LO SCANDALO

Aeroporto di Preturo: «un progetto scellerato a spese della collettività»

Ed ora L’Aquila si ritrova con due aviosuperfici... e quella di Preturo non è la più importante

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Aeroporto di Preturo: «un progetto scellerato a spese della collettività»

La nuova aviosuperficie

L’AQUILA. Qualcuno ha sentito qualche mea culpa per l’enorme figuraccia che ha portato alla chiusura dell’aeroporto de L’Aquila per i voli commerciali? Dopo la notizia di inizio settimana pare che l’ansia sia solo quella di parlare d’altro e di creare di volta in volta nuovi avvincenti argomenti.
Ma la storia dell’aeroporto -che chiamare solo “fantasma” è davvero poco- non finirà qui anche perché ci sono moltissimi aspetti da chiarire sulla montagna di soldi che è stata spesa per cercare di far decollare un solo volo.
Erano soldi che si potevano risparmiare? Era un progetto davvero fattibile o fantasioso in partenza? Quali forze ed interessi hanno per anni voluto spingere questo progetto naufragato miseramente? Sarà difficile avere queste risposte dalla politica e meno che mai da inchieste che non si apriranno e in ogni caso non potranno chiarire fatti ormai datati.  
Una brutta storia che prova come L’Aquila non abbia imparato nulla dalla altra incredibile e più datata vergogna della metropolitana mai costruita…  
Quella dell’aeroporto dei Parchi “Tamburro” è destinata a rimanere dunque una brutta pagina di amministrazione dalle mani bucate del nostro Paese a L’Aquila dove un minimo di lungimiranza non guasterebbe visto lo stato in cui versa la ricostruzione.  

A confermare e rincarare la dose oggi arriva l’Aero Cub L’Aquila che ha avuto in gestione il piccolo scalo per oltre quaranta anni e lo ha utilizzato per i piccoli voli amatoriali ed eventualmente reso fruibile per i voli legati alla protezione civile. Una gestione fatta in totale autonomia finanziaria fino a quando la politica non ha deciso di raccontare la favola dell’aeroporto commerciale.

6 APRILE 2009: «AEROPORTO GIA’ IN GRADO DI ESSERE UTILE AI SOCCORSI»
Il presidente del Club, Arcangelo De Giuseppe, oggi ricorda che in occasione del sisma dell’Aprile 2009 «fu possibile operare con i mezzi aerei rendendo le drammatiche operazioni di protezione civile più efficienti. Già all’epoca, infatti, la struttura aeroportuale realizzata durante la quarantennale gestione dell’Aero Club L’Aquila era più che idonea alle operazioni dei mezzi aerei di protezione civile. Precisiamo che nel 2009 la struttura aeroportuale non rientrava neanche tra quelle inserite nel piano d’emergenza del Comune dell’Aquila in caso di calamità naturale».
A questo punto sorge allora una domanda: se lo scalo era già servito per l’emergenza della prima ora il 6 aprile mettendolo a disposizione dei mezzi di soccorso, a che cosa sono serviti i lavori «di adeguamento» costati una cifra vicino ai 10 mln e spesa in totale segreto dalla Protezione Civile di Bertolaso in occasione del repentino spostamento del G8 dalla Maddalena a L’Aquila nel 2009?
Eppure in molti ricordano –e De Giuseppe lo sottolinea- il feroce scontro tra Comune de L’Aquila e l’Aero Club che subito dopo il terremoto ricevette un avviso di “sfratto” dall’amministrazione del sindaco Massimo Cialente . Questo perché per rendere effettivo l’incredibile progetto di “creare un aeroporto commerciale” c’era bisogno di cacciare gli storici gestori per poi avviare una gara di appalto che pure è stata tormentata. 

«L’operazione degna di un blitz antimafia con tanto di celerini in assetto antisommossa», racconta il presidente, «venne conclusa il mattino del 12 dicembre 2009 eppure non ci venne esibita alcuna documentazione che attestasse la legalità dell’atto a seguito del quale fummo estromessi definitivamente dalla sede storica. L’amministrazione comunale», racconta il presidente  De Giuseppe, «ha perseverato nel portare avanti la trasformazione dello scalo nell’intento di renderlo aperto al traffico aereo commerciale nonostante tutte le evidenti criticità orografico e tecniche (da sempre note a tutti gli esperti del settore) dalle quali è naturalmente caratterizzato l’aeroporto di Preturo. Oltretutto Preturo non avrebbe avuto comunque un futuro sostenibile a causa del ristretto bacino di utenza per il quale non riuscirà mai a raggiungere la soglia dei 500 mila passeggeri l'anno, quella minima individuata dall'Enac (Ente Nazionale Aviazione Civile) perché ci sia convenienza a tenere aperto uno scalo commerciale. Tali motivazioni rendono palese l’irrealizzabilità del progetto e da sempre sosteniamo che l’obiettivo del “commerciale” era e resta un progetto scellerato ed utopico che come unico risultato avrebbe portato inevitabilmente ad un enorme ed inutile dispendio di denaro pubblico».

