il cavo del Montenegro completato tra il 2018 e il 2019

La società risponde agli interrogativi di PrimaDaNoi.it

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Terna risponde:  il cavo del Montenegro completato tra il 2018 e il 2019

Una sezione del cavo

ABRUZZO. Il progetto del cavo del Montenegro della società Terma è al centro di un fuoco incrociato di cittadini e ambientalisti. La società nei mesi scorsi si è aperta con incontri pubblici al confronto e al dibattito ma il risultato forse non è stato quello sperato. Le posizione appaiono ancora inconciliabili e alcune domande ancora senza risposta. PrimaDaNoi.it ha avanzato alla multinazionale alcuni quesiti per capire meglio ciò che ruota intorno al maxi progetto tanto contestato ce con un piede sta in Montenegro e con l’altro proprio in Abruzzo. Dalle domande molto mirate e tecniche emergono diverse informazioni utili a comprendere lo stato di avanzamento dell’intero progetto che comprende vari lotti nei due stati e coinvolge alte società. Solo il progetto completo potrà poi servire al trasporto della energia elettrica acquistata nei Balcani. 

 Primo quesito: qual è la data di completamento della posa del cavo?

«I lavori sono stati avviati sia in Italia sia in Montenegro e la completa entrata in esercizio di entrambi i poli è prevista tra il 2018 e il 2019».

 In Montenegro è iniziata la progettazione delle dighe  e delle centrali idroelettriche e la loro costruzione nell'ambito del dichiarato programma di importare energia pulita in Italia?

«Occorre chiedere agli operatori. A Terna, al momento, non risulta ci siano in costruzione opere di questo genere. Va chiarito che il cavo trasporterà energia proveniente dall’intera area balcanica nella quale esistono già numerosi impianti di produzioni di energia da fonti rinnovabili. Paesi come Bulgaria e Romania, ad esempio, sono eccedentari dal punto di vista energetico, così come la Serbia già dispone di impianti di produzione che potrebbero rendere disponibile energia per l’Italia da trasportare attraverso il costruendo cavidotto. A prescindere da eventuali prossimi impianti di produzione, l’energia disponibile nei Balcani è già sufficiente all’operatività del cavo».

 Non c’è il concreto rischio di importare l'energia sporca della centrale termo a lignite di Plievlja?

«Il cavo trasporterà energia, come tutte le reti elettriche in tutti i Paesi del mondo, prodotta dalle centrali che saranno in servizio e che offriranno la loro energia al minor costo sul mercato. Il cavo va considerato al pari di un’autostrada che dunque fornisce la possibilità di veicolare il traffico e che può essere utilizzata dalle diverse tipologie di automobili che la possono  percorrere».

 Sono stati progettati e costruiti gli elettrodotti per il percorso Serbia-Montenegro?

«Al momento non risulta siano stati ancora aperti cantieri».

 Per quali motivazioni specifiche Terna ha costituito Terna Crna Gora d.o.o. con capitale di cinque milioni di euro e alcuni dipendenti? Non si tratta di un duplicato delle funzioni svolte da Terna in Cges?

«Cges è il concessionario della trasmissione e dispacciamento in Montenegro ed è controllata dallo Stato montenegrino. Terna Crna Gora si è resa necessaria perché la legge montenegrina, per operazioni di questo genere, richiede che le attività siano svolte da una società costituita in Montenegro».

 Quali parametri di valutazione ha utilizzato Terna per l'acquisizione della partecipazione azionaria nella Società di distribuzione Cges?

«Cges è una società omologa di Terna, ossia concessionaria di pubblico servizio in quanto gestisce e assicura la trasmissione dell’energia elettrica in Montenegro. Avendo avviato il progetto Italia-Montenegro, Terna ha ritenuto strategico acquisire una partecipazione azionaria, sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista funzionale per l’attività di dispacciamento in un’ottica di ottimizzazione e di integrazione delle attività».

  Terna conosce le gravi e specifiche accuse provenienti da organi di informazione ed Ong del Montenegro (Dan, Monitor, Vijesti, Green Home, Mans) che da molto tempo accusano Djukanovic di riciclaggio internazionale ai massimi livelli?

