LE CARTE

Tracollo del Mario Negri sud ovvero il lento svuotamento della ricerca

La relazione del commissario punta il dito sui trasferimenti dei progetti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1401

provette laboratorio




CHIETI. Il giudizio «assolutamente negativo» del commissario prefettizio al proseguimento dell’attività del Mario Negri sud scaturisce essenzialmente dalla constatazione che l’Istituto di ricerca di Santa Maria Imbaro era diventato un’automobile senza più benzina e con un debito ormai insostenibile con il distributore di carburante.
Però il lavoro molto accurato del commissario Luciano Fratocchi e dei suoi collaboratori Gianfranco Attili (funzionario della Prefettura di Chieti) e Fausto Zulli (consulente del lavoro) non si limita a mettere in colonna entrate ed uscite e ad evidenziare lo squilibrio crescente dei conti.
E così esce un quadro abbastanza chiaro di tutte le operazioni che hanno progressivamente svuotato il Mario Negri sud, dove interi progetti di ricerca sono emigrati verso altri lidi, portandosi dietro finanziamenti importanti e speranze di sopravvivenza, provocando un appesantimento della gestione ed il default finale.
E qualcuno pian piano ha chiuso i rubinetti dell’acqua.
E forse questo è il motivo che ha fatto scattare l’interesse della Procura di Lanciano sui meccanismi e le responsabilità di questa progressiva sospensione.
 Si legge infatti nella relazione che la continua diminuzione dei ricavi «è stata influenzata da una pluralità di motivazioni, tra cui il “trasferimenti” ad altre sedi di parte del personale addetto ad attività di ricerca e dei relativi finanziamenti che questi gruppi erano in grado di attrarre».
 E questi trasferimenti, durante l’attività di ricognizione del commissario, sono stati motivati da «incompatibilità ambientali con alcune direttive strategiche impartite dai vertici».

 E’ sembrata una motivazione generica, tanto che il commissario ha cercato di approfondire per andare oltre il dato puramente contabile. E così ha scoperto che nelle tre aree tradizionalmente interessate (ricerca epidemiologica, di base e scienze ambientali) si è assistito ad un progressivo inaridimento del “fund raising”, cioè della ricerca di fondi: addirittura alcuni «progetti di ricerca sono stati osteggiati e finanche impediti nella loro realizzazione» il che «ha ridotto la capacità di fatturazione della Fondazione Mario Negri sud, risultato questo imputabile non solo alla crisi economica ed alla riduzione delle commesse pubbliche per la ricerca».
 Così è capitato per le attività di ricerca in campo agroalimentare, nel trasferimento di tre  progetti all’università d’Annunzio ed al tentativo di spostare un altro progetto finanziato dalla Regione ed «avente come capofila Mediapharma srl e come partner l’università dell’Aquila, lo stesso Mario Negri sud ed Abco diagnostic srl».
 Senza dire che anche alcuni artifici contabili, come valutare gli introiti con il criterio “pro-rata temporis”, cioè frazionando il finanziamento secondo i mesi di attività di ricerca previsti, può aver fatto sovrastimare le voci contabili.
La ricerca non funziona sempre a velocità costante, cioè con lo stesso personale e gli stessi impegni. Ma questa contrazione dei ricavi ha prodotto una corrispondente riduzione dei costi, cioè del personale? Non sembra.
Ma questa è un’altra storia che coinvolge sindacati, Regione e Provincia.

Sebastiano Calella