LA LUNGIMIRANZA DEI POLITICI AQUILANI HA COLPITO ANCORA
Ecco dunque il punto: se è chiaro che a Preturo ci sono le montagne che sono “nemiche” dei grandi aerei passeggeri e commerciali, se è chiaro a tutti che Preturo non può avere un bacino d’utenza di 500mila passeggeri (e non ne ha avuto nemmeno uno) che tipo di politici sono quelli che hanno sostenuto la favola dell’aeroporto?
L’Enac con il provvedimento del 13 aprile 2015 ha deciso di chiudere lo scalo ai voli commerciali per inottemperanza delle prescrizioni già imposte mesi prima e perché  «è stata accertata la carenza di interesse pubblico sotto il profilo trasportistico nazionale e internazionale».
Il presidente De Giuseppe poi si toglie più di un sassolino che si è tenuto nella scarpa per almeno sei anni.
«A causa dell’estromissione da Preturo», ricorda, «dopo un periodo di delocalizzazione logistica ed operativa dei nostri velivoli, abbiamo realizzato un nuovo aeroporto ad est della città dell’Aquila tra i comuni di Poggio Picenze e Fossa denominato “Aviosuperficie L’Aquila”. La struttura, operativa dall’estate del 2012, è stata realizzata con fondi privati dei soci del sodalizio senza usufruire di un solo euro di fondi pubblici. L’aviosuperficie è oltretutto stata realizzata in base ad una legge regionale che ci obbliga ad ospitare tutti i traffici di protezione civile nel caso di emergenza o di necessità. Da Ottobre 2013, l’aviosuperficie è stata certificata da ENAC per l’uso aerodidattico da parte della scuola di volo e ad oggi sul nostro scalo vengono svolte le attività di volo sociale e scuola del nostro sodalizio ripristinando l’esatta situazione esistente prima del 2009 a Preturo».

DUE PISTE DI ATTERRAGGIO UGUALI UGUALI?
«Tutto ciò, ribadiamo,», aggiunge De Giuseppe, «è avvenuto totalmente a costo zero per la collettività non avendo usufruito in nessun modo di fondi pubblici così come non gravò nulla sulla cittadinanza aquilana la gestione dell’aeroporto di Preturo quando lo scalo era gestito dall’Aero Club L’Aquila. Oltretutto sia nel 2014 che nel 2015, il corpo nazionale soccorso alpino e speleologico d’Abruzzo ha effettuato presso il nostro nuovo scalo a Poggio Picenze il rinnovo delle abilitazioni annuali del personale volontario per operazioni di soccorso con l’elicottero in dotazione al servizio 118 in maniera del tutto gratuita per gli operatori e per la collettività. Alla luce di tutto ciò, considerando che l’aeroporto di Preturo torna ad essere a tutti gli effetti l’aeroporto preesistente con la limitazione di essere aperto ai soli velivoli di base e non al traffico nazionale di aviazione generale evidenziamo che a L’Aquila avremo ben due aeroporti aperti alla protezione civile…»

C’è un però... mentre la nuova pista è stata pagata con soldi interamente privati lo stesso non si può dire di Preturo che ancora oggi nessuno sa con precisione quanto sia costato alla collettività.
«Fino a qualche tempo fa era l’Aero Club L’Aquila ad essere etichettato ostativo allo sviluppo della città considerata l’obiettività critica della nostra associazione riguardo il progetto di sviluppo commerciale dello scalo aquilano. Preturo, a seguito dell’esoso investimento dei contribuenti grazie al beneplacito dell’amministrazione comunale, torna ad essere un aeroporto più limitato rispetto a prima in quanto aperto al solo traffico privato di base cosa ampiamente garantita dalla nostra nuova aviosuperficie la quale era e resta una realtà aperta a tutto il traffico, compreso quello della protezione civile».