SANITA' AGLI SGOCCIOLI

Abruzzo. Precari Asl: in mille a casa dal 1° aprile. Scatta l’emergenza

Lunedì i 4 manager si incontreranno per strategia comune

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Abruzzo. Precari Asl: in mille a casa dal 1° aprile. Scatta l’emergenza


ABRUZZO. Entro fine giugno, a partire dal 1° aprile, le quattro Asl abruzzesi perderanno circa mille precari con conseguente taglio di prestazioni e servizi ed evidenti ripercussione sulla qualità dell'offerta sanitaria.
Il taglio più consistente si vivrà nell’Asl aquilana che dovrà far a meno di oltre 400 lavoratori. A Teramo si parla del taglio di 336 unità, 150 nel Pescarese e 100 nel Chietino.
La scure si abbatterà sugli operatori con contratto a tempo determinato e interinale, i cui contratti non possono essere rinnovati per via del decreto numero 5 dell'11 febbraio 2015 emanato dal commissario per la sanità e presidente della Giunta abruzzese, Luciano D'Alfonso.
Un atto che prevede, per il 2015, il taglio del 50% della spesa dei precari sostenuta dalle Asl nel 2014, imposto dal tavolo con il governo per il piano di rientro del deficit sanitario a cui è sottoposto da anni l'Abruzzo.
Nelle quattro Asl provinciali, già alle prese da anni con carenze di personale, è scattata l'emergenza: lunedì prossimo i quattro direttori generali si riuniranno per cercare una soluzione.
«Ci incontriamo per concordare un atteggiamento univoco - spiega il manager della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila, Giancarlo Silveri - Rischiamo di dover tagliare servizi con drammatici problemi per un provvedimento non scaturito dalla volontà del commissario, ma da una direttiva statale del tavolo tecnico governativo, in pratica è un decreto imposto».

UNICA SOLUZIONE: TAGLIARE
In assenza di norme contrarie, i direttori generali dovranno tagliare, se non vorranno rischiare provvedimenti disciplinari e anche l'accusa di danno erariale. Silveri chiarisce che la spesa per i precari è sostenibile, anche se non ammessa, ma soprattutto che il mancato rinnovo dei contratti non coincide con il piano di assunzioni a tempo indeterminato per ogni Asl (per l'azienda provinciale aquilana, per esempio, 209 addetti), il cui iter per i concorsi è più lungo.
Il decreto prevede l'applicazione dell'articolo 9 del decreto legge 78 del 2010, in cui si stabilisce che bisogna ridurre del 50% rispetto al 2009, la spesa per il personale flessibile. Per la Asl provinciale del capoluogo il taglio è notevole, circa 400 persone tra personale medico, paramedico e amministrativi, per via del fatto che nel 2009, anno del terremoto, tra l'altro l'anno precedente alla riforma che ha unificato le Asl dell'Aquila, Avezzano e Sulmona, c'erano meno precari rispetto ad altre aziende. All'Aquila nel 2009 sono stati spesi 8 milioni per i precari, quindi la spesa ammessa è 4, considerando che nel 2014 la spesa per i precari è stata di 13 milioni, il taglio è di 9, il che equivale a circa 400 persone.
Nella Asl provinciale di Teramo, i tagli saranno 336. A fine mese andranno via 70 persone, tra cui i magazzinieri della farmacia che serve gli ospedali, oltre a 45 infermieri. Seguiranno 20 medici e tutti quelli che distribuiscono i pasti.

