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Elettrodotto Villanova, «proprietà private violate dai tecnici Terna»

Scoppia il caso dopo la lettura dei documenti del Ministero

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Elettrodotto Villanova, «proprietà private violate dai tecnici Terna»

Nei campi da espropriare

 
ABRUZZO. Nuovo capitolo nella infinita saga che vede contrapposti i proprietari terrieri sui quali dovrebbe passare l’elettrodotto Villanova- Gissi e la società Terna, responsabile del progetto.
Dopo gli scontri dei mesi scorsi per impedire ai tecnici di entrare sui terreni dei cittadini, il perito Antonio Di Pasquale ha scoperto che in realtà determinati appezzamenti di terra erano già stati oggetto di incursione da parte di Terna. Il tutto sarebbe avvenuto all’insaputa dei proprietari che qualche mese dopo, ignari di tutto, hanno tentato di bloccare l’ingresso della società. In quel caso alcuni di loro rimediarono anche una denuncia e oggi la beffa nello scoprire la violazione delle loro proprietà dove sono stati già fatti prelievi e controlli.
I fatti sono emersi dagli atti ufficiali e pubblici. A fine gennaio scorso, infatti, il Ministero dell’Ambiente e del Territorio ha pubblicato sul proprio sito tutti gli atti consegnati dalla società Terna Rete Italia S.p.A. in ottemperanza alle prescrizioni.
Cosa viene fuori? 

«Che per esempio diversi mesi prima dell'atto d'urgenza notificato da Terna al deputato del Movimento 5 Stelle, Daniele Del Grosso, in cui si riferiva dell'occupazione del suo terreno di Vallereia (era l’11 novembre 2014, ndr http://www.primadanoi.it/video/554557/Elettrodotto-Terna--presidio-deputati-per.html )», spiega Di Pasquale non nascondendo la propria sorpresa, «il fondo del pentastellato, a sua insaputa, senza alcun atto legittimante, era stato già precedentemente violato dalla Società».
Dunque se a metà novembre i tecnici vennero accolti da un cordone umano e cacciati dalla proprietà (al grido di «ve ne dovete andare, alzate il culo e spostatelo dall’altra parte del fiume»), in realtà erano già stati in quel luogo per le analisi del caso. E senza che Del Grosso e la sua famiglia ne fossero a conoscenza.
Era il 4 luglio: la società, come si evince dai documenti ufficiali, ha effettuato dei sondaggi a carotaggio continuo con prelievo di quattro campioni di terreno poi fatti analizzare dal laboratorio d’analisi Asa.

«Stessa sorte è capitata a tanti altri proprietari», continua Di Pasquale, «inclusa la signora Mirella Di Rosa proprietaria di un terreno a Casacanditella sul quale il giorno dell’occupazione intervenne anche il presidente della Regione Luciano D’Alfonso.

«Così come per il deputato Del Grosso», fa notare il perito, «anche la signora Di Rosa il 13 novembre 2014 si era opposta all’immissione in possesso dei suoi terreni a fronte delle illegittimità rilevate nel decreto di occupazione ma la società Terna aveva già invaso i suoi fondi senza alcun atto legittimante, otto mesi prima, in data 25 marzo 2014, addirittura prima della comunicazione da parte del Responsabile Unico del Procedimento di apertura dei cantieri fissata al 5 maggio 2014».
In questo caso sono stati prelavati con carotaggio continuo tre campioni di terreno successivamente fatti analizzare dal laboratorio d’analisi Galenorp di Ortona.
Di Rosa, inoltre, insieme a Di Pasquale e ad altri cittadini vennero denunciati il 13 novembre per essersi opposti all’ingresso dei tecnici. «Speriamo che la magistratura, a fronte di queste ennesime gravissime violazioni dei Diritti e delle Leggi, agisca il più velocemente possibile ed in modo implacabile», chiude Di Pasquale.