FAMIGLIE SPEZZATE

Sulmona, arriva l’associazione per i papà separati: «tuteliamo la parte debole nel divorzio»

Assistenza legale per il «genitore bancomat»

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Sulmona, arriva l’associazione per i papà separati: «tuteliamo la parte debole nel divorzio»




SULMONA. A Sulmona avrà sede regionale “Assitenza Papà Separati Abruzzo”, un ente che tutela la figura genitoriale «più debole» nel corso di una separazione coniugale.
Secondo i dati Istat, su ogni 1.000 matrimoni in Italia, 311 finiscono con una separazione e 174 con un divorzio. Per molti genitori (specialmente uomini) questo significa vivere in povertà e in condizioni di bisogno d'assistenza. Secondo lo studio "Povertà e vulnerabilità dei genitori separati" della Caritas, molti padri dormono in macchina.
Dopo le tante espoliazioni di servizi essenziali che ha subito la cittadina peligna, c’è adesso una novità importante per tutto il panorama regionale. L’equipe di lavoro è composta dall’avvocato Andrea Marino, (che ha contribuito insieme a Marco Colantoni e all’avvocato Francesco Cantelmi alla redazione in Senato del DDL 1.756 “Riforma dell’istituto dell’Affido Condiviso di minori” a firma della deputata dei 5 Stelle Enza Blundo, recentemente depositato) dalla psicologa Rona Musti esperta in problematiche familiari e da un mediatore familiare , coadiuvati da una rete di relazioni con altre associazioni del settore in tutta Italia.
Il presidente Marco Colantoni spiega: «è mia intenzione precisare, a scanso di equivoci, che non siamo un’associazione a tinte maschiliste, assolutamente, il percorso politico e sociale di ognuno di noi ne è testimone, ma da bravi analisti e studiosi del settore, abbiamo fatto delle indagini e ci siamo documentati e il risultato che ne è scaturito è che la società, e la relativa situazione socioeconomica, è profondamente mutata. Nelle separazioni coniugali il papà è davvero l’ elemento piu’ debole, tant’e’ vero che viene etichettato come “genitore bancomat”». 

“Papà Separati Abruzzo”, spiega ancora Colantoni, «è nata per battersi per provare a riequilibrare tutto questo, il papà si trova a lasciare la casa coniugale di cui spesso è proprietario (capita anche che la ex moglie vada a viverci con il nuovo compagno), deve dare mantenimento alla ex moglie e ai figli, deve lottare per continuare a fare il padre questo perché l’affido condiviso è tale solo sulla carta ma qui si aprirebbe uno scenario troppo grande, in piu’ deve anche cercarsi una nuova casa in affitto».
Il presidente fa un conto: «su uno stipendio anche dignitoso di 1.500 euro mensile, si sottraggano tutte queste voci che ho elencato e si capirà il perché sono chiamati “nuovi poveri”. Se non vanno sotto zero, come alcuni casi che stiamo trattando, rimangono in tasca pochi euro. Questo a fronte di un mensile dignitoso, immagini per chi non ha un reddito di quel peso, e risulta essere la maggior parte della categoria, cosa significhi».
Chi è fortunato ad avere ancora i propri genitori in vita, il ritorno a casa è la primissima scelta, nonostante l’umiliazione di un papà di 50 anni nel tornare a vivere dai suoi con il senso di frustrazione e la sensazione di fallimento che ne consegue.
«Le caritas italiane», continua Colantoni, «si stanno mobilitando per accoglierli, molti dormono in auto, ci sono professionisti in giacca e cravatta che pranzano presso le loro mense, e potrebbero avere una vita diversa. Nei piani sociali, tra i papabili assegnatari di edilizia popolare, alcuni comuni come quello di Roma, Milano, Napoli e Bolzano, hanno inserito i padri separati nei progetti di edificazione di vere e proprie “social houses”, se non addirittura hanno previsto la costruzione di vere e proprie “case del papà”, questo per capire meglio che forse, è il caso davvero di mobilitarsi».