«Terna, come tutti, legge e conosce ciò che è stato riportato dai servizi di giornali e tv».

 Qual è la Banca di appoggio di Terna in Montenegro poichè la PVRA Banka e la Hypo sono nella disponibilità di Djukanovic, familiari e sodali…

«Terna, come tutti gli operatori economici, sceglie i propri fornitori in base alle migliori condizioni praticate sul mercato. In ogni caso, riferimento di Terna sono diversi istituti di credito del Montenegro che, secondo gli organismi bancari internazionali, sono autorizzati e monitorati per operare sul mercato».

 Terna conosce lo studio dell'Unione Petrolifera secondo cui nel 2025 rispetto al 2009 è prevista una diminuzione della importazione di energia elettrica di circa il 27-30 per cento? Finora i dati -quantomeno al 2012-2013- sono in linea con le previsioni… questo vuol dire che nel 2025 l'Italia avrà una capacità di importazione nettamente superiore alle necessità.

«Vengono prodotti numerosi studi sull’argomento. Altri studi rispetto a quello riferito, affermano  invece che i fabbisogni energetici saranno superiori alle necessità. In ogni caso, Terna e l’Italia sono tenuti a rispettare le indicazioni della Commissione Europea che prevede sostanzialmente due cose:  raggiungere entro il 2020 il target del 10% di energia importata rispetto alla potenza installata nei singoli Paesi Ue (oggi siamo al 7%);  garantire la capacità di scambio e mutuo soccorso tra i Paesi europei attraverso la maggiore sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Relativamente a questo secondo aspetto, va chiarito che un altro importante elemento di valore è rappresentato dal fatto che il cavo consentirà sia di “importare” sia di “esportare” energia, a seconda delle valutazioni effettuate sui costi orari».

 Quale sarà il costo definitivo del cavo dopo le deviazioni imposte dal Governo croato per tutelare la zona di perforazioni petrolifere?

«Il costo è di circa 1,1 miliardo. In ogni caso è in via di definizione una soluzione che preveda una deviazione minima, come minima è l’incidenza sui costi».

 Quale concreta garanzia internazionale il Governo del Montenegro ha offerto per pagare la quota di pertinenza? Questa è ancora ferma alla incongrua cifra di cento milioni di euro?

«La garanzia del buon esito dell’operazione, il collegamento Italia-Montenegro, sta nella reciproca convenienza delle parti a dare esecuzione all’accordo. Lo dimostrano i lavori iniziati per la costruzione della stazione elettrica, gli appalti assegnati, l’imminente avvio della costruzione delle linee in cavo: la parte che spetta realizzare alla società montenegrina CGES deve essere conclusa prima di quella di Terna e questa divisione temporale rappresenta una ulteriore garanzia. Inoltre, come è normale, le due società hanno previsto il controllo reciproco dello stato di avanzamento dei lavori. Terna, inoltre, è coinvolta direttamente nella gestione e nel monitoraggio dell’avanzamento dei lavori con la presenza nel consiglio di amministrazione di CGES e di figure tecniche nella struttura della società».

 Come è noto il Governo del Montenegro soprattutto a causa della costruzione dell'autostrada è fortemente indebitato e la situazione economica è altamente disastrosa stante la drastica diminuzione della produzione industriale non compensata dal turismo e dal settore edilizio per l'abbandono dei capitali russi

«Vale la pena ribadire che i rapporti di Terna sono con la CGES (che è una società concessionaria che opera nello stesso settore di Terna) e non con il governo del Montenegro.

 Il Governo italiano ha comunicato alla Commissione Europea il progetto di finanziare l'importazione di energia dalla Serbia ed ha ottenuto l'approvazione comunitaria per escludere future e non improbabili contestazioni con le conseguenti severe sanzioni economiche…

«La risposta a questa domanda è di competenza del Governo italiano. Per quanto risulta a Terna, secondo le dichiarazione del vice ministro De Vincenti riportata dagli organi di stampa, è in corso una ridefinizione dei termini degli accordi».