SANITA' AGLI SGOCCIOLI

Dopo i punti nascita tocca al pronto soccorso: in Abruzzo ne chiudono 8

Pochi codici rossi. I codici gialli e verdi saranno curati nei poliambulatori

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Dopo i punti nascita tocca al pronto soccorso: in Abruzzo ne chiudono 8




ABRUZZO. Scatta l’allarme per la programmata trasformazione di alcuni Pronto soccorsi in Pta (punti territoriali di assistenza) h12, cioè chiusi di notte, quando l’emergenza sarà assicurata dalle ambulanze del 118.
Si tratta di Atri, Sant’Omero, Atessa e Guardiagrele, Pescina e Tagliacozzo, Penne e Popoli, cioè di due strutture per Asl.
Altre proteste in vista? Non è escluso, dopo la bagarre in Consiglio regionale sui Punti nascita da chiudere e la contestazione (con tentativo di aggressione) a Sulmona per il commissario Luciano D’Alfonso che era andato a spiegare il perché di questa scelta. In realtà, al netto delle normali strumentalizzazioni politiche dell’opposizione, i movimenti popolari si muovono sul filo conduttore della difesa ad oltranza dai tagli presenti o futuri negli ospedali e vengono alimentati dalla paura per le novità che non sembrano rassicuranti.
Prima di scendere in piazza, toccherebbe alla politica spiegare in quale direzione si muove la sanità abruzzese e lavorare per attrezzare il territorio con servizi sostitutivi. E solo dopo intervenire, chiudendo, riorganizzando, ristrutturando.
Purtroppo si è in  presenza di amministratori il cui comune denominatore è l’insufficiente conoscenza dei documenti ufficiali sull’assistenza sanitaria ed ospedaliera in particolare. Ricovero appropriato o inappropriato, chiusura dei Punti nascita con pochi nati e dei pronto soccorso con pochi codici rossi, riduzione dei reparti di chirurgia ecc. sono concetti astratti difficili da elaborare da chi nemmeno si accorge che c’è anche un pò di “razzismo” negli allarmi tardivi per questi nuovi tagli. Quando è stato chiuso il pronto soccorso di Tagliacozzo, Pescina, Casoli, Gissi e Guardiagrele il centrodestra - che oggi protesta - all’epoca non si è certo distinto nella loro difesa, tanto che sono stati costretti ad intraprendere autonome battaglie legali (spesso vittoriose) contro il commissario Gianni Chiodi. Eppure quegli abruzzesi avevano gli stessi diritti di quelli per i quali oggi ci si mobilita. A Casoli allora si presentò a spiegare i tagli l’assessore Lanfranco Venturoni, (Forza Italia), ospite di un convegno della Cisl (insieme a Camillo D’Alessandro, allora oppositore). E promise – senza aggressioni, come è avvenuto a Sulmona per D’Alfonso - che dopo la chiusura di quel pronto soccorso ci sarebbe stato un miglioramento dell’assistenza territoriale, che nella zona dell’Aventino stanno ancora aspettando.

LE SCELTE SUI PUNTI NASCITA E SUL PRONTO SOCCORSO GIÀ NOTE DA TEMPO
I documenti ufficiali, a partire almeno dal ministro Ferruccio Fazio, accolto da Chiodi con grande simpatia in Abruzzo, e dai suoi successori Renato Balduzzi e Beatrice Lorenzin, hanno decretato cosa sono gli ospedali oggi, cosa si richiede ai Punti nascita ed ai pronto soccorso, quali sono i volumi minimi di attività in ospedale per assicurare la sicurezza dell’assistenza (specie chirurgica), se e quando va attivato un reparto in corrispondenza di un determinato bacino di utenza.
 E’ chiaro che le piccole Regioni come l’Abruzzo fanno fatica a rispettare gli standard nazionali e a non essere travolti da quelle griglie numeriche, vista la scarsità dei residenti. Ma sono previste particolari deroghe (come nelle Regioni alpine) dovute alla viabilità di montagna, come avvenuto proprio nella vicenda dei Punti nascita. Il primo Comitato tecnico insediato da Chiodi salvò solo 8 Punti nascita, poi diventati 9 quando il suo vice Giuseppe Zuccatelli aggiunse Sulmona proprio valutando la natura di quel territorio.
Stesso discorso tra numeri e particolarità del territorio per il pronto soccorso da chiudere. Questo dipende esclusivamente dal profondo cambiamento della nozione di ospedale, che ora è un concentrato di tecnologia impossibile da allocare in un piccolo ospedale, e dalla funzione del Pronto soccorso, che serve non per i cerottini, ma per gli interventi di urgenza in codice rosso (o giallo). Insomma il concetto di assistenza sanitaria è così cambiato che – se in Abruzzo fossero ricoverati solo i pazienti acuti e funzionassero solo i pronto soccorso per i codici rossi – forse sarebbero sufficienti i quattro attuali ospedali provinciali. C’è infatti un aspetto di comune percezione che dimostra come l’ospedale oggi non sia il regno dell’appropriatezza e dei ricoveri acuti e che quindi va cambiato: basta scontrarsi con la difficoltà di parcheggiare, per capire come in effetti l’ospedale dappertutto sia ormai solo un grande poliambulatorio, che funziona soprattutto la mattina, visto che di pomeriggio e di sera i parcheggi si trovano anche nell’orario delle visite. E lo stesso vale per il pronto soccorso, sempre affollato di mattina e molto meno di sera o di notte e soprattutto frequentato da pazienti in codice verde o bianco, che non soffrono di disturbi urgenti.

Un Report dell’Agenzia sanitaria fotografa il lavoro dei vari Pronto soccorso
Lo chiarisce in modo puntuale una pubblicazione dell’Agenzia sanitaria abruzzese che illustra l’attività dei PS di tutti gli ospedali con grafici e tabelle.
Qui si legge che nel 2011 i codici rossi registrati in tutti i Pronto soccorsi sono stati in media dell’1,2%, i codici gialli il 29%, quelli verdi il 47,7% ed i codici bianchi il 12,1%. La domanda è: si può tenere aperta una struttura che in un anno ha curato 3-4 codici rossi, oppure 8-9 o 21 casi urgenti in tutto? (Tabella 3, pag. 10 del Report dell’Asr).
Oppure il pronto soccorso è solo un Poliambulatorio aperto h 24? E  quando l’emergenza è vera, è meglio trasferire il malato in codice rosso dove può essere opportunamente assistito o fargli perdere tempo in un PS meno attrezzato? La risposta è semplice ed è identica a quella che scatta quando si chiama l’elisoccorso per soccorrere un ferito grave per trasportarlo negli ospedali maggiori. Allora il problema che si pone per commissario ed assessore, prima di annunciare chiusure, è di attivare sul territorio una rete efficiente dell’emergenza urgenza e le reti tempo-dipendenti (infarto, ictus, politraumi, ustioni). Dire “chiudiamo quel Pronto soccorso o quel Punto nascita”, senza dare ai cittadini la sicurezza di essere comunque assistiti, è un assist a chi non vuole modernizzare la sanità e tende a sfruttare la paura solo a fini elettorali.
Dov’è la discontinuità di D’Alfonso che sembra percorrere la stessa strada di Chiodi, che ha tagliato posti letto e reparti senza prima trovare il consenso e capovolgendo l’ordine degli interventi?
La campagna elettorale è finita e questo è il modo di amministrare la sanità anche del governo D’Alfonso?

Sebastiano Calella


ABRUZZO. Report_PS_11.pdf