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Sanità Abruzzo, oggi a Roma l’esame al tavolo di monitoraggio

Si chiede l’uscita dal commissariamento, ma senza progetti alternativi

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Sanità Abruzzo, oggi a Roma l’esame al tavolo di monitoraggio

D'Alfonso e Paolucci

ABRUZZO. Gli esami non finiscono mai nemmeno per la sanità abruzzese, oggi chiamata a rendere conto della sua gestione al Tavolo romano di monitoraggio. E dopo aver illustrato i compiti svolti a casa (cioè i decreti attuativi sulle inadempienze avute in eredità, dal licenziamento dei precari ai Punti nascita) ancora una volta il commissario Luciano D’Alfonso e l’assessore Silvio Paolucci chiederanno l’uscita dal commissariamento. Finora la risposta è stata che c’è una “tendenziale” volontà del Governo di far camminare l’Abruzzo sanitario con le sue gambe, ma i tempi non sono ancora maturi. E così l’assedio quotidiano a D’Alfonso e Paolucci (Punti nascita, riconversione dei piccoli ospedali, territorializzazione dell’assistenza) diventa un formidabile assist per non uscire dal commissariamento. 

SI CHIEDE L’USCITA DAL COMMISSARIAMENTO, MA SENZA PROPOSTE ALTERNATIVE
E mentre a Roma si discute con un occhio al futuro, la sanità abruzzese è alle prese con l’attualità: le restrizioni del decreto 5 (licenziamento precari) e quindi le possibili ripercussioni sui servizi, le difficoltà dell’assistenza ospedaliera (chiusura dei Punti nascita e contestuale adeguamento di quelli che rimangono aperti, riconversione dei piccoli ospedali) ed il decreto Lorenzin sui bacini di utenza obbligatori per la sopravvivenza di reparti e strutture ospedaliere. Si tratta di questioni cruciali sulle quali il commissario e l’assessore rischiano l’isolamento perché le loro proposte non sono supportate da un approfondimento documentale da parte della maggioranza e della minoranza, più disponibili a cavalcare la protesta che ad elaborare le proposte. Come dimostra l’ultima vicenda dell’ospedale di Atessa con la chiusura delle chirurgie emigrate a Lanciano su scelta della Asl di Chieti. Decisione contestata a livello locale in modo bipartisan, ma ribadita ieri nel corso dell’ultimo Comitato di direzione della Asl stessa che ha congelato ufficialmente la chiusura, ma che di fatto l’ha già realizzata con il trasferimento degli infermieri negli ospedali di Ortona e Lanciano. Resistono però sulle barricate gli anestesisti locali che sperano di conservare così il loro posto di lavoro. 

LE PROPOSTE DELL’ASSESSORE PER ATESSA ED ORTONA
Il problema però è più generale: ha un futuro l’ospedale di Atessa e quale deve essere? Ortona senza Punto nascita è destinato a morire? Che sarà di Lanciano e Vasto, Atri, Penne, Avezzano e Sulmona? restano così come sono o debbono in qualche modo cambiare per sopravvivere? Finora la protesta è stata un alibi per coprire l’assenza di proposte e sono passate solo per promesse elettorali i progetti dell’assessore che – ad esempio – ad Atessa salvano il personale in servizio ed i servizi ambulatoriali esistenti. Secondo la sua proposta saranno attivi gli ambulatori di Oculistica, Urologia, Ginecologia, l’Uvm di Fisiatria, Geriatria, Neuropsichiatria infantile, l’Adi, l’ambulatorio Alzheimer, oltre l’Uccp con i medici di medicina generale ed i pediatri. Per i posti letto, i 36 esistenti (20 di geriatria e 16 di lungodegenza) diventeranno 40 (di cui 20 come ospedale di comunità e 20 di residenza per anziani). Così diventeranno 20 i 16 posti letto di riabilitazione, sarà raddoppiata la dialisi, la radiologia passa ad H6 ed il laboratorio diventa punto prelievi solo per la mattina. Il pronto soccorso rimane H24 e la chirurgia effettuerà gli interventi ambulatoriali di Lanciano. Per Ortona ‎il progetto prevede di incrementare il settore della procreazione assistita e quello dell’oncologia femminile ad altissima eccellenza, sia ginecologica che senologica. Poco o tanto? Chissà. Ma per il momento si protesta, non ci sono progetti alternativi e si aspetta che Roma decida sul futuro dell’Abruzzo. Come prova di maturità non sembra un granché.
Sebastiano Calella