A MARE


Balneabilità, Confesercenti: «no a messaggi allarmanti». Ecco i 25 punti ‘critici’ della costa

«In Abruzzo i prelievi alla foce dei fiumi, in altre regioni no». Forum: «criteri omogenei»

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Balneabilità, Confesercenti: «no a messaggi allarmanti». Ecco i 25 punti ‘critici’ della costa

ABRUZZO. «La pulizia delle acque e lo stato di salute dei fiumi devono essere prioritari: da tempo sollecitiamo ad ogni tavolo un’azione forte da parte della Regione e degli enti locali».
Lo affermano Giuseppe Susi, presidente regionale della Fiba-Confesercenti, ed il direttore Enzo Giammarino, in riferimento ai dati diffusi dal Forum dell’acqua sullo stato di salute del mare abruzzese.
Una salute piuttosto precaria che tende a peggiorare di anno in anno.
Su 119 aree di balneazioni analizzate (dati usati dalla Regione Abruzzo agli inizi di marzo 2015 per la classificazione di quest'anno basata sui dati del quadriennio 2011-2014), in 25 la qualità delle acque è stata ritenuta ‘scarsa’, in 19 sufficiente, in altre 51 eccellente e in 28 buona. Le zone critiche, ovvero quelle che hanno guadagnato il distintivo di scarsità ci sono il tratto Villa Rosa a Martinsicuro, la zona a 200 metri a nord della foce del fiume Vibrata, sempre a Martinsicuro, la zona a 200 metri a sud della foce del fiume Vibrata ad Alba Adriatica. Scarsa qualità delle acque è stata rilevata anche a 350 metri a sud della foce del fiume Salinello a Giulianova, a 300 metri a sud della foce del fiume Tordino a Roseto, a 400 metri a sud della foce del fiume Vomano a Pineto e in corrispondenza del km 424,100 della statale 16 a Pineto.
E poi ancora prova non superata a 50 metri a sud della foce del torrente Piomba a Città Sant’Angelo e a 300 metri a nord della foce del fiume saline, sempre nello stesso comune.
A Pescara tre le zone con bollino rosso: la zona antistante via Mazzini, quella antistante via Balilla e quella a 300 metri a nord del molo del fiume Pescara. A Francavilla, invece, solo una la zona ‘rossa’ ovvero quella antistante Fosso San Lorenzo. Diversa la situazione ad Ortona dove sono addirittura 5 i punti di prelievo che non superano l’esame: la zona a 350 metri a nord e quella a 350 metri a sud della foce del fiume Foro, la zona a 200 metri a nord della stazione di Tollo, quella a 400 metri a nord e 200 metri a sud della foce del fiume Aielli e quella a 50 metri a nord da fosso Cintioni.
Per Vasto due zone critiche: quella ad 800 metri a sud del fosso lebba e quella antistante la foce di fosso Marino.

«SERVE OPERAZIONE CHIAREZZA»
Confesercenti chiede un’operazione di chiarezza, perché risultati dell’Abruzzo «sono la conseguenza anche di un sistema di rilevamento che non è standardizzato fra le Regioni e che rischia di lanciare messaggi sbagliati».
«Basta fare una semplice ricerca sul web – sottolineano Susi e Giammarino – per verificare che in Abruzzo i punti di prelievo sono stati fissati a ridosso delle foci, mentre in altre regioni i prelievi vengono effettuati a debita distanza dai fiumi. In questa differenza strutturale c’è una prima, sostanziale risposta all’eccessivo contrasto dei dati fra l’Abruzzo e le altre regioni. Anche all’interno del sistema di rilevamento abruzzese ci sono distonie che penalizzano interi territori, in quanto la distanza dei punti di prelievo dalle foci dei fiumi è diversa fra Comuni ed all’interno dello stesso Comune. Questa considerazione – precisano Susi e Giammarino – nulla toglie all’indispensabile azione di risanamento dei fiumi: la Confesercenti sosterrà, come ha sempre fatto, le battaglie per la tutela dell’ambiente. Restiamo tuttavia un po’ stupiti dal clamore suscitato dai medesimi dati comunicati con clamore nel 2014. Facciano ugualmente nostra, comunque, la richiesta di un intervento rapido e decisivo per risanare i fiumi, standardizzarne monitoraggio e prelievi e dare così ad un numero maggiore di turisti la possibilità di scegliere le spiagge abruzzesi».

«CRITERI DI CAMPIONAMENTO OMOGENEI A LIVELLO EUROPEO»
«Nessuna regione può scegliere a piacimento dove collocare il punto di campionamento», replica però il Forum dell’acqua. «Le modalità di classificazione e i criteri alla base dei monitoraggi sono omogenei non solo a livello italiano ma addirittura a livello europeo, visto che derivano dall'applicazione delle Direttiva comunitaria 2006/7/CE (in cui, per dire, si precisa anche la profondità dell'acqua nel punto di campionamento)».
«Comprendiamo lo sconforto degli operatori del settore», insiste il Forum, «ma le ipotesi dei complotti e delle regioni “furbe” che piazzano i punti di campionamento nei punti più favorevoli non sta proprio in piedi. Poiché la classificazione della qualità del mare viene effettuata per tutelare la salute delle persone, crediamo sia ormai giunta l'ora di guardare in faccia il problema e risolverlo, con la mobilitazione di tutti, a partire dalla profonda revisione del Piano di Tutela delle Acque».