«STORTURE E PENALIZZAZIONI»
«Purtroppo il sistema dei tagli lineari - spiega il direttore generale Roberto Fagnano - produce storture e, paradossalmente, penalizza le strutture storicamente virtuose come Teramo. Spero, anzi sono convinto, che il presidente D'Alfonso modificherà questa situazione, ma è necessario fare presto».
Alla Asl provinciale di Pescara, secondo il direttore generale, Claudio D'Amario, non si potranno rinnovare 150 contratti, la metà a tempo determinato, la restante parte interinali.
«Avremo grossi problemi nel barellaggio e trasporto pazienti - spiega - Non sapremo come sostituire medici e infermieri, in particolare in chirurgia ed ematologia, che si assentano anche per lunghi periodi per malattia e gravidanza».
Il direttore generale della Asl provinciale di Chieti, Francesco Zavattaro, riferisce di dover fare a meno di 100 persone, 50 con contratto a tempo determinato, il resto interinale.
«È una situazione gravissima, perché quel decreto ci impedisce di coprire le assenze per aspettativa, sia coprire quei posti di lavoro che è ovvio e opportuno coprire con personale a tempo determinato, per esempio nei picchi stagionali. In chirurgia vascolare c'è un chirurgo di sala operatoria che è assente per gravi motivi di salute, e che non saremo in grado di sostituire, sono a rischio operazioni salva vita», denuncia Zavattaro. «Andranno via molti infermieri, e non possiamo rinnovare il contratto, e sarà un enorme problema. Avevamo 5.300 dipendenti, oggi siamo a 4.800. Abbiamo forse già raschiato il fondo del barile - continua - Poi questo decreto è improvviso, non ci dà nemmeno il tempo di adeguare, ristrutturare, andranno via i primi che scadono, anche se sono fondamentali».

SINDACATI: «TAGLI PARADOSSALI»
Alla base del problema c’è la mancanza di risorse economiche che, come per molti altri settori pubblici, non risparmia il sistema sanitario nazionale e la sua gestione. E’ noto che circa il 75% della spesa regionale è costituita da quella sanitaria, un livello enorme che le Regioni fanno fatica a sostenere.
«Le conseguenze saranno davvero gravide di ogni sorta di negatività, per l'intero sistema sanitario regionale con il fondato rischio di non poter assicurare al meglio i già ridotti livelli minimi essenziali», denunciano Carmine Ranieri (Cisl Fp), Vincenzo Traniello (Uil Fpl) e Giuseppe De Angelis.
«Appare singolare come, le iniziative di cui si parla, peraltro unilateralmente assunte, anziché porsi a risoluzione delle tante criticità caratterizzanti la sanità abruzzese, andranno di fatto a determinare ulteriori difficoltà all'intero apparato con riverberi punitivi sui servizi sanitari da fornire alle popolazioni assistite», denunciano le sigle sindacali.
«Appare, inoltre, paradossale che, attraverso interpretazioni di carattere letterale e restrittivo delle norme di riferimento, di mera matrice ragioneristica, si possa concepire un taglio occupazionale così pernicioso; senza contare, poi, le logiche assunte a sostegno che vedono, da un lato la messa in disponibilità delle risorse finanziarie necessarie per le assunzioni a tempo indeterminato, mentre, dall’altro versante e contestualmente, vengono limitate le risorse da destinarsi al personale a tempo determinato».

I sindacati chiedono un incontro urgente con la Regione. Nei giorni scorsi, intanto, anche il sindacato dei Vigili del Fuoco, Conapo, aveva lanciato un appello alla Asl di L’Aquila suggerendo, nell’ottica del contenimento dei costi a vantaggio dei dipendenti che oggi rischiano il posto, di rivedere il servizio di elisoccorso e assegnarlo ai Vigili del Fuoco stessi: «sarebbe certamente più conveniente per la Regione dal punto di vista economico ed ulteriormente vantaggioso per la collettività in riferimento alle potenzialità operative rispetto a quanto accade oggi, con il servizio affidato al privato».
«L'Abruzzo non ha bisogno di mega ospedali, della cui inaugurazione avranno memoria forse i nostri nipoti, così come non necessità di Aziende Universitarie, riconosciute fallimentari da un punto di vista dei costi e chiuse in molte regioni d'Italia», commenta invece il consiglio regionale Anaao. «Piuttosto, considerando che la qualità delle prestazioni sanitarie fornite, come confermato recentemente dal rapporto Ocse, è di ottimo livello, occorrono  progetti organizzativi condivisi con i Dirigenti e gli altri operatori sanitari per recuperare il tempo perduto ed evitare il rischio della disgregazione del Sistema Sanitario Pubblico».