ASPETTANDO LA SENTENZA BIS

D’Alfonso verso l’assoluzione in Appello? Il Processo Housework alla verifica di secondo grado

Scartata parte della memoria del pm Varone. Sentenza attesa il 30 marzo

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D'Alfonso e l'avvocato Milia

D'Alfonso e l'avvocato Milia



PESCARA. E' probabilmente il giorno del giudizio di secondo grado per il processo Housework che il 15 dicembre 2008 portò all’arresto del sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso.
E’ probabilmente anche il giorno della seconda assoluzione da incassare da parte dell’ex sindaco di Pescara, nel frattempo diventato presidente della Regione con una vittoria netta e annunciata con mesi di anticipo.
L’altra data da ricordare è l’11 febbraio 2013: il giorno della prima assoluzione scritta dal collegio giudicante del tribunale di Pescara e dal presidente Antonella Di Carlo. Una assoluzione clamorosa e del tutto inaspettata per la portata netta del giudizio che di fatto ha assolto tutti gli imputati da tutti gli oltre 40 capi di imputazione, più che una sconfitta per la procura di Pescara che da anni teneva in scacco il presunto “sistema” di affari e corruzione condiversi filoni di inchiesta.
«Niente prove e salti logici ingiustificati» nella tesi accusatoria –secondo i giudici di prime cure- per provare accuse che non erano affatto provate.
Uno degli errori più gravi secondo quanto è emerso dalle motivazioni è stato il voler indurre logicamente la colpevolezza degli imputati accusati di associazione a delinquere mentre a loro carico spesso non c’erano né atti né contatti che provassero appunto un legame così forte. In particolare mancando quasi del tutto le intercettazioni telefoniche i giudici sono riusciti a smontare facilmente l’accusa più grave. Altro errore emerso è stato di impostazione dell’accusa basata essenzialmente sulle carte che i giudici hanno sentenziato essere tutte formalmente a posto.   

IL RICORSO
Il ricorso che sarà discusso oggi in Appello però riguarda la posizione di D'Alfonso e di altre 17 persone.
Si tratta di Guido Dezio, Massimo De Cesaris, Angelo De Cesaris, Pierpaolo Pescara, Fabrizio Paolini, Rosario Cardinale, Giacomo Costantini, Nicola Di Mascio, Pietro Colanzi, Alberto La Rocca, Carlo Toto, Alfonso Toto, Giampiero Leombroni, Marco Mariani, Francesco Ferragina, Antonio Dandolo, Vincenzo Cirone. L'appello, inoltre, non riguarda tutti i capi di imputazione.
«L’assoluzione dalle accuse di corruzione su questa vicenda», scrive Varone nel suo appello, «è tra le meno comprensibili. Con sbrigatività pungente, che vorrebbe dar segno di evidenza (ma, di fatto, con una reale incapacità di cogliere elementi di prova decisivi), si fa passare per valutazione critica l’apodittica esposizione di convincimenti dichiarati, ma non spiegati; ovvero frettolosamente motivati, con affermazioni smentite dai fatti; ovvero illogici».
Secondo il pm, inoltre, sarebbero stati tralasciati o interpretati male dei documenti sequestrati e regolarmente acquisiti in dibattimento.

I PUNTI DI FORZA DELL’APPELLO
Tra le zone in cui potrebbe insinuarsi una condanna in appello c’è la parte delle spese che riguardano l’ex primo cittadino, la sua disponibilità di soldi che la procura presumeva ignota e che invece l’attuale governatore ha spiegato come prestiti ed emolumenti versati da partenti, genitori e dalla zia.
Fondamentale è stata la ricostruzione di D’Alfonso che è riuscito a dare una spiegazione alternativa a quel fiume di denaro ignoto e che è stato frutto di generosità dei parenti che sono arrivati persino a pagare bollette di luce e gas mentre per molti anni –scrisse la procura- né D’Alfonso né la moglie utilizzava carte di credito, bancomat o prelievi per le spese di sostentamento della sua famiglia nonostante costanti redditi da lavoro.
La verità di D’Alfonso è stata ben diversa e fece scalpore, specie la parte che riguardava la pensione della zia ma in mancanza di prove contrarie i giudici hanno dovuto credergli.
C’è poi tutta la vicenda che riguarda l’acquisto della casa di Manoppello a prezzo agevolato dalla ditta che poi lavorerà assiduamente con il Comune di Pescara, la Eredi Cardinali.
Nel ricorso del pm Gennaro Varone ci sono poi “prove secche” semplicemente «dimenticate» dai giudici e non considerate né motivate che di per sé dovrebbero costituire in astratto una prova certa.
Tra questi c’è la fattura del biglietto aereo che il Comune di Pescara pagò al figlio dell’ex sindaco per partecipare nel 2005 al famoso incontro di Almeria in Spagna per la proclamazione dei Giochi del Mediterraneo 2009.
Un altro documento «dimenticato» è quello dell’area di risulta che per Varone è fondamentale anche perché di mezzo c’è la ditta Toto spa legata da profonda amicizia a D’Alfonso al quale ha regalato decine di viaggi in giro per il mondo e che i giudici hanno considerato «semplice amicizia», in mancanza di «atti contrari» o «illegittimi».
Ma tra gli atti della gara che venne vinta da Toto per l’area di risulta -e che poi lasciò come chiese di fare D’Alfonso- ci sarebbero dei documenti con date certe che dovrebbero far raccontare una storia diversa da quella riportata in sentenza di primo grado, secondo quanto scritto nel ricorso della procura.   

