IL DIRITTO DI OFFENDERSI

Sabatini (M5s): «intimidita e minacciata, trascinata in giudizio da Gianni Teodoro»

La politica locale che «si chiude a riccio ed è refrattaria a stimoli di miglioramento»

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Sabatini (M5s): «intimidita e minacciata, trascinata in giudizio da Gianni Teodoro»

PESCARA. Una richiesta di risarcimento del danno di 250mila euro per aver espresso critiche dure in Consiglio comunale sulla nomina dell’assessore Veronica Teodoro. A trascinare in giudizio la consigliera Enrica Sabatini (M5s) è stato Gianni Teodoro, padre di Veronica, ex amministratore cittadino che oggi non siede più in Consiglio comunale.
La notizia è stata al centro di un brutto quarto d’ora di dibattito nell’odierno Consiglio comunale di Pescara regalando non pochi spunti di riflessione su come si comporti la politica nei confronti di critiche, giudizi morali, trasparenza e regole democratiche.
Enrica Sabatini leggendo velocemente un testo scritto -con la voce a tratti poco ferma- ha riferito la vicenda spiegando che Teodoro senior si è sentito esposto «al pubblico ludibrio» chiedendo 250mila euro di risarcimento per le «sofferenze morali ed il grado di sensibilità» del danneggiato.
Al centro della vicenda un vibrante e duro intervento della Sabatini alla vigilia della nomina della “baby assessore” nominata per “intuitu personae” dal primo cittadino Marco Alessandrini che ammise pubblicamente di non conoscerla. Una nomina che suscitò polemiche di vario genere e che Sabatini definì «familismo amorale» e che ha segnato indubbiamente una nuova involuzione nella amministrazione locale di Palazzo di città.
Forte l’intervento di questa mattina di Sabatini che ha stigmatizzato questo modo di reagire e rispondere alla critica politica con le carte bollate ed ha deciso di non parlare della «questione processuale privata ma di interesse pubblico», ha detto, «ma ognuno si sceglie i compagni di viaggio e noi, caro sindaco vorremo che fosse meno timido…» 

«Esiste ancora il diritto di critica politica?», ha chiesto Sabatini che ha contestato «rappresaglie o minacce più o meno velate» che le sarebbero state rivolte fuori e dentro palazzo di città ma che non ha specificato né dettagliato.
«Questa vicenda è indecorosa. Quale domani politico ci aspetta? Si tratta», ha concluso la grillina, «di tentativi di mettermi a tacere e di intimidirmi ma questa vicenda non avrà nessuna conseguenza sulla nostra azione politica. Non ci faremo intimidire».
Ha risposto immediatamente il fratello di Gianni Teodoro, ovvero il consigliere comunale Piernicola Teodoro che ha definito «il nulla che trascolora» le parole di Sabatini e ribadito a sua volta che le parole della consigliera non lo avrebbero intimidito. Teodoro ha poi detto che «rappresaglie e minacce che respingiamo non fanno parte del nostro costume e siamo noi che non ci facciamo intimidire. L’etica morale ce l’abbiamo molto alta e la nostra storia l’ha sempre dimostrato».
Poi in conclusione del suo breve intervento ha chiesto al presidente del Consiglio di avere al più presto la trascrizione del nuovo intervento della grillina lasciando intendere velatamente che potrebbe scattare una nuova denuncia. 

Il sindaco Alessandrini prendendo la parola si è detto sicuro che la Sabatini non si farà intimidire (politicamente) ricordandole però in una lezione giuridica sulla diffamazione che elemento importante della critica è la “continenza” ma che alla fine sarà il tribunale a decidere.
Fine della vicenda? Assolutamente no perché lo strascico giudiziario sarà lungo e lo scontro per nulla democratico andrà avanti ancora per molto anche se la infondatezza della domanda è quasi certa così come la inopportunità della azione in quanto il tutto si è svolto nell’ambito politico tutelato giuridicamente sotto varie aspetti.
I grillini scoprono così sulla loro pelle che potrebbero esistere anche querele intimidatorie come mezzo per “ammorbidire” chi critica e scoprono anche quali effetti collaterali possano esservi quando si è costretti ad avere a che fare con la “politica” abruzzese. I consiglieri del M5s continueranno ad utilizzare politicamente questa vicenda trasformandola nell’ennesima battaglia per i diritti e la democrazia e l’intero consiglio e l’amministrazione non ne usciranno rafforzati agli occhi dei cittadini.
D’altra parte si nota la singolare pretesa della famiglia Teodoro di essere intangibile o non criticabile il che stona con quella tradizione democratica che la stessa dice di vantare.
E la nuova vicenda ha di fatto offuscato quella sottostante (di gran lunga più rilevante) e cioè i criteri e le logiche che abbia utilizzato un sindaco per la scelta di un proprio assessore.