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Def. Comuni insistono; «basta tagli o non si va avanti»

Il nodo delle risorse delle metropoli e fondo Imu-Tasi. Oggi incontro Anci a Palazzo Chigi

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Def. Comuni insistono; «basta tagli o non si va avanti»



ROMA.  I Comuni dicono basta alla politica dei tagli e si preparano ad affrontare domattina alle 8 il governo. Ma il presidente dell'Anci, Piero Fassino, fa sapere che «al di là dell'enfasi mediatica di chi auspicherebbe 'rivolte' o 'sfide', a cui l'Anci non è davvero interessata, ci muoviamo come sempre per individuare soluzioni ragionevoli e condivise».
 Ciò non toglie però che il faldone che i Sindaci metteranno sul tavolo di Palazzo Chigi sarà corposo e che punteranno il dito sul taglio da un miliardo deciso dalla legge di stabilità per le Città metropolitane e sulla restituzione del fondo compensativo Imu-Tasi da 625 milioni.
I primi cittadini valuteranno poi intorno alle 13 le risposte del governo in una riunione del coordinamento delle Città metropolitane, il cui delegato è il sindaco di Firenze Dario Nardella, da sempre molto vicino politicamente al premier Matteo Renzi. Fassino è tornato a dire che le questioni sul tavolo riguardano la possibilità di poter redigere i bilanci 2015 e, «dal momento che per il governo il regime Imu-Tasi è uguale al 2014 - visto che la Local Tax si applica dal 2016 - deve esserci il fondo perequativo».
 Poi, ha aggiunto, c'è il problema dei tagli alle Città metropolitane (approvati nella Stato-Città del 31 marzo, ndr) e «la questione sollevata dai sindaci di Firenze, Roma e Napoli, secondo cui il taglio per queste città è particolarmente oneroso».
 Il presidente Anci segnala quindi la necessità di premiare i comuni meno spreconi: «fino a oggi non c'è stata alcuna selettività, bisogna discutere dei meccanismi che siano in grado di premiare i virtuosi, mentre veniamo da 5 anni nei quali non c'è stata alcuna forma di premialità ai virtuosi e di penalizzazione dei non virtuosi».
 Parole che si legano bene alla piccola cronistoria fiscale che da qualche giorno il presidente dell'Anci ha ripreso a illustrare, vale a dire il fatto che dal 2010 a oggi i Comuni, tra riduzione dei trasferimenti e patto di stabilità, hanno pagato 17 miliardi. 

Il tutto a fronte di un'incidenza degli enti sul debito pubblico pari al 2,5% e sulla spesa pubblica per il 7,6%. Non solo: intervistato dal Corriere della Sera, Fassino ha sottolineato che le regole di bilancio dei Comuni dal 2011 a oggi sono cambiate 64 volte, una ogni 15 giorni. Ma il malcontento tra i Sindaci c'è tutto, anzi non è mai svanito. Il sindaco M5S di Livorno, Filippo Nogarin, in una lettera inviata a Fassino ha detto che «gli enti locali non possono accettare il benché minimo rischio di dover comprimere l'ormai ridotta gamma dei servizi rivolti ai cittadini».
 Più morbido Nardella, che auspica «una soluzione condivisa, che da un lato consenta al governo di andare avanti sul progetto di risanamento, dall'altro permetta agli enti locali di fare la propria parte senza che vi siano sproporzioni nel carico dei tagli».
 Un altro 'renziano' doc come Matteo Biffoni, sindaco di Prato, ricorda invece che «Matteo è stato sindaco e conosce bene le nostre realtà, sa quindi dove è possibile arrivare e dove non è possibile spingersi».
 Sempre in Toscana, la presidente dell'Anci regionale, Sara Biagiotti, ha affermato che i Comuni «sono disponibili a colpire gli sprechi, ma non a tagliare i servizi per i cittadini: scuola, assistenza agli anziani, trasporto pubblico».
 Preoccupato anche il sindaco metropolitano di Napoli, Luigi de Magistris, che teme un nuovo taglio da 100 milioni per la sua città e afferma, in vista di domani, che «la lotta è dura e non ci fa paura».

 Polemico poi il primo cittadino di Bologna, Virginio Merola, che ha criticato le parole di Nardella, che aveva riferito di non comprendere perché a Bologna si fosse fatto un taglio del 5% e a Firenze del 33.
«I criteri di ripartizione sono stati concordati in Conferenza Stato-Regioni - ha replicato Merola - Nardella è coordinatore per l'Anci delle Città metropolitane», «quindi o lui si è sbagliato oppure - ha concluso - semplicemente non mi rappresenta più e è bene che si dimetta».
 Controreplica di Nardella, che ha premesso di «non avere attaccato nessuno», avendo invece «semplicemente ricordato dei numeri, e i numeri sono numeri».
 Sul botta e risposta Merola-Nardella è intervenuto anche il sindaco di Roma Ignazio Marino, che ha tenuto a dire di non tifare per nessuno. Piuttosto «sto dalla parte del giusto - ha osservato - ovvero quello del rigore contabile che Roma ha già applicato».
 Preoccupazione infine sulla possibile scure del Def la esprime anche il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino: «non vedo margini per tagli, dopo i 5 miliardi già decurtati».