IL COMUNE DI PESCARA SI E’ COSTITUITO?  
Tra le parti civili del processo non sono pervenute notizie su un ricorso del Comune di Pescara che pure si era costituito in primo grado (ai tempi del sindaco di centrodestra Albore Mascia) mentre tra gli atti del Comune non si rinviene la nomina dell’avvocato che avrebbe dovuto costituirsi in Appello per richiedere eventualmente i danni in caso di condanna.
Evidentemente vengono ritenute scarse le possibilità di una condanna in Appello per D’Alfonso che oggi sarà in ritiro in un convento del Molise per un raccoglimento spirituale.
Non c’è una grande apprensione sull’esito né una attesa “spasmodica” tanto che l’evento di oggi non è stato citato da alcun esponente del mondo politico nemmeno per ricordare all’attuale governatore che in campagna elettorale con fatica disse «non ho mai detto che in caso di condanna non mi dimetterò». Insomma non sembra che ad ora l’esito di questa sentenza possa provocare una eclissi politica di D’Alfonso e gli altri imputati eccellenti.  
Si vedrà.
a.b.

SENTENZA IL 30 MARZO
Slitterà probabilmente a lunedì 30 marzo la sentenza di Corte d'Appello all'Aquila per il processo 'Housework' che vede come principale imputato il Presidente della Regione Luciano D'Alfonso.
La decisione è stata presa dal presidente della Corte Luigi Catelli in apertura dell'udienza. Nonostante tutte le difese abbiano presentato memorie e abbiano formalizzato di attenersi ad esse, e la Procura guidata da Nicola Picardi abbia confermato di attenersi solo in parte all'impianto dell'appello presentato dal pm pescarese Gennaro Varone, la Corte ha spiegato che impegni odierni dei giudici impediscono di arrivare a sentenza in giornata.

ANCHE IL RICORSO DEL PM VARONE “EMENDATO” DA PARTE DALLA ACCUSA
Conferma della sentenza dell'11 febbraio 2013: non procedere per alcuni reati ormai estinti per il governatore dell'Abruzzo, Luciano D'Alfonso.
E' quanto ha chiesto il procuratore della Corte d'Appello dell'Aquila, Nicola Picardi, al termine della requisitoria al processo in corso in Corte d'Appello all'Aquila. Picardi ha chiesto la condanna solo per tentata concussione del dirigente del comune di Pescara, Guido Dezio, all'epoca braccio destro dell'attuale presidente della regione. La Procura parlando del reato di associazione per delinquere per il quale ha chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati, ha contestato le conclusioni della procura di Pescara parlando di «fatti scollegati tra di loro, non c'era nessun modus operandi deliberato», dando ragione così a gran parte della sentenza emessa nel 2013 dal tribunale di Pescara presieduto dal giudice Antonella Di Carlo.

INTERVENUTA PRESCRIZIONE

Nello specifico, il pg Ettore Picardi ha chiesto la conferma dell'assoluzione emessa in primo grado per l'accusa di associazione per delinquere e, tra le altre cose, relativamente alle vicende riguardanti l'area di risulta e i regali (cene, viaggi, biglietti aerei) della famiglia Toto a D'Alfonso, il servizio di vigilanza del Tribunale di Pescara, il biglietto aereo per Almeria per il figlio dell'ex sindaco, la pubblicita' istituzionale. Gli episodi per cui ha invece chiesto il non doversi procedere in quanto estinti per intervenuta prescrizione sono relativi alla villa di Lettomanoppello dell'ex sindaco, all'appalto per l'affidamento del calore al Tribunale di Pescara e al project financing dei cimiteri cittadini. Per questi episodi in primo grado c'era stata l'assoluzione. La sentenza della Corte d'Appello, presieduta dal giudice Luigi Catelli (giudici a latere Aldo Manfredi e Armanda Servino), e' prevista per il 30 marzo prossimo.