CONTIGUITA'

I comitati Via braccio operativo di lobbies affaristiche? Gli ambientalisti chiedono chiarezza

Aumentano i dubbi sulla assoluta imparzialità delle decisioni degli organismi che avviano le grandi opere

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

2755

politici passano i disastri restano

ABRUZZO. I progetti di grande impatto ambientale che le piccole e le grandi imprese presentano al Governo o alle Regioni vengono davvero esaminati con cura e con l’assoluta imparzialità? Qual è il ruolo delle varie lobbies affaristiche e che tipo di pressioni subiscono i componenti dei comitati di valutazione? Ci sono conflitti di interessi che minano l’imparzialità e l’indipendenza di scelte che ricadono pesantemente sull’intero Paese?
Sono domande che gli ambientalisti si pongono da tempo e che ora vengono a galla prepotentemente e richiedono risposte certe e autorevoli, viste le numerose e apocalittiche avvisaglie fornite dalle carte di inchieste sempre più preoccupanti e disarmanti.
Ieri il nuovo spunto di riflessione è stato data da un articolo de Il Fatto Quotidiano che ha messo sotto la lente alcuni componenti della commissione via Nazionale (quella che dà il via libero sull’impatto ambientale).  
L’articolo si basa su alcune interrogazioni parlamentari che hanno sollevato pesantissimi dubbi su alcuni membri della Commissione.
Uno dei membri sarebbe stato definito dalla Prefettura di Reggio Calabria, nella relazione in cui chiedeva lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro nel 2008 per infiltrazioni mafiose, poi ottenuto dal Consiglio dei Ministri, addirittura «fortemente sospettato di essere asservito agli interessi della cosca Piromalli».
 Nella commissione c'è un ingegnere ottantacinquenne (che sarebbe stato iscritto alla P2 secondo l'interrogazione) e figurano diversi membri che avrebbero, sempre secondo i parlamentari del M5S, conflitti di interesse sulle decisioni della Commissione e accuse di corruzione (con Dell'Utri!), anche su progetti collegati agli idrocarburi.
Due membri della Commissione VIA nel 2014 furono sostituiti in quanto arrestati, uno nel primo stralcio dell'inchiesta sulla TAV di Firenze e uno per una bonifica a Milano (questa persona era stato il capo di gabinetto del Ministro Prestigiacomo). 

Il Forum Abruzzese dei Movimenti dell'Acqua, Zona22, Coordinamento No Triv Abruzzo, Nuovo Senso Civico stamane hanno detto: «aspettiamo di conoscere il contenuto integrale delle interrogazioni, su cui ovviamente bisognerà attendere tutte le risposte dagli organi competenti nelle sedi opportune, ma è del tutto evidente che il futuro dell'Abruzzo e dell'Adriatico per i prossimi decenni non possono passare per valutazioni di questa commissione non solo per le vicende sopra riportate ma anche per gli effetti negativi di questo intervento sull'economia e sull'ambiente».
Sul progetto petrolifero Ombrina mare le associazioni e movimenti chiedono ai Ministri di non firmare il Decreto di compatibilità ambientale dopo le gravissime informazioni emerse su alcuni componenti della Commissione tecnica di Valutazione di Impatto Ambientale che ha dato parere favorevole al progetto lo scorso 6 marzo.
La Corte Costituzionale ha chiarito che l'organo politico nell'ambito delle procedure di V.I.A. non deve per forza seguire pedissequamente una valutazione di tipo tecnico proprio perché si tratta di scelte che riguardano la destinazione di interi territori con conseguenze importanti per i cittadini.
«Riteniamo», dicono i comitati, «che Regione ed enti locali, assieme alle organizzazioni che condividono questa lotta, debbano intervenire presso i due ministri evidenziando tutte le criticità sopra riportate, sia per quanto riguarda i dubbi sollevati su alcuni membri della Commissione sia per quanto attiene agli aspetti di contenuto. Alla Regione Abruzzo ribadiamo con forza la richiesta di costituire immediatamente un gruppo di lavoro permanente assieme con i comitati per affrontare per tempo tutte le vicende connesse alla deriva petrolifera che il Governo Renzi vuole imporre al nostro territorio».

COMITATO VIA REGIONALE… TUTTA UN’ALTRA STORIA
Dubbi e richieste più che legittime se si tengono a mente gli intrecci ed il grado di corruzione che pervade il nostro Paese e che sono emersi prepotenti dalle ultime due inchieste devastanti come Mafia Capitale e “Sistema” che ha scardinato il “Sistema Incalza”, il burocrate tecnico del ministero delle infrastrutture e ghostwriter del ministro Lupi e grazie alla contestata corruzione i costi per le grandi opere sarebbe lievitato del 40%.
Prudenza, dunque, farebbe propendere la politica (quella volta davvero all’interesse pubblico), di non precipitare le cose e di svolgere tutte le verifiche del caso prima di dare il via libera ad un progetto come Ombrina mare.
Anche perchè sul caso Ombrina -anche sul versante abruzzese- vi sono pesanti ombre sulle circostanze che hanno determinato l’assenza dell’ente Regione alla riunione del comitato Via nazionale che avrebbe convocato l’ex dirigente arrestato Antonio Sorgi. E nella riunione che doveva decidere il futuro di Ombrina Mare, cioè quell’opera che ha fatto scendere oltre 40mila abruzzesi  per strada, per un “disguido” la Regione Abruzzo era assente…
Sull’argomento la Regione non ha ancora ritenuto di fornire risposte e chiarimenti.
Sta di fatto che il mondo continua a girare e così il 24 marzo 2015 la Regione Abruzzo ha convocato la conferenza dei servizi della contestatissima centrale PowerCrop di Avezzano. In questa sede tutti gli enti saranno chiamati a fornire il loro parere ma l’esito positivo della conferenza, convocata dalla dirigente regionale Iris Flacco, è a detta di molti scontato. La Powercrop è nata a dicembre del 2007 con la sottoscrizione di un Accordo di Joint Venture fra Actelios SpA, società del Gruppo Falck, e SECI Energia Spa (sub holding per il settore energetico del gruppo Industriale Maccaferri di Bologna).
Sarà un caso ma anche questa opera affonda le sue radici in un parere favorevole rilasciato dal comitato Via regionale, presieduto da Antonio Sorgi, nel 2010 salvo poi scoprire dalle carte di una inchiesta (che lo portò agli arresti) che il suo socio in affari aveva ricevuto incarico di progettare il design di una analoga centrale a biomasse della PowerCrop a Ravenna.

Tutta un’altra storia…