SANITA'

Abruzzo. Scoppia la guerra tra medici ed infermieri

Scattano le proteste dopo la proposta di legge sull’atto medico

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Abruzzo. Scoppia la guerra tra medici ed infermieri

Vittoria D'Incecco





ABRUZZO. E’ quasi rissa tra medici ed infermieri dopo l’iniziativa dell’onorevole Vittoria D’Incecco (Pd) di presentare una proposta di legge sull’atto medico (peraltro firmata da altri parlamentari).
 Secondo questa proposta, spettano solo al medico la prevenzione, la diagnosi e la terapia delle malattie e la titolarità e la responsabilità di tutte le decisioni sulla salute del paziente.
Apriti cielo: un comunicato congiunto dei quattro Collegi Ipasvi abruzzesi, che riuniscono i 10 mila infermieri delle regione, contesta questa «definizione dell’atto medico, che intende restituire al medico il ruolo, ormai obsoleto, di “padre e padrone” della sanità, marginalizzando le altre professioni sanitarie, in particolare quella infermieristica».
 Firmato: Giancarlo Cicolini (Ipasvi Chieti), Santina Calisse (L’Aquila), Gianluca Del Poeta (Pescara) e Cristian Pediconi (Teramo). In realtà anche a livello nazionale e nello stesso Pd ci sono state proteste, come quella dell’ex presidente nazionale Ipasvi ed ora senatore  dem Annalisa Silvestro che a proposito di questa proposta sull’atto medico parla di ritorno al passato, quando gli infermieri si sono liberati del mansionario, mentre oggi la qualità della professione infermieristica è decisamente cambiata.

EVITARE L’ACCERCHIAMENTO?
Da queste premesse sembra difficile comporre il dissidio, come spesso capita quando si parla di princìpi e si hanno le stesse idee. Perché in effetti la sanità vista dalla parte del malato è un fatto unitario, dove le figure che intervengono hanno ruoli e funzioni diversi, ma convergenti verso la guarigione del paziente. E non sembra cambiare molto l’esito finale dell’intervento sanitario se è il frutto di un medico che fa il medico e di un infermiere che fa l’infermiere. E’ la solita storia del geometra che fa concorrenza all’ingegnere? Non sembra. Il fatto è che la professione infermieristica è molto salita nel livello della sua preparazione ed ormai sembra accerchiare l’attività dei medici, che però è di altra natura. E questo sembra voler dire la nuova proposta di legge che così recita: «l’atto medico ricomprende tutte le attività professionali di carattere scientifico, di insegnamento, di formazione, educative, organizzative, cliniche e di tecnologia medica, svolte al fine di promuovere la salute, prevenire le malattie, effettuare diagnosi e prescrivere cure terapeutiche o riabilitative nei confronti di pazienti, individui, gruppi o comunità, nel quadro delle norme etiche e deontologiche».
 Infatti il problema non è quello di definire chi comanda e chi esegue, ma solo di limitare dal punto di vista legale il territorio di competenza.

LA ACCRESCIUTA PROFESSIONALITA’ DEGLI INFERMIERI
Dunque una tempesta in un bicchiere d’acqua? La relazione che accompagna la proposta di legge è frutto di una ricerca storico-giuridica a cura del dottor Antonio Ciofani, consigliere nazionale Anaao-Assomed e Nefrologo del Spirito Santo di Pescara, che ricostruisce  nei secoli l’attività medica (da Ippocrate, Galeno, Avicenna e fino ai nostri giorni) e fa sue le definizioni di atto medico prodotte dalla Federazione italiana delle società medico scientifiche (Fism) e dall’Unione europea dei medici specialisti (Uems). Ma gli infermieri replicano, sostenendo che questa proposta «vuole declassarli e favorire la classe medica a discapito della tutela della salute dei cittadini».
 Le normative recenti sulle competenze specialistiche – continuano i Collegi Ipasvi – «non rappresentano alcun accerchiamento della professione medica, ma solo il punto di partenza per una nuova fase di integrazione fra tutti gli attori della sanità basata sulla cooperazione, che la letteratura scientifica internazionale ha ampiamente dimostrato essere efficace nell’apportare enormi benefici ai cittadini. Gli infermieri hanno mostrato la capacità di modellarsi intorno ai cambiamenti che avvengono nell’intero sistema mettendosi in gioco continuamente, sulla base dei continui mutamenti che riguardano i bisogni della gente e le necessità di funzionamento del sistema. Mentre la norma proposta va nella direzione diametralmente opposta e tende a consolidare un ormai anacronistico ruolo del medico “padre e padrone” della sanità. E’ una norma che va contro la storia, che ormai vede i professionisti sanitari lavorare in équipe multidisciplinari con pari dignità professionale, come da molti anni già avviene in altri Paesi europei e nel mondo».
Sebastiano Calella