SANITA'

Ospedale di Atessa, chiude la Chirurgia

La Asl licenzia i precari e mette in crisi anche l’Urologia di Vasto

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OSPEDALE DI ATESSA




ATESSA. La Chirurgia dell’ospedale di Atessa chiude dal 7 aprile. La notizia si è diffusa ieri pomeriggio in via ufficiosa (la Asl non lo ha comunicato ufficialmente), ma è stata confermata sia al sindaco di Atessa e dei centri vicini che ai sindacati. In realtà questa chiusura che per il momento sembra legata alle scelte sul personale da licenziare (secondo il decreto commissariale 5 sui precari) ha colto di sorpresa sia gli addetti ai lavori che il mondo politico.
Ed oggi il sindaco di Atessa Nicola Cicchitti ha inviato al Prefetto di Chieti una richiesta urgente di incontro per scongiurare questo chiusura: «In serata cercherò di incontrare anche la Giunta regionale – spiega Cicchitti – e domani ci sarà una manifestazione con un corteo in difesa dell’ospedale. Non capisco questa accelerazione, dopo che a fine febbraio il presidente D’Alfonso, che avevamo incontrato con una delegazione, ci aveva promesso un tavolo di confronto. Evidentemente ci sono dinamiche che non conosciamo. Stamattina ho cercato di mettermi in contatto con Zavattaro, ma non ci sono riuscito. Ho avuto un incontro con il direttore sanitario Pasquale Flacco, ma non mi ha convinto con le sue tesi sui numeri e sui parametri per tenere aperto questo reparto. Non vorrei che contro questa Chirurgia ci fosse anche la guerra di altri reparti analoghi della Asl».
 Anche il consigliere regionale Mario Olivieri grida allo scandalo perché gli impegni del manager Zavattaro erano diversi, mentre l’ex assessore Mauro Febbo e l’onorevole Fabrizio Di Stefano (che in passato erano stati gli sponsor del manager Francesco Zavattaro), parlano di «danno per il territorio» perché «questa Chirurgia nel Piano sanitario   attualmente in vigore ha un ruolo ben specifico. Ricordo oltretutto gli incontri che facemmo ad Atessa per salvaguardare la struttura - dichiara Di Stefano - ricordo le proteste della sinistra, quando le sale operatorie furono chiuse per un mese per consentirne l’ammodernamento; ricordo le promesse fatte da D’Alfonso in campagna elettorale. Ma, del resto, sono le stesse promesse che poi aveva fatto ad Ortona, a Sulmona, a Penne e ad Atri circa il ruolo dei Punti Nascita nei 4 ospedali».  «Ad oggi - aggiunge Mauro Febbo - vediamo nella politica messa in campo dal centrosinistra e nei Decreti sottoscritti dal Presidente Luciano D’Alfonso solo ed esclusivamente tagli e disservizi che portano ahimè alla definitiva chiusura di presidi strategici per il territorio come Atessa e Guardiagrele».

LA ASL DI CHIETI DECIDE SENZA TENER CONTO DEL TERRITORIO
Per chi segue le vicende della Asl di Chieti, non è una sorpresa questa decisione improvvisa e non chiara del Collegio di direzione e del manager, anche se viene fatta filtrare la giustificazione del licenziamento dei precari. Tra l’altro, sembra che anche a Vasto siano stati licenziati due medici di Urologia, mettendo in crisi un reparto che funzionava alla grande. Il fatto è che da sempre la Asl di Chieti gode di un’extra territorialità (anche ai tempi di Chiodi) che fa prendere decisioni autonome anche rispetto alle altre Asl, come ben sanno Di Stefano e Febbo che spesso hanno coccolato il manager e che ora sparano a zero sulla chiusura di Guardiagrele decisa ed attuata sotto il loro governo. Ma il problema non è buttarla in politica, visto che attribuire colpe a questa o quella parte politica non risolve né il problema di Atessa né quelli di Vasto o dei Punti nascita.
I piccoli ospedali sono l’eredità di un periodo in cui l’assistenza sanitaria si attuava presidiando il territorio con queste strutture. Oggi non è più così: l’ospedale è un concentrato di tecnologie che non può sopravvivere né a Guardiagrele, nè ad Atessa, Gissi, Tagliacozzo e Pescina. E forse nemmeno altrove.
Allora chiudiamo tutto? Certamente no: i piccoli ospedali (e le piccole chirurgie come Atessa) debbono restare aperti come presidio del territorio, ma vanno riorganizzati. Per Atessa si era pensato ad una chirurgia di supporto o ad altro, collegando l’ospedale alla riorganizzazione dell’assistenza sul territorio. Ma questo toccherebbe alla Asl che fin dagli atti aziendali degli anni scorsi ha parlato di territorializzazione dell’assistenza, che però non ha realizzato.
Il fatto è anche che la politica dimentica le norme nazionali intanto entrate in vigore e non sa che i nuovi bacini di utenza faranno chiudere molti altri reparti. Per quanto riguarda Atessa infatti, i suoi 1.100 interventi annui non consentono la sopravvivenza del reparto. Che sia giusto o no è un altro discorso, ma questo è il contributo che dovrebbe dare la politica al dibattitto sull’assistenza sanitaria, mentre invece si perde in una sterile contrapposizione, senza proposte alternative.

Sebastiano Calella

Verbale Del Collegio Di Direzione ASL CHIETI