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Punti nascita: Regione passa la palla ai tecnici: «riesamineranno le chiusure»

Spunta documento del 2012 in cui Sulmona veniva salvato

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Punti nascita: Regione passa la palla ai tecnici: «riesamineranno le chiusure»





L'AQUILA. La maggioranza di centrosinistra riesamina la questione della chiusura dei quattro punti nascita, come chiesto nella risoluzione urgente della stessa maggioranza approvata nell'infuocata seduta del consiglio regionale di giovedì scorso.
L'assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci ha chiesto la convocazione, fissata per la martedì prossimo, del Comitato percorso nascita regionale e chiesto un parere all'Agenas (Agenzia nazionale della Sanità) sul decreto del commissario ad acta, Luciano D'Alfonso, con il quale è stata stabilita la chiusura dei punti nascita di Sulmona (L'Aquila), Ortona (Chieti), Penne (Pescara) e Atri (Teramo).
Dunque le proteste e le contestazioni sembrano aver prodotto ad oggi almeno qualche risultato.
Ma il percorso dei tagli non viene interrotto con i piani dei quattro direttori generali delle Asl abruzzesi approvati dal tavolo nazionale sul piano di rientro di mercoledì scorso a Roma, che restano operativi.
«La volontà del Consiglio regionale che a maggioranza ha chiesto un riesame sulla chiusura dei quattro punti nascita, sarà dunque rispettato - spiega l'assessore regionale Silvio Paolucci -. Oltre al parere tecnico sul decreto chiesto all'Agenas, abbiamo convocato per martedì il Comitato percorso nascita regionale, composto dagli stessi medici e pediatri che hanno messo la firma sulla relazione tecnica che ha individuato i punti nascita da riorganizzare».
Paolucci sottolinea di aspettare che l'Agenas dica qualcosa: «ho chiesto un parere tecnico sul decreto commissariale 10 del 2015, allegando alla richiesta tutta la documentazione in base alla quale sono stati individuati i quattro punti nascita da riorganizzare. Siamo pronti a inviare tutta la documentazione ulteriore che ci sarà eventualmente richiesta».
«I percorsi di riforma - conclude l'assessore regionale - sono sempre difficili, è auspicabile che i toni siano più sereni», riferendosi sia che alle ripetute minacce e aggressioni verbali che ha dovuto subire, costringendolo ad avvalersi della scorta delle forze dell'ordine per rientrare a casa dopo l'infuocato consiglio regionale di ieri quando all'Aquila per tutto il giorno circa 300 persone hanno protestato contro la chiusura della chirurgia dell'ospedale di Atessa (Chieti) bloccando per ore gli ingressi di palazzo dell'Emiciclo

«RISPONDERANNO I TECNICI»
«Sono argomenti di competenza dei tecnici e quindi risponderanno loro», ha ribadito Paolucci anche sul caso specifico del punto nascita di Sulmona che secondo una relazione regionale dell'ottobre del 2012, stilata dalla Commissione tecnica nominata dalla giunta Chiodi, salva solo il capoluogo peligno, in deroga alle direttive del ministero della Salute.
Secondo quanto si è appreso da fonti ufficiose del settore sanità a fare reinserire il centro peligno tra i punti nascita da chiudere sarebbe stato il numero dei parti dello scorso anno - che si è attestato su 226 - dato di cui tener conto ai fini del principio della sicurezza.
Due anni fa, invece, i tecnici motivavano la necessità della salvezza del punto nascita peligno per via delle particolari condizioni orografiche del Centro Abruzzo: i tempi di percorrenza dall'Alto Sangro e dalla Valle Peligna per raggiungere gli ospedali di Avezzano e L'Aquila, superano abbondantemente le distanze stabilite dal Piano di emergenza sanitario nazionale.
A illustrare il documento di due anni fa nel corso di una conferenza stampa, sono stati i componenti del comitato civico 'Pro punto nascita', che da 19 giorni occupano simbolicamente l'aula consiliare del comune di Sulmona, i quali hanno evidenziato l'anomalia tra la prima relazione e la successiva stilata invece nel 2014, dalla nuova commissione, con gli stessi componenti, nominata dalla giunta D'Alfonso, in cui Sulmona viene inspiegabilmente soppressa.
«Le due relazioni sono identiche - rileva il portavoce del comitato, Luigi La Civita - solo che nella seconda Sulmona viene cancellata in maniera grossolana, perché nella tabella riepilogativa che indica la rete dei punti nascita da mantenere, il rigo dove prima compariva Sulmona rimane vuoto. Da rilevare che entrambe le commissioni erano presiedute dal sub commissario Giuseppe Zuccatelli».
I due documenti sono stati trasmessi dallo stesso comitato civico all'Agenzia nazionale della Sanità (Agenas) e al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
«Abbiamo smascherato chi sostiene, come il presidente Luciano D'Alfonso e l'assessore Silvio Paolucci - dice La Civita - che la decisione di sopprimere il punto nascita di Sulmona sia meramente tecnica. Invece, appare chiaro, che è esclusivamente politica. Un presupposto che dà ancora più forza alla nostra battaglia e ci fa affermare che la partita non è ancora chiusa».

E SUI PRONTO SOCCORSO?
Il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, chiede invece di chiarire il futuro del Pronto Soccorso e la paventata chiusura di 8 presidi, già smentita da Paolucci.
«Non ci accontentiamo di garanzie verbali di un'amministrazione regionale che ha gia' ampiamente contraddetto la propria campagna elettorale - sottolinea il capogruppo -. Per mesi D'Alfonso ha rassicurato amministratori e cittadini sul mantenimento di tutti i punti nascita. Dopo pochi mesi ha smentito se stesso, preparandosi a chiudere interi reparti strategici nei nostri nosocomi, e questo nonostante un voto democratico del Consiglio regionale che ha approvato, con il sostegno anche di 4 consiglieri di maggioranza, una risoluzione con la quale abbiamo impegnato il presidente a sospendere il dispositivo normativo della chiusura».
Sospiri ha presentato la richiesta di convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio regionale, subito convocata per martedi' prossimo, 21 aprile, quando il governatore e il suo assessore delegato saranno chiamati a dare risposte chiare: «dovranno dirci 'si'' o 'no', non ci accontenteremo di 'ni', perche' i cittadini hanno il diritto di sapere e non ci bastano piu' le rassicurazioni verbali lette oggi sui giornali. Ora vogliamo atti e documenti inoppugnabili».